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Il legame affettivo tra con-fusione e identità. Psicopatologia della relazione affettiva.

Informazioni tesi

  Autore: Maria La Russa
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Psicologia
  Relatore: Calogero Lo Piccolo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

L’uomo sembra manifestare un particolare tipo di comportamento che dimostra di aver subìto una pressione a diversi livelli psicologici, cognitivi ed emotivi e lo spazio riservato all’incontro con l’Altro è contaminato da sentimenti di diffidenza e di paura tali da indurre a considerare il proprio simile minaccioso e pericoloso dalla quale difendersi.
Lo stesso concetto di “affetto” è stato ridotto ad una dimensione istintuale e sessuale perdendo la capacità di trascendere il suo determinismo biologico per arrivare all’espressione massima del divino e del sacro.
L’affetto, che determina la qualità della relazionalità dell’uomo, da più parti, è definito carente e nei diversi ambiti umano si caratterizza per un suo irrigidimento sulla dimensione individualistica che, paradossalmente, è una dichiarazione manifesta di come l’uomo tende ad andare contro la sua stessa naturalità.
Diversi studi e ricerche hanno dimostrato come l’attuale disponibilità dei genitori a rendere facile e indolore l’attraversamento degli stadi di sviluppo del proprio figlio rende difficile il suo distacco dal nucleo familiare ostacolando, così, il suo processo di individuazione e favorendo quel particolare fenomeno, tanto attuale, della “famiglia lunga” all’interno del quale i giovani restano aggrappati per la loro sopravvivenza nell’impossibilità di trovare le forze, il coraggio e la spinta giusta per fondare, a loro volta, una nuova famiglia, garanzia della continuità generazionale.
La formazione dell’identità soggettiva (Erikson, 1980), è resa perciò difficoltosa e non solo a seguito del cambiamento strutturale della famiglia ma anche, e soprattutto, a causa del cambiamento del ruolo paterno che, perdendo la figura normativa di guida e di limite, punitiva e protettiva tale da consentire lo sviluppo del figlio adattato alle norme interiori e sociali e, emulando sempre più una funzione “materna”, non è più in grado di porsi come elemento di interruzione della relazione simbiotica madre-figlio.
La psicopatologia del legame affettivo, in tale panorama, oscilla, senza mai trovare equilibrio, tra con-fusione ed identità riguardo la possibilità del soggetto di vivere le sue relazioni affettive in condizione di simbiosi e conseguente confusione di esperienze affettive con le persone del suo nucleo familiare e contemporanea necessità di distinguersi e differenziarsi per diventare autonomo e responsabile del proprio progetto di vita.
Nell’attuale panorama sociale due particolari condizioni umane sembrano dimostrare una forma di psicopatologia di base collegata alla relazione affettiva e, precisamente, la dipendenza delle donne dalle figure maschili che si pone come loro condizione di sostentamento e di presenza nel mondo sociale ed i cosiddetti “bamboccioni”, ovvero i giovani trentenni frutto di un’epoca caratterizzata da precarietà ed instabilità che non consente di poter progettare la loro vita per garantirne la continuità generazionale.
I bisogni di controllo e di potere, di questi soggetti, possono elevarsi talmente tanto da condizionare tutta lo loro esistenza fino a spingersi alla soppressione e distruzione delle persone ritenute oggetti da possedere e non un proprio simile.
Bowlby (1982), con la sua teoria sull’attaccamento mette in evidenza che, la psicopatologia del legame affettivo dipende dalla modalità interattiva della relazione tra individuo ed ambiente e dagli eventi che intervengono ad imprimere rigidità al processo plastico e flessibile della neotenia.
Durante lo svluppo segue, nella costituzione del senso di identità del soggetto, il tipo di modello educativo che interviene per adeguare ed adattare il suo comportamento alle aspettative sociali e normative dell’ambiente, e che interviene nella formazione della sua struttura di personalità “come uno scultore che modella la sua pietra” attraverso azioni repressive o incoraggianti, verso l’uno o l’altro comportamento.
Un modello educativo che, qualora centrato sulla critica dei sentimenti del bambino e sulle sue pulsioni, ad esempio, produce in lui sentimenti di rabbia che scadono in sensi di colpa e sentimenti di vergogna.
Un modello educativo ritenuto adeguato è quello che innesca il processo del pudore inteso come necessità di velare per proteggere ciò che è sentito intimo e quindi fragile e delicato. Pudore come sentimento di rispetto, di ritegno e di contenimento, come strumento che aiuta a trovare un equilibrio tra il desiderio di fusione e di intimità mantenendo vivo il problema dell’alterità e della differenza.
Il disturbo relazionale, che identifica la patologia relazionale fra due o più persone legate fra loro da qualità affettive e per il quale è previsto un inserimento nella versione corretta ed aggiornata del DMS V prevista per il 2010, si configura come la nuova malattia mentale del secondo millennio che comprende il mobbing o lo stalking.

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3 INTRODUZIONE Osservare il contrasto che esiste tra le meraviglie dell‟universo e la sofferenza umana, che si sviluppa al suo interno, produce sgomento ed incredulità e, allo stesso tempo, fa emergere la curiosità ed il desiderio di conoscere e comprendere quale tragica relazione esiste tra la possibilità di vivere la propria vita nel piacere della bellezza universale e la sofferenza che segna l‟impossibilità di abbandonarsi al godimento di tale grande meraviglia. La vita dell‟essere umano, nel suo particolare modo di “essere” ed “esistere” nel suo ambiente naturale e culturale, materiale e spirituale, individuale e collettivo è scandita dai fondamentali momenti del concepimento, della nascita e della crescita che evidenziano il suo sviluppo evolutivo realizzato attraverso stadi maturativi diversi. Ciò che poi caratterizza l‟esistenza dell‟uomo nel suo specifico ambiente è il suo comportamento che, mediato da richieste culturali condivise ed implicite ne indica l‟appartenenza ad un preciso gruppo sociale e governa la qualità e la quantità delle sue interazioni con i suoi simili. Il primo capitolo, mette in evidenza la natura sociale dell‟uomo che si pone come base del comportamento e che si manifesta attraverso le sue relazioni affettive e le sue diverse interazioni dalla cui qualità, indicatore di buon adattamento sociale, si desume il suo grado di differenziazione e l‟intensità di espressione di precisi elementi culturali simbolici che si creano nella reciprocità della relazione. Gli elementi simbolici creano un particolare clima interattivo qualificato dalla libertà, dal coraggio, dalla fiducia e dalla speranza che si sviluppano per determinarne l‟orientamento e la profondità, generando un legame affettivo che può restare su un livello superficiale o spingersi fino all‟intimità. Il comportamento umano traduce in materialità i significati culturali simbolici che vengono trasmessi dal gruppo di appartenenza del soggetto e che, nella loro totalità ed integrazione, concorrono a determinare la formazione dell‟identità dell‟uomo evidenziando che, “c‟e uno stretto legame tra la concezione della cultura e quella dell‟identità culturale……l‟identità culturale rimanderebbe necessariamente al gruppo originale di appartenenza dell‟individuo……in altre parole, l‟identità preesisterebbe all‟individuo che

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