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Il rischio iatrogeno in psicoterapia

Informazioni tesi

  Autore: Veronica Mastrangelo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Libera Univ. degli Studi Maria SS.Assunta-(LUMSA) di Roma
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Psicologia
  Relatore: Fulvio Giardina
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 95

Il termine IATROGENESI (dal greco iatròs, medico e gennan, generare; ciò che è causato dal medico o dalla medicina) significa: che deriva dalla pratica della cura ed indica determinate situazioni in cui si ipotizza che il peggioramento non sia dovuto alla struttura della persona in cura, ma avvenga in seguito alle operazioni del curante. Dal punto di vista psichiatrico è oggetto di studio la nevrosi iatrogena, che si forma intorno ad una sintomatologia apparentemente somatica e viene provocata o rafforzata dal medico incapace di riconoscerne la base emotiva. Illich I., che ha coniato il termine, gli conferisce ‹‹quel senso ampio idoneo a designare gli effetti indesiderati che l’intervento medico provoca sulla salute, non soltanto col suo impatto diretto, ma per le trasformazioni che esso opera a livello sociale e a livello simbolico›› (1975, p.8). Nel linguaggio medico quindi iatrogena è una malattia, una lesione o un danno funzionale attribuibile in via diretta o indiretta ad un dato intervento, compiuto da un sanitario a livello terapeutico, preventivo o diagnostico.
Nel linguaggio psicoterapeutico il rischio iatrogeno definisce in senso più specifico il problema della responsabilità e dell'etica della psicoterapia. Allora, al di là delle possibili cause esterne, viene da chiedersi: quanto può influire lo psicoterapeuta nel creare malessere durante lo stesso processo di cura? Qual'è il potere che esercita per amplificare o indurre patologia? E quanto la patologia che insorge durante la psicoterapia, il peggioramento, costituisce una fase di un processo che può risultare curativo al suo termine? Si tratta sempre e comunque di un accadimento negativo oppure è possibile nel processo terapeutico riinnescare un circolo vizioso?

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  3 INTRODUZIONE ‹‹è dalle nostre teorie più ardite, incluse quelle che sono erronee, che noi impariamo di più. Nessuno può evitare di fare errori, la cosa grande è imparare da essi›› Popper K. Conoscenza oggettiva. Un punto di vista evoluzionistico. 1975 Durante il secondo anno di corso della Laurea Specialistica in Psicologia, tra le diverse discipline previste dal mio percorso formativo, ho inserito, come disciplina a scelta, l’esame di Psicoterapia. Il programma di questo esame prevedeva un approfondimento della psicoterapia (definizione; valutazione della sua efficacia), delle problematiche della formazione e dei diversi modelli psicoterapeutici. È stato proprio nel periodo in cui stavo studiando per sostenere questo esame che è nato in me l’interesse per la iatrogenesi in psicoterapia, tema che è diventato poi l’argomento della mia Tesi. Il termine IATROGENESI (dal greco iatròs, medico e gennan, generare; ciò che è causato dal medico o dalla medicina) significa: che deriva dalla pratica della cura ed indica determinate situazioni in cui si ipotizza che il peggioramento non sia dovuto alla struttura della persona in cura, ma avvenga in seguito alle operazioni del curante. Dal punto di vista psichiatrico è oggetto di studio la nevrosi iatrogena, che si forma intorno ad una sintomatologia apparentemente somatica e viene provocata o rafforzata dal medico incapace di riconoscerne la base emotiva. Illich I., che ha coniato il termine, gli conferisce ‹‹quel senso ampio idoneo a designare gli effetti indesiderati che l’intervento medico provoca sulla salute, non soltanto col suo impatto diretto, ma per le trasformazioni che esso opera a livello sociale e a livello simbolico›› (1975, p.8). Nel linguaggio medico quindi iatrogena è una malattia, una lesione o un danno funzionale attribuibile in via diretta o indiretta ad un dato intervento, compiuto da un sanitario a livello terapeutico, preventivo o diagnostico.

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