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Il rapporto banca-industria nell'ordinamento creditizio italiano: evoluzione e prospettive

Informazioni tesi

  Autore: Antonella Criscuolo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Bancaria
  Relatore: Francesco Mazzini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

Il lavoro ha per oggetto uno dei temi più ampiamente discussi e analizzati nell'ambito del dibattito che da sempre contraddistingue l'evoluzione della materia bancaria e finanziaria: quello del rapporto banca-industria, vale a dire dei legami partecipativi che devono instaurarsi tra il sistema creditizio e quello industriale al fine di preservare i valori di sana e prudente gestione, indipendenza ed efficiente allocazione delle risorse. L'analisi effettuata prende spunto, in particolare, dall'emanazione di una direttiva comunitaria, la direttiva 2007/44/CE (oltre che dalla osservazione di una serie di interventi sulla materia da parte delle autorità creditizie nazionali), il cui recepimento ha prodotto un impatto particolarmente rilevante nel nostro ordinamento creditizio poichè, a settant'anni di distanza dalla sua introduzione, ha determinato il definitivo superamento del principio di separatezza, tradizionale principio informatore del rapporto banca-industria.

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Introduzione In Italia, la materia bancaria e finanziaria, ed il relativo dibattito, è contraddistinta da temi che assumono la forma di fiumi carsici: sono affiorati, sono scomparsi e poi riapparsi in contesti profondamente mutati, talvolta mantenendo inalterato il proprio vigore. Tra questi temi può farsi rientrare a pieno titolo quello relativo al rapporto banca- industria; in effetti, il problema dei legami che devono instaurarsi tra il sistema creditizio e l’apparato produttivo -al fine di preservare i valori di sana e prudente gestione, indipendenza ed efficiente allocazione delle risorse- è stato oggetto d’analisi e di discussione e si è posto a livello giuridico-istituzionale, sin dagli anni Trenta dello scorso secolo, allorquando la presa di coscienza delle degenerazioni cui avevano condotto gli intrecci partecipativi fra banche e imprese e del ruolo che gli stessi avevano avuto nella gravissima crisi economica di quel periodo, indussero a porre un argine a quegli intrecci e ad improntare il sistema ad una rigida separatezza, sia sul versante “a monte” (relativo, cioè, alle partecipazioni nelle banche), sia sul versante “a valle” (concernente, cioè, le partecipazioni delle banche). La questione dei legami tra banche e industrie e della necessità di una sua ridefinizione è tornata alla ribalta più volte, in alcuni casi come conseguenza delle rilevanti trasformazioni che hanno caratterizzato il contesto istituzionale di riferimento (si pensi al processo di privatizzazione delle banche pubbliche che ha investito il sistema bancario a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta e che ha comportato l’apertura del capitale degli enti creditizi anche ai soci industriali, inducendo il legislatore a prendere atto dei mutamenti in corso e ad introdurre una disciplina che regolamentasse l’accesso al capitale bancario), in altri casi con il verificarsi di gravi scandali finanziari (si pensi agli episodi di default degli anni più recenti che hanno messo in nuova luce la centralità del rapporto banca-industria nella sistematica bancaria, stimolandone una riconsiderazione normativa). In ogni caso, l’opzione del legislatore è stata quella di “confermare” il principio di separatezza che ha continuato a rappresentare uno dei paradigmi fondanti l’ordinamento bancario italiano, sia nel sistema previgente -quello definito dalla legge bancaria del

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Parole chiave

banca-industria
direttiva 2007/44/ce
principio di separatezza

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