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La dimensione tattile di un oggetto sonoro - Un'indagine sull'iPod Apple

Informazioni tesi

  Autore: Ricci Anna
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università IUAV di Venezia
  Facoltà: Design e Arti
  Corso: Teorie e metodi del disegno industriale
  Relatore: Patrizia Magli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 109

La “percezione” o esperienza sensibile, è ciò che per prima ci permette di entrare in relazione e conoscere gli oggetti del mondo. L’interscambio che si viene a costituire è quello tra il soggetto, che si proietta all’esterno e il mondo che, tramite gli stimoli sensoriali prodotti, viene interiorizzato dal soggetto. Maurice Merlau-Ponty teorizzava questa esperienza a partire da una struttura “intersensoriale” attiva e dinamica, il nostro corpo, un “corpo sensibile”. Il nostro modo integrato di percepire il mondo fisico è ciò che ci distingue dagli altri esseri viventi e si realizza nella capacità che hanno i nostri sensi di intercomunicare tra loro offrendoci una percezione globale.
Dall’unità fra i sensi deriva dunque la nostra capacità di interagire con le cose nel modo che conosciamo, ma c’è un senso che più degli altri esprime il modo in cui nell’uomo si sviluppa questa facoltà: il tatto. Vedremo come il tatto giochi un ruolo essenziale nell’evoluzione dell’uomo sia dal punto di vista filogenetico che ontogenetico, e come gli abbia permesso e gli permetta di sviluppare le sue capacità psicologiche, conoscitive e motorie.
Osserveremo quali sono gli strumenti principi del tatto, la mano e la pelle, quest’ultima in virtù del suo essere la base su cui tutti gli altri organi sensoriali si formano.
Toccheremo così vari ambiti disciplinari, dalla fenomenologia, con Merlau-Ponty, alla psicoanalisi con Didier Anzieu, alla psicologia cognitiva con Marco Mazzeo e James J Gibson, all’antropologia con Leroi-Gourhan. Passeremo poi all’arte e alla semiotica con Fontanille, per giungere al design, in cui i sensi tutti e il tatto in particolare assume nuove configurazioni funzionali ed estetiche.

Il nostro studio si articola in tre parti. La prima parte, più generale e teorica, riguarda il corpo e la percezione, in virtù di rendere conto del ruolo del tatto all’interno di una struttura “intersensoriale”.
La seconda parte (cap. 4) ripercorre l’attività estetica dell’uomo e delle sue radici fisiologiche, in quanto si viene a formare grazie a quel “meraviglioso apparato” che è il cervello dell’uomo (Leroi-Gourhan 1965:328 tr.it). Vedremo alcuni degli esempi che nella storia dell’arte e in particolare del design meglio hanno segnato il passo in direzione di un “estetica tattile”, da Martinetti e le sue tavole tattili a Munari e i pre-libri, fino a Itten e Moholy-Nagy alla Bauhaus. Se il tatto viene affrontato prevalentemente in relazione ai materiali e alle superfici (e textures), vedremo come si sia creata una nuova tendenza nel design che svincola l’esperienza tattile dalla materialità degli oggetti. Questo introduce la terza e ultima parte della nostra trattazione. La nostra proposta riguarda il ruolo svolto dalle proprietà specificamente tattili nella percezione di un oggetto. Il modello di analisi di quest’oggetto si articola sul modello categoriale della semiotica plastica rivolta in questo caso ad un oggetto “tattile” (tridimensionale). Dato il ruolo svolto dalla vista abbiamo ritenuto necessario non considerare unicamente lo studio delle proprietà tattili, ma di valutare il modo in cui queste interagiscono con quelle “visive” nel contributo dato alla sensibilizzazione e alla valorizzazione dell’oggetto proposto.
Abbiamo preso in considerazione un oggetto del quotidiano, l’iPod della Apple, considerandolo nella sua evoluzione nel tempo, fino a giungere al modello di ultima generazione, l’iPod Touch, che già dal nome enuncia una tattilità insita. Vedremo così in che modo questo oggetto viene definito “tattile” in virtù delle sue caratteristiche progettuali e degli effetti di senso che da essi si generano, in relazione all’utente.

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5 1 . P E R C E P I R E I L M O N D O : I S E N S I , I L T A T T O Prima di cominciare a parlare di sensi, è utile parlare di "percezione". La percezione, o l'esperienza sensibile, costituisce la base su cui costruiamo il nostro rapporto con il mondo. Questa esperienza, vedremo, si articola a partire da una struttura "intersensoriale" attiva e dinamica, il nostro corpo, un "corpo sensibile". Senza voler esaurire tutti i contributi a riguardo, ho voluto iniziare dalla teoria della percezione di Maurice Merlau-Ponty. Questa teoria sviluppa il concetto di "schema corporeo" sensorialmente attivo e dedica particolare attenzione all’interazione e la partecipazione di tutti i sensi nell'atto percettivo, che porta alla teoria, come vedremo, dell'unità dei sensi. 1 . 1 I l co r p o ch e sen t e In "fenomenologia della percezione" Merlau-Ponty (1945) esponeva le problematiche relative ai sensi e alla percezione sia del mondo esterno sia di quella di sè stessi. Egli descriveva il corpo in termini di movimento in quanto è proprio nel suo carattere dinamico che esso si realizza in modo completo. In sostanza il corpo si definisce grazie alla possibilità insita che ha di muoversi all'interno dello spazio (e del tempo); a sua volta lo spazio è determinato dal corpo stesso, che lo abita. Le dinamiche di movimento sono la manifestazione di intenzioni e scopi del soggetto. Il corpo viene concepito come un'unità sensoriale che funge da mediatore tra se stessi e il mondo e non è unicamente un oggetto fra altri oggetti, "ma un oggetto sensibile a tutti gli altri, che risuona per tutti i suoni, vibra per tutti i colori " (Merlau-Ponty 1945:315 tr.it.). Essendo lo spazio ciò che dà un senso al corpo, è lo spazio stesso a determinare anche

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