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La risoluzione del contratto e la caparra confirmatoria alla luce delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione 2009 n. 553

Informazioni tesi

  Autore: Sofia Baccino
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in diritto civile
Anno: 2008
Docente/Relatore: Andrea D'Angelo
Istituito da: Università degli studi di Genova
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 68

Con il presente elaborato si sono evidenziati gli istituti che comportano lo scioglimento del contratto; quest'ultimo infatti può avvenire non solo per disfunzioni interne all’accordo ma anche per una scelta delle parti, ad esempio quando abbia ad oggetto l’estinzione di un precedente rapporto contrattuale, possibilità che rientra nella stessa definizione normativa di cui all'art. 1321 c.c.
Dopo una disamina dei casi di risoluzione disciplinati nel Capo XIV del Titolo II, ci si è soffermati in particolare sull'istituto di cui all'art. 1453 c.c. (la risolubilità del contratto per inadempimento) analizzandone i requisiti fondamentali: da un alto, il verificarsi del difetto funzionale del sinallagma allorché una parte non adempia alla sua prestazione (la c.d. imputabilità dell’inadempimento); dall’altro l’importanza dell’adempimento di cui all’art.1455 c.c.
Prima di passare all’analisi della sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite del 2009 n. 553 avente ad oggetto l'intricata questione circa l'istituto della caparra confirmatoria e la disponibilità dell'effetto risolutorio, si sono evidenziate, per completezza espositiva, le ipotesi di risoluzione di diritto previste dal nostro ordinamento: la diffida ad adempiere di cui all'art'1454 c.c.; il termine essenziale disciplinato all'art' 1457 c.c. ed infine la pattuizione apposta al contratto dove si prevede che l’inesecuzione di una specifica obbligazione secondo le convenute modalità cagioni la risoluzione dello stesso ( art. 1456 c.c. la clausola risolutiva espressa).
Con la sentenza sopra cit. si definiscono i rapporti tra i differenti rimedi previsti dall'art. 1385 c.c.
Il recesso di impugnazione previsto dall'art. 1385 c.c. implica – come la risoluzione – un inadempimento grave e imputabile al debitore; il recedente, come esposto nei precedenti paragrafi del presente elaborato, è legittimato a ritenere la caparra ricevuta o ad esigere il doppio di quella data senza l'onere di provare il danno subito in conseguenza dell’inadempimento; diversamente se sceglie per l'esecuzione o la risoluzione del contratto il creditore ottiene il risarcimento solo nei limiti in cui riesca a dimostrare il pregiudizio subito. Non si può escludere, infatti, che il contraente fedele abbia subito un danno superiore all'importo della caparra, e sia in grado di provarlo: la legge gli consente di domandare la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno, che viene quantificato in base ai criteri ordinari (artt. 1223 ss. c.c.).
Nel concreto può accadere (come nel caso da cui è sorta l’occasione per l’intervento delle Sezioni Unite) che la condotta sostanziale e processuale del contraente deluso comporti una integrazione dei rimedi che l’art. 1385 c.c tiene distinti; tale prassi è stata in parte resa possibile dalla stessa giurisprudenza della Cassazione la quale fino all’intervento delle Sezioni Unite cit. non ha saputo dare risposte univoche su due principali questioni: se la ritenzione della caparra sia compatibile con la risoluzione del contratto ovvero abbia come presupposto indefettibile il recesso e su quali siano i reali rapporti tra la ritenzione della caparra ed il risarcimento del danno.

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2 1.1 Nozioni istituzionali. L’art. 1372 c.c., dopo aver proclamato che «il contratto ha forza di legge tra le parti» , aggiunge: «Non può essere sciolto che per mutuo consenso o per cause ammesse dalla legge». Sciogliere il contratto significa farne cessare gli effetti; il rapporto tra le parti, così come regolato dall’accordo viene meno: le norme stabilite dall’autonomia privata per regolare gli interessi non sono più operanti; il vincolo, il legame contrattuale è sciolto. 1 Il vincolo contrattuale può venir meno per due ordini di cause: - nella prima, viene a mancare il titolo: l’atto di autonomia è viziato fin dall’origine e in questi casi siamo in materia di invalidià; - nella seconda, fermo restando il titolo, vengono meno le sue conseguenze e quindi il rapporto contrattuale. 1 Anche con l’annullamento un contratto efficace, diviene inefficace, e le parti che ne erano vincolate diventano libere. La sentenza di annullamento consiste nell’accertamento di un difetto originario dell’atto, e di un provvedimento con cui quell’atto è reso inidoneo a produrre effetti giuridici. I rapporti tra le parti risultano dopo la sentenza privi di titolo, come se un contratto tra di loro non fosse mai stato concluso. La retroattività della sentenza di annullamento non è prevista espressamente dalla legge ma si deduce dal fatto che l’atto stesso viene meno ed è confermata dalla regola sulla tutela dei terzi aventi causa, che si fonda sull’affidamento. Quando si verifica una causa di scioglimento – come il mutuo consenso, una condizione risolutiva o la risoluzione – l’atto di autonomia non è toccato. Questa è la fondamentale differenza tra risoluzione e rimedi riconducibili all’invalidità. Quest’ultima e in particolare l’annullabilità colpisce il contratto, per un vizio che questo porta in sé; la risoluzione non colpisce il contratto ma direttamente e solo i suoi effetti: il contratto è inefficace, senza toccarne la validità. «L’invalidità investe il contratto come atto; la risoluzione il contratto come rapporto» così in ROPPO, Il contratto, Milano, 2001, p. 937. Nello stesso senso autorevole Dottrina nell’indicare le due fondamentali figure di estinzione del contratto, sottolinea come quest’ultima accezione, in generale, indichi la definitiva perdita di efficacia dell’accordo contrattuale: l’annullamento colpisce il contratto giuridicamente irregolare; la risoluzione scioglie il rapporto per un evento incompatibile con la sua attuazione. «Il contratto, precisamente, rimane nella sua realtà di accordo stipulato dalle parti. La risoluzione non nega questa realtà ma priva il contratto del suo valore dispositivo, cioè della sua efficacia giuridica» così in BIANCA, Il contratto, Milano, 2000, p. 731.

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Parole chiave

caparra confirmatoria
clausola penale
inadempimento
recesso
risarcimento
risoluzione

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