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Il percorso letterario di Ōe Kenzaburō tra realtà, storia e ricerca letteraria

Ōe Kenzaburō è unanimemente considerato, in patria e all’estero, uno dei maggiori esponenti dell’universo letterario giapponese dal dopoguerra ad oggi. Profondamente impegnato in problemi di attualità che coinvolgono non solo il suo paese, ma l’intera comunità internazionale, ha dato inizio ad una promettente carriera di scrittore a soli ventidue anni, quando, ancora studente di letteratura francese all’Università di Tōkyō, esordisce con Kimyōna shigoto (“Uno strano lavoro”, 1957), un racconto che desta immediato interesse per contenuti e tematiche, tanto da guadagnarsi il titolo di «opera d’arte contemporanea». Il racconto è immediatamente seguito da Shisha no ogori (“L’orgoglio dei morti”, 1957), pubblicato sulla celebre rivista Bungakukai. Con Shiiku (“L’animale d’allevamento”, 1958), Ōe viene insignito del premio Akutagawa, ancora oggi un importante riconoscimento per giovani scrittori in Giappone, e prosegue la carriera letteraria con numerose pubblicazioni, spaziando dalla narrativa, alla saggistica, al giornalismo e alla critica, con molteplici riferimenti a esperienze personali, nonché a storia, attualità, politica e problemi sociali. Dal primo romanzo, Memushiri kouchi (“Strappare i germogli e abbattere i bambini”, 1958), alla “saga di Hikari”, come vengono definiti i lavori, scritti a partire dal 1964, che hanno a che fare con la nascita del suo primogenito, affetto da una grave malformazione cerebrale, fino alle più pretenziose creazioni della maturità, da Dōjidai gēmu (“Il gioco della contemporaneità”, 1979), a Atarashii hito yo mezameyo (“Svegliatevi, o Giovani della Nuova Era!”, 1983) e Natsukashii toshi e no tegami (“Gli anni della nostalgia”, 1987), la produzione letteraria di Ōe propone una vasta gamma di contenuti che operano un taglio netto con la precedente generazione di scrittori, ancora legati a convenzioni del vecchio Giappone sebbene di fronte ad una più complessa realtà. Il distacco è offerto da situazioni in evidente contrasto con ideali convenzionali di equilibrio e misura, proposte con uno stile e una sintassi innovativi quanto provocatori. Il suo modo di scrivere – in molti parlano addirittura di Ōe-go (lingua alla Ōe) – risulta spesso stridente, difficile, da alcuni ritenuto persino impenetrabile, un “ ‛negarsi’ a una facilità di lettura” che ha contribuito a tenerlo lontano dal grande pubblico.

L’alternativa letteraria che Ōe prospetta, e che è teorizzata dal pensiero filosofico di Jean-Paul Sartre in Qu’est-ce que la littérature?, è porsi come “intellettuale impegnato”, figura che diviene mezzo per capovolgere la nozione del ruolo che la letteratura è tenuta a rivestire nella società odierna, e che corrisponde all’intenzione di “[…] creare un modello di un’età contemporanea che avvolga passato e futuro e il modello umano che vive in quell’età.” Un tale orientamento focalizza l’attenzione sulla letteratura come valore universale, in antitesi con l’“esotismo” puramente giapponese, simbolizzato in epoca moderna, qui da noi in Occidente, dalle opere di Kawabata Yasunari (1899-1972). Il Giappone, in questa nuova prospettiva letteraria, risulta ricollocato in un discorso internazionale, come parte della letteratura mondiale, e l’attenzione si focalizza sul modo in cui la società giapponese si confronta con problemi e contrasti non solo tipicamente giapponesi, quanto piuttosto comuni all’umanità intera. In tal senso sono da considerare i rapporti che Ōe ha intrattenuto e continua a intrattenere con scrittori ed intellettuali di fama internazionale, quali Günter Grass, Nadine Gordimer, Edward Said, Noam Chomsky, Amos Oz, Susan Sontag, nonostante di fatto egli si consideri uno scrittore “periferico” ed estraneo all’internazionalizzazione della letteratura del suo paese, e, pertanto, profondamente impegnato nel rivolgersi ai giapponesi, in particolare a quelli della sua stessa generazione, che hanno avuto le sue stesse esperienze. I lavori di Ōe lo hanno portato, comunque, a un pubblico mondiale e hanno concretizzato la sua speranza di divenire un mediatore tra la generazione di scrittori giapponesi di cui fa parte e la cultura europea postmoderna.

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6 INTRODUZIONE Ōe Kenzaburō è unanimemente considerato, in patria e all’estero, uno dei maggiori esponenti dell’universo letterario giapponese dal dopoguerra ad oggi. Profondamente impegnato in problemi di attualità che coinvolgono non solo il suo paese, ma l’intera comunità internazionale, ha dato inizio ad una promettente carriera di scrittore a soli ventidue anni, quando, ancora studente di letteratura francese all’Università di Tōkyō, esordisce con Kimyōna shigoto (“Uno strano lavoro”, 1957), un racconto che desta immediato interesse per contenuti e tematiche, tanto da guadagnarsi il titolo di «opera d’arte contemporanea». 1 Il racconto è immediatamente seguito da Shisha no ogori (“L’orgoglio dei morti”, 1957), pubblicato sulla celebre rivista 1 Mainichi shinbun, 19 giugno 1957. Cit. in E. Ciccarella, “L’esordio narrativo di Ōe Kenzaburō: Kimyōna shigoto e Shisha no ogori”, Il Giappone, vol. ΧXIV, 1984, p. 131.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Angela Carpentieri Contatta »

Composta da 184 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.