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Il genocidio armeno nella coscienza europea recente

Informazioni tesi

  Autore: Gaia Colleoni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Guido Formigoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 89

Il lavoro è suddiviso in tre parti:

1. esposizione dei fatti e ricostruzione storica; dibattito storiografico.
2. il riconoscimento del genocidio armeno e la definizione di genocidio delle Nazioni Unite; le responsabilità del genocidio armeno;
3. il genocidio armeno nel dibattito politico contemporaneo: riconoscimento e negazionismo.

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1 INTRODUZIONE Il mio lavoro si concentra su un argomento complesso, particolarmente controverso, della storia recente, e prova ad analizzare un fatto accaduto all’interno dell’Impero ottomano che ha acquisito, ormai, risonanza mondiale. Tra l’aprile del 1915 e il settembre del 1916 centinaia di migliaia di armeni furono uccisi. Visti «come un corpo estraneo da estirpare dall’interno del territorio dell’impero»1, ciò che li attendeva era una deportazione violenta, in zone desertiche ed inospitali, senza mezzi di sussistenza, alla mercé di violenze di ogni genere: stupri, rapimenti, torture, mutilazioni, conversioni coatte. Non fu fatta alcuna distinzione di età o genere, anche se per i maschi in età di leva era quasi scontato essere uccisi il prima possibile. Gli esecutori di tali brutalità erano gli uomini dei gruppi paramilitari organizzati dal Comitato di unione e progresso (CUP), i soldati regolari, criminali liberati all’inizio della prima guerra mondiale per compiere ogni sorta di violenza, membri di clan curdi o di altre popolazioni non turche – circassi, ceceni e tatari soprattutto – che speravano di ottenere vantaggi materiali e garanzie da parte ottomana. Tutto ciò in funzione di un ideale di turchizzazione dell’Impero che, a quel tempo, vedeva in quella armena una fra le minoranze più numerose e importanti, ma soprattutto ritenuta pericolosa e incline al tradimento, in nome di protezione e garanzia di autonomia, promesse dalle potenze occidentali e dalla Russia. Questo mio studio prende le mosse dalla ricostruzione del percorso della memoria e della storia; partendo dalla rimozione collettiva dell’accaduto, a seguito anche del trattato di Losanna del 1923 - che chiuse la cosiddetta questione armena – e del costante negazionismo turco, vengono ricordate le tappe principali che hanno portato all’attuale situazione di fermento culturale e politico attorno al genocidio armeno. Ricordando inizialmente il modo tradizionale di discutere gli eventi, prendendo in considerazione la graduale crescita della coscienza armena, dapprima negli ambiti della diaspora, e passando poi attraverso i momenti cruciali di riscoperta del passato che hanno portato alla costruzione di un dibattito accademico di alto livello, vengono esposte alcune delle opere fondamentali allo studio dell’argomento. Studio che, per chi, come me, non conosce le lingue fondamentali per approcciarsi in modo diretto alla questione - cioè il turco e l’armeno - si configura come un’analisi critica e ragionata degli scritti di importanti studiosi dell’argomento. I libri tradotti in italiano non sono molti e spesso la rete si è rivelata una risorsa fondamentale; i testi disponibili online sono 1 M. Flores, Il genocidio degli armeni, Bologna 2007, p. 128.

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