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I tribunali ad hoc, il Tip e la repressione dei genocidi ruandese e jugoslavo

Informazioni tesi

  Autore: Piero Febbo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi dell'Aquila
  Facoltà: Scienze dell'investigazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Giuseppe Pisauro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 82

Il crollo del muro di Berlino ha rovesciato l’impero di cristallo armato dell’Unione Sovietica.
Il campo di forze bipolare politico mondiale vedendo persa una delle due parti in gioco, dopo averla vista sconfitta in Roky, credeva di essere rimasto con un unico attore capace di dettare le regole, così non è stato.
Il millennio si conclude e riavvia, proponendo a noi ancora l’idea che il genocidio sia uno strumento efficace, così come lo sono lo stupro etnico e la deportazione, per determinare la scomparsa di un’intera popolazione di una determinata area geografica indipendentemente o meno che essa sia riconosciuta come mera entità statuale .
L’egemonia economica stretta all’imperiosa mutevolezza dei mass-media e lo sviluppo tecnologico e militare s’intersecano: il nuovo millennio teme il bug informatico, la radio incita al genocidio degli scarafaggi tuzsi, il presidente Bush è ridicolizzato sulla rete telematica mondiale, Bin Laden comunica con piccioni viaggiatori.
Le informazioni acquistano un valore in misura direttamente proporzionale all’intensità della conoscenza impressa sulla popolazione, in relazione ad un dato tempo, utile ad un azione politica o militare o industriale oppure tutte organizzate in sistemi di relazione.
La Nato, viene a perdere di credibilità nei Balcani così come l’ONU.
La Comunità Europea è ancora deficitaria di una comune politica estera a causa del perseguimento di obiettivi di ciascuno dei Contraenti che a volte si incrociano altre s’abbracciano.
La Russia tifa Miloshević campione dei paesi slavi e social-comunisti, in contrapposizione ideologica con i nostalgici del regime Ustascia croato: riappaiono i lager in Europa, ancora morti in nome della razza.
Le scorie delle centrali europee vengono cancellate in qualche zone possibilmente non abitata.
Il 21 marzo 1994, il ministro degli esteri croato Slobodan Jarcević, segnalava che nelle montagne di Papuk , erano depositati materiali radioattivi e scorie chimiche di industrie tedesche, ma all’interno dei servizi giornalistici e reportage questa news passa inosservata..
Oggi non essere al corrente, non essere a conoscenza, significa non permettere l’esistenza agli attori della mancata informazione, le alternative dell’attuale sistema internazionale mediatico soffocano gli individui che risiedono nel mondo occidentale, consumatore indomito e produttore di scarti.
Le convenzioni tra Stati vengono ratificate e firmate solo e soprattutto agli occhi dei media, ma si dimentica spesso di menzionare i contenuti troppo spesso sottotaciuti o latenti.
Nel epoca postmoderna l’immagine oggi è cruciale a tal punto che le milizie croate lavavano letteralmente l’asfalto delle strade dalle incrostazioni di sangue quando erano a conoscenza di autorità estere in visita o giornalisti che, difficilmente arrivano alla società contesto delle operazioni militari; già nella prima Guerra del Golfo le voci mediatiche assumevano un’unica tonalità.
Il mondo trema scosso dalle potenzialità delle armi intelligenti americane del 1991.
Due anni dopo due cinesi Qiao Liang e Wang Xiangsui denunciano i limiti della guerra asimmetrica e predispongono le misure idonee all’abbattimento di un colosso simile a quello americano, senza peraltro citarlo direttamente, se non per singoli esempi; ormai la guerra si è trasformata irrompendo violentemente in ogni aspetto della vita umana.
La tecnologia e soprattutto la mentalità all’utilizzo proprio ed improprio di ogni artefatto, in alcuni casi, soprattutto, civile, deve essere considerata un’arma nella guerra senza limiti. Un mezzo oltre che offensivo può venire considerato utile nell’ottica della guerra che da annientamento diventa accettazione al proprio volere; i conflitti diventano economici, commerciali, psicologici, mediatici, culturali e normativi, si è creato uno scenario nel quale uno scontro viene inteso come l’opportunità di essere esenti o capaci di imprimere norme.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite un mese prima dell’inizio del genocidio ruandese sgombera i civili europei e riduce da 2500 unità a solo 500 soldati male equipaggiati che possono solo difendersi in un paese di 4,3 milioni di abitanti, grande poco più l’Abruzzo.
La conclusione: 1 milione di morti in meno di tre mesi , più di 2 milioni di profughi che destabilizzano i Paesi limitrofi, trecentomila o forse molti di più gli uccisori tra i civili.

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5 “quando gli imperi crollano, non lo fanno con fragore, ma lo fanno con un gemito” Kipling Il crollo del muro di Berlino ha rovesciato l’impero di cristallo armato dell’Unione Sovietica. Il campo di forze bipolare politico mondiale vedendo persa una delle due parti in gioco, dopo averla vista sconfitta in Roky, credeva di essere rimasto con un unico attore capace di dettare le regole, così non è stato. Il millennio si conclude e riavvia, proponendo a noi ancora l’idea che il genocidio sia uno strumento efficace, così come lo sono lo stupro etnico e la deportazione, per determinare la scomparsa di un’intera popolazione di una determinata area geografica indipendentemente o meno che essa sia riconosciuta come mera entità statuale 1 . L’egemonia economica stretta all’imperiosa mutevolezza dei mass-media e lo sviluppo tecnologico e militare s’intersecano: il nuovo millennio teme il bug informatico, la radio incita al genocidio degli scarafaggi tuzsi, il presidente Bush è ridicolizzato sulla rete telematica mondiale, Bin Laden comunica con piccioni viaggiatori. Le informazioni acquistano un valore in misura direttamente proporzionale all’intensità della conoscenza impressa sulla popolazione, in relazione ad un dato tempo, utile ad un azione politica o militare o industriale oppure tutte organizzate in sistemi di relazione. La Nato, viene a perdere di credibilità nei Balcani così come l’ONU. 1 Nel caso del Kurdistan o della Cecenia, lo spazio territoriale non è considerato un Stato riconosciuto dalla Comunità internazionale, e la repressione del gruppo è considerata un affare interno, come la difesa dell’integrità nazionale.

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africa
balcanizzazione
dizionario diritto internazionale bellico
gacaca
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