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Un caso di ritardo mentale associato a disturbi depressivi

Informazioni tesi

  Autore: Lucia Azzolina
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Specializzazione sul sostegno scuola secondaria superiore
Anno: 2009
Docente/Relatore: Gianluca D'Arcangelo
Istituito da: Università degli Studi di Pisa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 41

Quando si parla di ritardo mentale, il primo problema che possiamo incontrare riguarda la definizione stessa, che ancora oggi è oggetto di discussione.
Per questa motivazione i sistemi classificatori si sono modificati nel tempo, risentendo degli aspetti culturali, sociali e delle scoperte scientifiche.
Durante il Medioevo la persona che presentava un ritardo era completamente rifiutata, considerata come posseduta dal diavolo, o peggio una massa carnis senza anima come la definì Lutero. Nel Settecento veniva considerata come l’idiota del villaggio. Successivamente si parlò di idiozia, demenza, imbe-cillità o debolezza di spirito.
L’espressione “ritardo mentale” ha sostituito tutta quella nomenclatura (oligofrenia, insufficienza mentale, frenastenia, idiozia, deficienza mentale) con cui ci si riferiva ad un difetto dell’intelligenza dipendente da un insufficiente sviluppo o da un rallentamento delle capacità intellettive per cause prenatali (ereditarie, congenite) perinatali e postnatali di diversa natura. In Italia si usava l’espressione “insufficienza mentale”, ma il prevalere della cultura anglosassone ha imposto in tutto il mondo il termine “mental retardation”.

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  3 La scuola dev’essere oggetto di cura  particolarissima da parte dello stato,  perché i suoi effetti si ripercuotono in bene  sulla società intera, si potrebbe anche   dire che in questo senso scuola per   tutti significa scuola a vantaggio di tutti…      1.  Cornice teorica dell’argomento    Quando si parla di  ritardo mentale,  il primo problema che possiamo  in‐ contrare riguarda  la definizione stessa, che ancora oggi è oggetto di discussio‐ ne.   Per questa motivazione i sistemi classificatori si sono modificati nel tem‐ po, risentendo degli aspetti culturali, sociali e delle scoperte scientifiche.  Durante  il Medioevo  la persona  che presentava un  ritardo era  comple‐ tamente rifiutata, considerata come posseduta dal diavolo, o peggio una massa  carnis  senza  anima  come  la  definì  Lutero. Nel  Settecento  veniva  considerata  come  l’idiota del villaggio. Successivamente si parlò di  idiozia, demenza,  imbe‐ cillità o debolezza di spirito.  L’espressione  “ritardo mentale” ha  sostituito  tutta quella nomenclatura  (oligofrenia, insufficienza mentale, frenastenia, idiozia, deficienza mentale) con  cui ci si riferiva ad un difetto dell’intelligenza dipendente da un insufficiente svi‐ luppo o da un rallentamento delle capacità  intellettive per cause prenatali  (e‐ reditarie, congenite) perinatali e postnatali di diversa natura.  In  Italia si usava  l’espressione “insufficienza mentale”, ma  il prevalere della cultura anglosasso‐ ne ha imposto in tutto il mondo il termine “mental retardation”.  Il ritardo mentale è una condizione clinica complessa, caratterizzata dalla  presenza di un deficit cognitivo, che produce un’azione di distorsione comples‐

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Parole chiave

mental retardation
operatorio concreto
operatorio formale
piaget
ritardo mentale
ritardo mentale e depressione

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