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Verso la democrazia o ritorno all'autoritarismo? La transizione di regime in Russia (1991-2009)

Il 21 dicembre 1991 ad Alma Ata l’Unione Sovietica cessò di esistere come entità statale. La sua dissoluzione non significò solamente la fine di uno dei regimi più spietati che il XX secolo abbia conosciuto, ma con essa si decretò anche la scomparsa di un impero che dalla fine della II Guerra Mondiale aveva governato l’intera Europa orientale, condizionando lo sviluppo della società politica e civile ed inevitabilmente gli stessi equilibri mondiali.
La polverizzazione di settant’anni di regime totalitario venne condotta per mano di un uomo, Mikhail Gorbacëv, che servendosi di due strumenti politici assolutamente innovativi, la perestrojka e la glasnost, mandò letteralmente in pezzi il sistema politico - amministrativo ipercentralizzato sovietico e aprì una nuova fase storico - politica che ha portato alla liberalizzazione e alla successiva democratizzazione di tutta l’area comunista. Liberalizzazione e poi democratizzazione di circa 300 milioni di cittadini sovietici comportarono all’inizio un’unica e decisiva novità: libere elezioni.
Elezioni, la prima delle condizioni “minime” per una liberal-democrazia di massa, lo strumento attraverso il quale il popolo partecipa alla vita politica del proprio Stato e designa i propri rappresentanti, dentro la Federazione Russa esse hanno sviluppato da subito un peculiare rapporto con il contemporaneo processo di democratizzazione. Difatti, quando ci si riferisce all’area post-comunista e in particolare alla Russia, elezioni libere e periodiche sono state certamente una condizione sine qua non per la nascita di un nuovo regime ma esse non hanno comunque significato maggiore qualità democratica e questo per due ordini di motivi.
Primo, elezioni libere e multipartitiche rappresentano più un punto di arrivo di una democrazia consolidata piuttosto che il punto di partenza. Secondo, la transizione russa non è stata un’esclusiva transizione di un regime verso la democrazia ma prima di tutto ha significato un problema di dimensione statuale.
Infatti, da subito il processo di transizione russo ha messo in risalto l’assenza di uno stato autorevole e capace che potesse guidare la società civile e politica lungo le fasi di sviluppo della neonata Federazione Russa. Quindi, ancora prima di transizione verso la democrazia la Russia ha affrontato un problema di state-building che ha inevitabilmente modificato le fasi del suo percorso democratico condizionandone l’esito finale.
Sulla base di questi presupposti, nella prima parte di questo lavoro si è riletto le fasi del difficile percorso verso la democrazia affrontato dalla Federazione Russa dal 1991 ai giorni nostri. Per farlo si è utilizzato una cornice metodologica all’interno della quale sono stati definiti i concetti fondamentali della transizione e che allo stesso tempo tenesse conto delle peculiarità del panorama post-comunista. Il dato emerso con chiarezza è che il percorso russo si è subito caratterizzato per l’incertezza della traiettoria e che negli ultimi anni ha sicuramente registrato un’involuzione verso una fase più autoritaria che non ha coinciso necessariamente con una battuta d’arresto dell’evoluzione della dimensione statuale.
Nella seconda parte si è poi analizzato in maniera più dettagliata il ruolo del sistema elettorale, in quanto una delle dimensioni istituzionali più significative per una nascente democrazia e i suoi effetti sul sistema partitico russo. Tutto questo sempre alla luce del contemporaneo processo di transizione che ha caratterizzato ed è stato caratterizzato dal ruolo delle infrastrutture elettorali nella sua accezione più ampia di sistema elettorale, legislazione elettorale, radicamento territoriale delle prime associazioni elettorali, ruolo delle élite politiche e loro strategie di cooperazione e coordinamento.
In conclusione si è provato a definire che cos’è oggi la Federazione Russa, a diciott’anni dalla sua nascita. Questo tentativo di definizione del regime russo si basa su un presupposto metodologico diverso da quello adottato da diversi scienziati politici e dalla stessa Freedom House. Quello che si propone è una sorta di terza dimensione della qualità democratica, nella quale la Russia viene analizzata in chiave evolutiva e non meramente sincronica. Questa terza dimensione, la grey area, alla quale appartengono tutti i regimi post-comunisti è caratterizzata da un peculiare sviluppo democratico che mal si applica al paradigma della transizione tipico di tutti i processi di democratizzazione.
In definitiva, secondo questa analisi la Federazione Russa di oggi è un po’ meno una democrazia ma un po’ più uno Stato in grado di portare avanti le riforme necessarie per un consolidamento nazionale. E che pur avendo sviluppato un processo di democratizzazione assolutamente atipico, la Russia di oggi non è né una democrazia di stampo occidentale né un regime autoritario bensì è un paese che sta vivendo un’ “instaurazione infinita”.

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5 CAPITOLO PRIMO ELEZIONI COMPETITIVE E PROCESSO DI DEMOCRATIZZAZIONE 1. Premessa e obiettivi del lavoro Tra il 1985 e il 1989, gli importanti cambiamenti interni all’Unione Sovietica furono determinanti per il crollo dell’Impero sovietico nell’accezione di impero “esterno”, che copriva gran parte dell’Europa centro-orientale e di cui l’Urss era a tutti gli effetti la potenza egemone. Indubbiamente la rapidità e la forza con le quali Gorbacëv e i suoi sostenitori avviarono e poi svilupparono i processi di riforma in Unione Sovietica, velocizzarono la sua stessa dissoluzione e il conseguente crollo del comunismo nei paesi aderenti al disciolto Patto di Varsavia, generando il cosiddetto “effetto domino” in tutta l’Europa comunista [Linz e Stepan 2000]. La dissoluzione dell’Unione Sovietica, trasformatasi in quindici Repubbliche sovrane tra le quali la Federazione Russa, lacerò i precedenti equilibri internazionali e portò allo sviluppo di una nuova concezione di politica estera. Sulle ceneri del bipolarismo i protagonisti assoluti della Guerra Fredda, Stati Uniti e Unione Europea da una parte, Federazione Russa dall’altra, si sono riscoperti sostenitori del multipolarismo in politica estera. Al raggiungimento di questo nuovo equilibrio mondiale hanno contribuito diversi fattori: la democratizzazione dell’Europa orientale e il contemporaneo avvento della globalizzazione - economica, sociale e culturale – che, stravolgendo il concetto di “blocco”, “alleanza” e “interesse nazionale”, hanno reso ogni nazione interdipendente dall’altra più di quello che erano mai state durante gli anni del bipolarismo. Così la caduta del muro di Berlino non segnò solamente l’inizio del processo di democratizzazione dell’Europa orientale, ma decretò anche la scomparsa di uno dei

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Benedetta Bagatin Contatta »

Composta da 170 pagine.

 

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