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Il principe proletario Totò: la biografia e la maschera. L'uomo e l'artista.

Informazioni tesi

  Autore: Domenico Guida
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Luigi Caramiello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 95

L’obiettivo di questa ricerca è quello di indagare la dimensione artistica e sociale di Antonio De Curtis, in arte Totò, uno dei più grandi attori italiani del Novecento. Per analizzare la vicenda di questo personaggio siamo partiti dalla sua biografia, dal dramma del bambino Antonio, nato nel 1898 nel rione Sanità e cresciuto solo da sua madre perché il padre, un marchese decaduto, non l’aveva riconosciuto. Il primo capitolo verte sulla sua biografia, sul Totò meno conosciuto dal pubblico, perché non ha ancora ottenuto i successi cinematografici. Si parte dalla nascita, dalla sua infanzia nei vicoli, fino alla decisione di arruolarsi volontario nell’esercito dove, forse, elabora la sua filosofia del mondo, diviso in deboli e tracotanti, che lo porterà a coniare il celebre dilemma: “Siamo uomini o caporali?”, un’espressione ironica certo, forse per certi versi apparentabile per potenza metaforica al “To be or not to be” shakespeariano. Dopo l’infelice esperienza militare, ci sono gli infausti inizi teatrali, in cui recita le macchiette del caratterista De Marco, che spingono De Curtis a tentare fortuna a Roma. Nella Capitale Totò incomincia a mietere i primi successi, che lo incoraggiano successivamente a tornare a Napoli, dove i fischi degli anni passati si trasformano in applausi. Il “Principe” fa la conoscenza della sua futura moglie Diana, dalla quale ha una figlia, Liliana. Il secondo capitolo è invece dedicato alla scoperta del mondo del cinema, nel quale raggiunge alti livelli non sempre apprezzati dalla critica, ma sicuramente graditi alla gente. S’inizia con il suo primo film ”Fermo con le mani”, in cui sono presenti i cromosomi della maschera di Totò, per poi passare al secondo “Animali pazzi”, in cui l’uomo scompare a vantaggio della marionetta e Totò si scinde in due, il popolano e il marchese, un po’ come avveniva nella vita reale. Si giunge, poi, all’inizio del sodalizio con Mattoli. Nel terzo capitolo invece viene esaminata l’età dei maggiori successi cinematografici di Totò. Infatti, negli anni che vanno dal 1949 al 1952 l’attore si dedica a realizzare un gran numero di pellicole, dove farsa, scambi di persona, elementi irreali e surreali vengono mescolati per ottenere le “totoate”, film a basso costo e dai grandi introiti economici. Ma in questo capitolo è anche analizzato l’inizio della collaborazione con Fabrizi, che porta Totò ad interpretare un ruolo drammatico in “Guardie e ladri. Nella seconda parte di questo terzo capitolo viene preso in considerazione De Curtis nei suoi film con Peppino ed anche le opere d’ispirazione scarpettiana, dove Totò dà il meglio di sé in “Miseria e Nobiltà”, in un film in cui, ancora una volta, la fame è la bestia che compare come un’ossessione nella casa di Totò. Infine, passiamo in rassegna il 1952, anno importante nella vita del “Principe”, perchè realizza “Totò a colori”, la pellicola dell’attore dal più alto incasso e anche il primo film a colori italiano, e soprattutto perché conosce Franca Faldini, la donna che lo accompagnerà fino al letto di morte. Nell’ultimo capitolo viene descritto proprio l’incontro con la giovane attrice, che rimane colpita dalla diversità tra l’Antonio uomo e quello che va in scena. Essenziale nell’analisi della sua dimensione creativa è il ruolo delle “spalle”. In questo senso è la volta di osservare un altro celebre partner di Totò, Nino Taranto, che interpreterà con lui ben 6 film. Gli ultimi anni della vita sono quelli delle chiamate autorevoli, infatti, viene chiamato a lavorare anche con Pier Paolo Pasolini per il film “Uccellacci e uccellini”, una favola surreale che accontenta la critica, ma non il pubblico. E così giungiamo all’ultima interpretazione dell’attore nel film “Capriccio all’italiana” (1967), nell’episodio diretto dal regista bolognese “Che cosa sono le nuvole”, dove, per ironia della sorte, interpreta proprio un burattino che muore. Lui che nella vita reale è stato una marionetta e che proprio di lì a poco sarebbe giunto al capolinea della sua vita. Fondamentale nel ripercorrere la sua vita è anche la descrizione dei suoi funerali che furono ben 3, uno a Roma, uno a Napoli, ed un altro nel suo rione natio, La Sanità, con la bara vuota, organizzato dal guappo del quartiere. Da questo funerale tris sia nato il revival di Totò, una riscoperta progressiva che in questi quaranta anni, lo ha portato ad essere considerato, a ragione, il più importante uomo di spettacolo che abbia avuto l’Italia nel Novecento.

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5 Introduzione L’obiettivo di questa ricerca è quello di indagare la dimensione artistica e sociale di Antonio De Curtis, in arte Totò, uno dei più grandi attori italiani del Novecento, nonché compositore di poesie e canzoni. Per analizzare la vicenda di questo personaggio siamo partiti dalla sua biografia, dal dramma del bambino Antonio, nato nel 1898 nel rione Sanità e cresciuto solo da sua madre perché il padre, un marchese decaduto, non l’aveva riconosciuto. Il primo capitolo, quindi, verte sulla sua biografia, sul Totò meno conosciuto dal pubblico, perché non ha ancora ottenuto i successi cinematografici. Si parte dalla nascita, dalla sua infanzia nei vicoli, fino alla decisione di arruolarsi volontario nell’esercito dove, forse, elabora la sua filosofia del mondo, diviso in deboli e tracotanti, che lo porterà a coniare il celebre dilemma: “Siamo uomini o caporali?”, un’espressione ironica certo, forse per certi versi apparentabile per potenza metaforica al “To be or not to be” shakespeariano. Dopo l’infelice esperienza militare, ci sono gli infausti inizi teatrali, in cui recita le macchiette del caratterista De Marco, che spingono De Curtis a tentare fortuna a Roma. Nella Capitale vedremo come, dopo un’iniziale difficile ambientazione, Totò incomincia a mietere

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