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Lo spazio della politica. Alcune riflessioni sul pensiero politico di Norberto Bobbio.

L’oggetto precipuo del presente lavoro è la determinazione del concetto di politica, la delimitazione del suo spazio nell’universo sociale, ed il suo rapporto con il diritto e l’etica, vale a dire tre dei complessivi otto capitoli in cui dovrebbe, secondo il filosofo della politica torinese, definirsi una teoria generale della politica. Gli altri cinque capitoli illustrano il rapporto: tra politica e società (IV); politica ed economia (V); politica ed ideologia (VI); le forme di stato e di governo (VII) e le trasformazioni o mutazioni dei regimi politici (VIII). Per l’intima relazione con l’oggetto della tesi, ho altresì richiamato rapidamente alcune questioni attinenti al rapporto tra politica ed economia e tra politica e società. Lo studio, articolato in cinque capitoli, prende le mosse da una semplice domanda: a che cosa, a quale fenomeno fa riferimento Bobbio quando usa la parola “politica”? Dall’analisi degli scritti del filosofo torinese si evince un duplice uso del termine “politica”: come sostantivo, riferito ad un agire pratico strettamente connesso con la problematica del potere politico; in senso aggettivato, preceduto da locuzioni come filosofia, storia, scienza, quale riflessione teoretica su tutte quelle attività umane che si riferiscono, direttamente o indirettamente, al potere politico (Cap. I). Ho condotto la mia analisi sulla politica quale agire teoretico evidenziando quali sono, secondo Bobbio, le differenze tra l’indagine filosofica, scientifica e storica del fenomeno politico e sul ruolo, nello scibile politico, della teoria generale della politica e della filosofia politica come analisi concettuale. Nell’indagine sulla politica come agire pratico, ho focalizzato l’attenzione sul potere politico, considerato da Bobbio la struttura indefettibile, l’architrave della politicità, quel quid costante che attraversa tutta la storia del pensiero politico occidentale: una vera e propria regolarità della politica. Nella riflessione bobbiana il potere politico è il mezzo e il fine dell’azione politica, che può dunque manifestarsi come agire per il potere politico, attraverso il potere politico, rispetto al potere politico: i diversi momenti dell’esercizio, della conquista, dell’accettazione e della contestazione del suddetto potere. Questa teoria si pone in netto contrasto con quanto sostengono altri illustri scrittori politici contemporanei come Giovanni Sartori e Giuseppe Duso. Per questi due insigni studiosi l’associazione dell’idea di potere politico all’idea di politica è un costrutto teorico che diviene dominante solo a partire dall’età moderna, e pertanto sconosciuto presso i greci che individuavano l’ambito tematico della politica con il vivere bene, il buon governo e le virtù a questo necessarie. Il potere politico, definito come l’uso monopolistico della forza fisica in un dato ambito territoriale su di un determinato gruppo sociale, è, per Bobbio, caratterizzato da alcuni elementi peculiari (Cap. II): i caratteri (esclusività, inclusività ed universalità), gli attributi (legittimità, legalità ed effettività) e una doppia dimensione (interna ed internazionale). Da questa analisi emerge che, per il filosofo torinese: a) esistono due distinte logiche dell’agire politico. Nello spazio interno, l’azione politica si risolve in una decisione collettiva, posta in essere dai detentori del potere politico, volta a risolvere i conflitti insorgenti tra individui e gruppi; nello spazio esterno, essendo la forza usata in regime di libera concorrenza, i conflitti sono risolti in ultima istanza con lo scontro bellico. Queste due dimensioni risultano altresì asimmetricamente relazionate: la dimensione esterna determina quella interna; b) il diritto, inteso come diritto positivo, è al contempo prodotto, ragione giustificatrice e limite del potere politico. Dopo aver definito il potere politico, mi sono occupato del problema della sua organizzazione, indagata attraverso le categorie fondamentali di Stato (Cap. III) e democrazia (Cap. IV). Il tema del rapporto tra etica e politica (Cap. V) è da Bobbio impostato come un contrasto tra due universi etici separati ed indipendenti, la cui entità dipende dalla forma di governo: in un’autocrazia la divaricazione è massima; in una democrazia, più attenuata.

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3 INTRODUZIONE Le difficoltà nel condurre una riflessione sul pensiero politico di N. Bobbio sono precipuamente legate, oltre che ad un oramai abbastanza cospicuo numero di studi sulla sua opera, alla molteplicità dei suoi interessi e alla sconfinata operosità della sua vita di studioso, tanto da far ritenere la sua produzione intellettuale “sostanzialmente non padroneggiabile da nessun singolo studioso” 1 . Se a ciò si va ad aggiungere il carattere asistematico della sua riflessione, si può ragionevolmente ipotizzare che di Bobbio non ce ne sia uno solo, ma tanti quanti sono gli interessi e gli eventi che hanno attraversato l’esistenza dello scrittore politico torinese in un lasso temporale segnato dal passaggio dall’”era delle tirannie” 2 all’età delle democrazie. Tuttavia se una riflessione sul pensiero politico di Bobbio può risultare obbiettivamente difficoltosa, è comunque un’intrapresa che ho ritenuto valesse la pena arrischiare. Ho scelto di indirizzare il presente lavoro su quello che mi è sembrato il tema meno studiato della riflessione politica bobbiana: la determinazione del concetto di politica, vale a dire il primo dei complessivi otto capitoli in cui dovrebbe articolarsi, secondo lo stesso Bobbio, una “teoria generale della politica” 3 . Gli altri sette capitoli 1 G. Pasquino, Il culto di Bobbio, in “La Rivista dei Libri”, n. 10 ottobre 1997, p. 4. 2 Bobbio, Il futuro della democrazia, Einaudi, Torino 1995, p. VIII, riprende l’espressione dallo storico francese Elie Halévy. 3 M. Bovero e L. Bonanate, Premessa, in Idd. (a cura di), Per una teoria generale della politica. Scritti dedicati a Norberto Bobbio, Passigli Editori, Firenze 1986, p.7, rammentano che il filosofo torinese “ha dedicato proprio all’individuazione dei diversi capitoli di una ideale teoria generale della politica le due inaugurazioni che ha finora tenuto ai corsi del dottorato di scienza politica (Firenze, 19 marzo 1984, Torino, 17 febbraio 1986)”.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Matteo Delgiudice Contatta »

Composta da 168 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.