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Rilevanza degli atti delle confessioni religiose nell'ordinamento dello Stato

Partendo dallo Statuto Albertino per poi passare ai Patti Lateranensi sino a giungere alla Costituzione e quindi alle norme che regolamentano il fattore religioso si prende in considerazione la rilevanza degli atti delle diverse confessioni religiose quindi di quella cattolica e di quelle di minoranza. Si illustrano i vari aspetti che sono di particolare importanza ai fini del riconoscimento nel nostro ordinamento statale.

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1 CAPITOLO I: FORMAZIONE DELLE NORME COSTITUZIONALI IN RIFERIMENTO AL FATTORE RELIGIOSO. 1. Dallo Statuto Albertino ai Patti Lateranensi. Lo Statuto albertino del 4 marzo 1848, quale Carta Costituzionale previgente in Italia, dopo aver proclamato la religione cattolica apostolica e romana “la sola religione dello Stato”, attribuiva agli altri culti la qualifica di “tollerati conformemente alle leggi”. Questa era la formula solenne, di carattere formale, con la quale, nel primo articolo, si apriva lo Statuto e alla quale seguivano una serie di disposizioni dalle quali era possibile cogliere il grado di adeguamento sostanziale dell’ordinamento statuale a quello della confessione religiosa assunta come ufficiale. All’art. 28 dello Statuto, per esempio, si sanciva la libertà di stampa fatta salvo che “le bibbie, i catechismi, i libri liturgici e di preghiere non potranno essere stampati senza il preventivo permesso del Vescovo”. Questa limitazione certamente oggi sarebbe ritenuta in contrasto con l’art. 2 della Costituzione in quanto violerebbe “i diritti inviolabili dell’uomo” ad opera di

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Giovanna Sale Contatta »

Composta da 118 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.