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Prevalenza dei disturbi specifici dell’apprendimento nella popolazione scolastica di Ferrara e provincia. Problemi aperti e soluzioni a confronto.

La tesi sviluppa il tema, ancora poco trattato, della presenza dei Disturbi Specifici dello Sviluppo (DSA). La presente tesi di laurea si pone l’obiettivo di fare un primo punto sulla situazione esistente a Ferrara e provincia sui temi della diffusione del fenomeno, del grado di coinvolgimento delle famiglie, e delle ricadute pedagogiche sulla preparazione di base degli educatori.

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1. Introduzione Che la dislessia sia un argomento su cui è stato detto e scritto molto è un fatto appurato e sicuro. Tuttavia, a parte gli aspetti di tipo neuropsichiatrico, psicologico e pedagogico, nulla finora è stato scritto sulla diffusione di tale disturbo specifico dell’apprendimento né, tantomeno, sul suo potere di impatto sulla vita sociale interna ed esterna delle famiglie che si trovano alle prese con tale problema. Alla luce di quanto è ormai acquisizione certa, è possibile riunire la trattazione del tema in una visione multidisciplinare che possa fornire uno sguardo di insieme su un problema apparentemente sotto controllo. In base alle più recenti scoperte in ambito neuropsichiatrico, è possibile fornire un inquadramento sufficientemente chiaro che permetta ormai di porre inoppugnabilmente la diagnosi di “sindrome dislessica”. Tuttavia sugli aspetti del percorso che dal sospetto, prima di tipo pedagogico poi clinico, conduce alla diagnosi di certezza, le trattazioni scientifiche sono scarse e frammentarie. Il fatto stesso che sia nata da vari anni l’ AID, che riunisce genitori di bambini dislessici che non si rassegnano ad un ruolo passivo nel percorso che vede in primo piano la scuola e le istituzioni sanitarie nel trattare un problema le cui principali vittime, oltre che i bambini affetti, sono le famiglie, il più delle volte impreparate a gestire la situazione, ci viene a testimonio di quanto sia ancora profondo lo “hiatus” che separa la realtà familiare da quella istituzionale. Ed è proprio nella realtà familiare che si riverberano le difficoltà di approccio sia del mondo scolastico, che nel bambino dislessico riconosce una turbativa nel sereno scorrere dell’attività formativa, sia del mondo sanitario, che nel dislessico vede una diversità che va diagnosticata e convenientemente curata. È chiaro che in questo contesto risulta molto diverso ciò che viene visto da fuori (le istituzioni) da ciò che viene vissuto da dentro (le famiglie). Da qui l’ipotesi che la dislessia possa essere concepita non solo per quello che le compete come disturbo d’apprendimento di interesse neuropsichiatrico, ma anche come vero e 1

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Lavinia Boldrin Contatta »

Composta da 80 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.