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La consulenza tecnica d'ufficio nell'arbitrato commerciale internazionale

L’intero lavoro trae spunto dalla mancanza di trattazioni monografiche sull’importanza e i confini della consulenza tecnica d’ufficio nell’ambito di una procedura arbitrale internazionale ed è impostato su basi prettamente sostanziali, che vogliono far luce su aspetti di primaria importanza e di non facile risoluzione.
Nel contesto di una procedura internazionale di natura commerciale, la necessità di un approccio qualificato alla materia del contendere rappresenta un’aspirazione legittima delle parti in causa.
Esse hanno la possibilità di far decidere la propria vertenza da chi vogliono e nella scelta assume grande importanza la competenza della persona o delle persone chiamate a determinare gli esiti della controversia.
Appurato che l’arbitrato può essere condotto da specialisti, e che sempre più forte è la richiesta di personalità in grado di apprezzare appieno gli elementi tecnici senza per ciò essere incapaci di gestire un contenzioso, ci si chiede quali siano gli spazi di operatività di una figura istituzionalmente riconosciuta, la cui funzione precipua è proprio quella di far entrare nel processo nozioni tecniche indispensabili all’apprezzamento dei fatti, che il tribunale non possiede.
Gli aspetti tecnici del caso sono affrontati e risolti in maniera radicalmente diversa nei sistemi di common law e in quelli di diritto continentale, per cui questa dicotomia deve essere tenuta presente in tutta la trattazione della materia.
Proporre soluzioni attendibili e applicabili in campo internazionale significa capire preventivamente le modalità di svolgimento di un apprezzamento tecnico dei fatti nei vari sistemi giuridici, per poi procedere ad una comparazione che faccia forza sugli aspetti comuni e cerchi di mediare su quelli divergenti.
Questo studio vuole essere condotto al riparo da un’ottica locale e partigiana, in cui la verifica delle diverse soluzioni prospettabili avviene in piena libertà dalle abitudini giuridiche che ci sono familiari.
Affrontare e (si spera) risolvere annose e difficili questioni quali quella del rapporto fra una consulenza tecnica disposta d'ufficio ed il dogma del libero convincimento dell’organo giudicante ovvero cercare una opportuna qualificazione giuridica ad un fenomeno così pieno di zone grigie o ancora chiedersi dell’ammissibilità di una consulenza tecnica basata su conoscenze giuridiche e non più tecniche aggiunge sicuramente qualcosa al quadro, finora tutt’altro che limpido, in cui lo studioso quanto il pratico sono costretti ad operare.
La struttura del lavoro rispecchia questa esigenza e, dopo una breve quanto necessaria introduzione all’istituto arbitrale internazionale, affronta il “problema” consulenza tecnica partendo dalla sua definizione e analizzando poi molte delle domande che il cultore della materia si pone di fronte ad un istituto di non facile collocazione (difficoltà accresciuta in ambito internazionale dalle diverse impostazioni presenti e dalla possibilità per le parti di nominare arbitri–esperti).
È parso poi necessario un riferimento conclusivo alle altre attività di assistenza tecnica che possono prendere luogo al di fuori o prima di un giudizio arbitrale, proprio per l’esigenza di delimitare l’area di applicazione del nostro istituto, senza per questo trascurare quei nuovi strumenti che il mondo degli affari internazionali sta introducendo al fine di sveltire e rendere più efficace la risoluzione di difficoltà di ordine prevalentemente tecnico.


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5 PREFAZIONE Nel contesto di una procedura internazionale di natura commerciale, la necessità di un approccio qualificato alla materia del contendere rappresenta un’aspirazione legittima delle parti in causa. Esse hanno la possibilità di far decidere la propria vertenza da chi vogliono e nella scelta assume grande importanza la competenza della persona o delle persone chiamate a determinare gli esiti della controversia. L’aspetto tecnico e quello giuridico sono intimamente connessi, tanto da far nascere il dubbio che il primo possa prevalere sul secondo e l’intera vicenda arbitrale possa assomigliare più ad un procedimento di conciliazione condotto da tecnici del settore che ad un processo vero e proprio. Appurato allora che l’arbitrato può essere condotto da specialisti, e che sempre più forte è la richiesta di personalità in grado di apprezzare appieno gli elementi tecnici senza per ciò essere incapaci di gestire un contenzioso, ci si chiede quali siano gli spazi di operatività di una figura istituzionalmente riconosciuta, la cui funzione precipua è proprio quella di far entrare nel processo nozioni tecniche indispensabili all’apprezzamento dei fatti, che il tribunale non possiede.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Marco Casale Contatta »

Composta da 182 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3729 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.