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Luigi Vannucchi, tre maschere per un attore

Informazioni tesi

  Autore: Sara Ridolfo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Fernando Gioviale
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 295

Luigi Vannucchi nasce a Caltanissetta il 25 novembre 1930 in una famiglia colta e agiata. Lascia la Sicilia molto presto per stabilirsi con la famiglia in Cirenaica per motivi di lavoro. Dopo tre anni la famiglia si trasferisce a Roma dove il giovane Vannucchi trascorre l'infanzia. Durante la guerra il padre accetta di lavorare a Modena all'ufficio del Catasto. Qui Vannucchi frequenta brillantemente il liceo classico e si interessa molto alla letteratura e alla poesia, diplomandosi a diciassette anni. Durante la Resistenza, anche se ragazzo, partecipa intensamente e si appassiona alla produzione letteraria di Cesare Pavese. Alla fine del liceo, contro il parere dei genitori, decide di compiere i suoi studi all'Accademia nazionale d'arte drammatica di Roma e già durante i corsi ha modo di segnalarsi come attore promettente in occasione dei saggi di fine anno tenuti dall'Accademia.
Studia contemporaneamente lettere e filosofia ma lascia al quarto anno per fare definitivamente l'attore.
Diplomatosi nel 1952 entra a far parte della compagnia Gassman - Squarzina e ottiene successo con rappresentazioni classiche: Amleto, Tieste, I persiani, Antigone e Prometeo. Questa esperienza finisce dopo tre anni.
Nel corso del 1954 entra a far parte della Compagnia Teatro nuovo di Gianfranco de Bosio con diversi spettacoli e nel 1955 Lucio Ardenzi lo coinvolge in una tournée nell'America del Sud, organizzata anche dal Ministero dello spettacolo. Nel 1956 comincia la collaborazione con Memo Benassi nella Compagnia del Teatro regionale emiliano, con gli spettacoli Inquisizione di Diego Fabbri e Hedda Gabler di Isben. Nel 1957 è scritturato dal Piccolo teatro di Milano per la parte di Saint Juste ne I giacobini di Strelher e nella parte dii Florindo nell'Arlecchino servitore di due padroni (1959).
Negli anni ‘60 diventa protagonista televisivo delle più grandi produzioni Rai, raggiungendo una popolarità che sarà forse causa del suo scarso rapporto col cinema.
All'inizio degli anni '70 Vannucchi entra nella Compagnia Gli associati con Valentina Fortunato, Giancarlo Sbragia, Ivo Garrani, Sergio Fantoni, Valeria Ciangottini, Paola Mannoni, e altri. Alla base di questo sodalizio c'è la volontà di emanciparsi dai teatri stabili in cui spesso gli attori devono sottostare a questioni contrattuali discutibili e a limitazioni della propria libertà e creatività. Con Gli Associati Vannucchi partecipa a spettacoli di grande successo: Strano interludio, Otello, Inferni, e tanti altri. Uno degli allestimenti più importanti di questa Compagnia è la rappresentazione de Il vizio assurdo di Lajolo-Fabbri, sulla vita di Cesare Pavese di cui Vannucchi è interprete. A questa intensa attività Vannucchi affianca il cinema, la televisione, la radio e altre attività. La carriera televisiva lo rese molto noto al grande pubblico. Dal 1954 al 1972, oltre ad apparire come attore in spettacoli teatrali trasmessi dalla televisione, partecipa come ospite a trasmissioni di intrattenimento, ma soprattutto è protagonista di sceneggiati televisivi di grande successo: Delitto e castigo, I promessi sposi, Il cappello del prete, A come Andromeda,. Per quanto riguarda il cinema va detto che è sempre stato il desiderio principale dell'attività professionale di Vannucchi. Sono stati pochi i film girati e non tutti di successo. Da ricordare La tenda rossa di Mikhail Kalatozov, L'assassinio di Trotsky di Joseph Losey, Anno uno di Roberto Rossellini, dove ha interpretato Alcide De Gasperi. Per quasi trent'anni Luigi Vannucchi è presente nel mondo dello spettacolo con il suo alto contributo di attore intellettuale.
Muore suicida a Roma il 30 agosto del 1978.

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