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Fusionalità: esperienza regressiva o esperienza creativa?

L'elaborato si propone di seguire i significati assunti dal termine "fusionalità" nella teoria psicoanalitica classica e nelle sue successive evoluzioni, ripercorrendo quindi il punto di vista delle teorie dello sviluppo in cui essa è considerata caratterizzante del rapporto madre-bambino, il suo ruolo nelle dinamiche di narcisismo, ideale dell’Io e costruzione dei confini dell’Io. Viene inoltre considerato il ruolo delle dinamiche fusionali nella relazione amorosa adulta. Nel complesso si segue una linea che porta dalla visione della fusionalità come momento dello sviluppo da superare con le acquisizioni successive, tracce del quale si possono eventualmente presentare nella vita adulta con valenza regressiva, alle nuove teorie della fusionalità (Bleger, Ogden, Fonda, Tagliacozzo, Bolognini) che vedono questa come "posizione", come modalità di esperienza e di relazione oggettuale sì evolutivamente precedente la schizo-paranoide e la depressiva kleiniana, ma altresì sempre in contemporanea e dialettica presenza con queste ultime, anche nella maturità, come modalità peculiare del rapporto con l'altro e come canale di comunicazione profonda e tipicamente umana. Nella seconda parte dell'elaborato si approfondisce la possibilità "creativa" della fusionalità, specificatamente nei particolari contesti della stanza d'analisi, della sala cinematografica e della "stanza degli amanti", seguendo la traccia dei concetti, trasversali ai tre contesti, di "cornice" e di "illusione".

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VII INTRODUZIONE Il presente lavoro nasce come approfondimento attorno al concetto psicoanalitico di “amore fusionale”. Questo tipo di amore si trova descritto in letteratura, non solo psicoanalitica, come uno stato di perdita dei confini psichici tra sé e l’altro, fino a un sentimento di fusione interindividuale che la seconda topica freudiana riconduce simbolicamente allo stato primigenio dello psichismo: l’unione tra il feto e la madre nella vita intrauterina. Lo stato a cui ci si riferisce è esperienza comune nella vita adulta nelle prime fasi dell’innamoramento, in cui il partner è idealizzato secondo meccanismi psichici descritti già da Freud in Introduzione al narcisismo come in Psicologia delle masse e analisi dell’Io. Rispondendo a Rolland riguardo alla sua lettera sul sentimento religioso, in Il disagio della civiltà Freud collega lo stato d’innamoramento come perdita soggettiva dei confini psichici e sensazione di unione col mondo, a quel “sentimento oceanico” che accomuna fenomeni estatici, religiosi e artistici. Sentimento simile sembra guidare anche i gruppi. Ciò che a livello psichico queste situazioni hanno in comune tra loro, e che le collega allo stato di vita intrauterina, è la regressione a una posizione in cui i confini tra Io e non Io non vengono riconosciuti, e l’Ideale dell’Io risulta tornare a combaciare con l’Io stesso. Nel periodo dell’innamoramento l’amante viene idealizzato, l’Ideale dell’Io del soggetto è proiettato su di esso, e se l’amore è corrisposto il riavvicinamento tra Io e Ideale porta a uno stato di completa beatitudine, alla sensazione di avere (ed essere) tutto ciò che si desidera.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Monica Dalvit Contatta »

Composta da 192 pagine.

 

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