Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

L'intangibile illegalità del mobbing

La storia e l’evoluzione del termine Mobbing

Il Mobbing è un fenomeno antico quanto l’uomo stesso, è sempre esistito ed in qualche modo tutti ne abbiamo sentito parlare; la novità però consiste nel fatto che solo “oggi” si inizia davvero a studiarlo approfonditamente, non limitandosi a darne solo una generica definizione proprio a causa delle gravi implicazioni sociali che esso comporta.
In realtà già nel 1972 in Svezia il termine mobbing era stato introdotto nell’ambito di una ricerca sull’aggressività con un significato del tutto analogo al bullying; in verità ora sono ben chiare le differenze tra i due fenomeni che non riguarda l’ambiente nel quale questi vengono messi in atto. Il medico svedese Heinemann mutuò il termine per descrivere il comportamento aggressivo di bambini o adolescenti diretto contro un coetaneo.
Lo psicologo e psichiatra tedesco Heinz Leymann è stato il primo, nel 1984, ad utilizzare il termine in una pubblicazione scientifica ed il primo ad approfondire e trattare il fenomeno Mobbing. Partendo dall’analisi di un concetto di comportamento già noto in etologia, scienza che studia il comportamento degli animali tra animali( la prima volta fu l’etologo Konrad Lorenz nel 1961 ), quello cioè dell’accerchiamento da parte del branco di un componente del gruppo allo scopo di allontanarlo; Leymann ha esteso tale comportamento ai rapporti umani sui luoghi di lavoro ed alla relazioni interpersonali. Egli scelse questo termine per indicare una sorta di terrorismo psicologico derivato da una forma di comunicazione ostile o non-etica, attuata in maniera sistematica, da una o più persone nei confronti di un solo individuo, oggetto di iniziative persecutorie e vessatorie.
Ad introdurre il termine mobbing in Italia è stato lo psicologo del lavoro Harald Ege, che ha costruito un modello teorico che ben si adattava alla realtà culturale italiana, ben diversa da quella nord europea; nel 1996 egli fonda a Bologna l’associazione PRIMA, finalizzata allo studio ed alla ricerca contro il fenomeno del mobbing.

Mostra/Nascondi contenuto.
1. Introduzione 1.1 La storia e l’evoluzione del termine Mobbing Il Mobbing è un fenomeno antico quanto l’uomo stesso, è sempre esistito ed in qualche modo tutti ne abbiamo sentito parlare; la novità però consiste nel fatto che solo “oggi” si inizia davvero a studiarlo approfonditamente, non limitandosi a darne solo una generica definizione proprio a causa delle gravi implicazioni sociali che esso comporta. In realtà già nel 1972 in Svezia il termine mobbing era stato introdotto nell’ambito di una ricerca sull’aggressività con un significato del tutto analogo al bullying; in verità ora sono ben chiare le differenze tra i due fenomeni che non riguarda l’ambiente nel quale questi vengono messi in atto. Il medico svedese Heinemann mutuò il termine per descrivere il comportamento aggressivo di bambini o adolescenti diretto contro un coetaneo. Lo psicologo e psichiatra tedesco Heinz Leymann è stato il primo, nel 1984, ad utilizzare il termine in una pubblicazione scientifica ed il primo ad approfondire e trattare il fenomeno Mobbing. Partendo dall’analisi di un concetto di comportamento già noto in etologia, scienza che studia il comportamento degli animali tra animali( la prima volta fu l’etologo Konrad Lorenz nel 1961 ), quello cioè dell’accerchiamento da parte del branco di un componente del gruppo allo scopo di allontanarlo; Leymann ha esteso tale comportamento ai rapporti umani sui luoghi di lavoro ed alla relazioni interpersonali. Egli scelse questo termine per indicare una sorta di terrorismo psicologico derivato da una forma di comunicazione ostile o non-etica, attuata in 4

Tesi di Master

Autore: Monica Menghi Contatta »

Composta da 36 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1337 click dal 17/02/2010.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.