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Fedra e l'Usignolo. Riscrittura del mito nel teatro di Timberlake Wertenbaker e Sarah Kane

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Duranti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Giovanna Mochi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 228

I miti greci hanno affascinato ed ispirato le opere dei poeti e degli artisti di ogni epoca. Il mito di Fedra, la regina cretese innamorata del figliastro Ippolito e quello delle sfortunate sorelle ateniesi Filomela e Procne, vittime del barbaro Tereo, sono due dei racconti che ricorrono più di frequente nella letteratura drammatica di tutti i tempi.
Tuttavia è il XX secolo ad assistere ad una straordinaria ripresa del mito. La “rimitologizzazione” (fenomeno essenzialmente occidentale) prende avvio col Modernismo, in relazione alla crisi della cultura borghese, intesa come crisi dell’intera civiltà. In questo contesto, il mito è andato a sostituire, nella letteratura, il realismo del XIX secolo, la cui aspirazione era la rappresentazione della realtà. Nel XX secolo il mito pervade tutti i campi delle arti, dal romanzo al cinema, ma è il teatro a risentirne in maniera particolarmente sensibile l’influenza.
Il mito trova terreno fecondo anche nell’epoca postmoderna, dove diventa un veicolo di espressione e trasmissione di idee politiche e filosofiche e soprattutto un mezzo attraverso il quale il teatro delle donne ha potuto esplorare l’identità femminile oppressa da secoli di dominio maschile. Il femminismo interpreta la postmodernità come un’importante occasione per ripensare in modo nuovo temi fondamentali quali l’identità, il corpo, la soggettività, la diversità. È in questo contesto che prende avvio la carriera di due straordinarie drammaturghe contemporanee inglesi, Timberlake Wertenbaker e Sarah Kane.
Timberlake Wertenbaker proviene dal gruppo di women playwrights (tra cui Caryl Chruchill, Pam Gems, Sarah Daniels) cresciute nel contesto “fringe” degli anni Settanta. Emerge negli anni Ottanta con Our Country’s Good (1988), pièce che le regala il successo anche sui palcoscenici del West End londinese.
Sarah Kane, apprezzata sia nella nuova scena teatrale inglese che all’estero come una della scrittrici più innovative della sua generazione, nella sua breve carriera, ha estrapolato la quintessenza della drammaturgia “In-yer-face” degli anni Novanta.
Ambedue sono protagoniste di una riscrittura del mito. In The Love of the Nightingale (1989), parodia del mito di Filomela, stuprata e ridotta al silenzio con il taglio della lingua dal trace Tereo, marito di sua sorella Procne ma invaghito di lei e che culmina nella metamorfosi dei tre protagonisti in uccelli, Wertenbaker opera un sovvertimento del punto di vista maschile. In questo testo, il mito dell’Usignolo si trova a coincidere con quello di Fedra nella tematica dell’amore incestuoso, mediante l’espediente del theatre-within-the-theatre. Tramite il mito, più efficace della storia in quanto trascende i confini nazionali e diventa parte di una comune eredità culturale, l’autrice riesce a stimolare il pubblico a pensare e ad interrogarsi proprio sulla possibilità del cambiamento.
Nel 1996, su commissione del Gate Theatre di Londra, Sarah Kane rielabora il mito di Fedra, che diviene Phaedra’s Love. Questo lavoro, diretto dall’autrice stessa, mette in scena un Ippolito dei nostri giorni, pigro, grasso e nichilista ma dotato di un irresistibile senso dell’umorismo col quale si arma per distruggere ogni pretesa e difesa degli altri personaggi. Nonostante il titolo infatti, il vero protagonista è il figlio di Teseo, proiettato stavolta dentro un claustrofobico spazio domestico, e che persegue l’onestà assoluta anche a costo della vita. Lontana dalle problematiche di “gender” di Wertenbaker, Sarah Kane riprende il mito per affrontare il vuoto morale e il dolore esistenziale dell’individuo all’alba del terzo millennio.
Ripercorrendo le tappe della drammaturgia inglese dell’ultimo ventennio del secolo scorso, ho creduto importante soffermarmi sul lavoro di Timberlake Wertenbaker e di Sarah Kane perché rispecchiano due generazioni e due tendenze teatrali fondamentali. Le loro opere sono un’importante testimonianza di come il teatro sia vitale e presente per la società britannica e come questo serva per metterne in luce le contraddizioni e le problematiche più attuali.

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PREMESSA Nel 1999 mi trovavo all‟Università del Kent a Canterbury, in Inghilterra, in occasione del progetto Erasmus. Tra gli esami che avevo deciso di sostenere all‟estero avevo introdotto Storia del Teatro che tradotto nel modulo inglese era diventato per mia scelta Contemporary British Theatre. Questo corso fu per me una continua rivelazione dal momento che mi permise di venire a conoscenza di un universo teatrale nuovo e fonte di incessante ispirazione. A priori avevo sempre creduto che la patria di Shakespeare, il drammaturgo statisticamente più letto e conosciuto al mondo insieme a Cechov, dovesse avere una cultura teatrale molto più ampia e forte rispetto alla nostra. Non mi sbagliavo. Tutti gli inglesi che ho conosciuto, coetanei e professori universitari, mi spiegavano che fin da bambini si viene spinti dai genitori e dagli insegnanti a fare teatro e così, tutti in Inghilterra, almeno una volta in vita loro, hanno provato l‟ebbrezza di trovarsi su un palcoscenico. Nelle scuole primarie e secondarie inglesi infatti, si organizzano messe in scena di autori classici e contemporanei e all‟università è un fermento di workshops di ogni genere. Il teatro in Inghilterra non è solo intrattenimento o solo spettacolo per intellettuali, poiché ogni classe sociale ne fruisce molto più che da noi, ma un vero e proprio specchio della società, un mezzo per capirla e per capirci. Per questo motivo, molti giovani drammaturghi vengono incentivati proprio dai teatri (ne è un esempio il Royal Court) che promuovono concorsi di drammaturgia e che premiano i vincitori con la messa in scena, da parte di compagnie di attori professionisti, delle loro pièces. In proposito, Dacia Maraini, scrittrice per teatro anch‟essa, in un‟intervista ad Antonella Melilli per "Hystrio", rispondendo alla domanda se la drammaturgia italiana contemporanea può recepire da quei fatti (11 settembre) nuovi stimoli e contenuti risponde: Mi sembra difficile. Non per colpa dei drammaturghi, che sarebbero anche interessati, ma perché il teatro italiano non ha interesse alla drammaturgia nuova, moderna, ai temi d‟attualità.

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