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Moda, arte e orientalismo: da Paul Poiret alla rivoluzione giapponese nella Haute Couture

Moda, arte e orientalismo: sono queste le parole chiave per mettere in evidenza il rapporto profondo che lega i “mondi” rappresentati da queste tre parole e, in modo particolare, l’importanza dei binomi “moda-arte”, “moda-orientalismo” e “Oriente-Occidente”.
Le origini della nascita del rapporto tra la cultura orientale e quella occidentale risalgono all’anno in cui (1869) l’apertura del canale di Suez permise a due “mondi” così lontani culturalmente, artisticamente e anche in fatto di abitudini e tradizioni vestimentarie, di “toccarsi con mano” e di essere influenzati l’uno dall’altro.
Partendo quindi da eventi storici così importanti, il rapporto tra Oriente e Occidente si è evoluto portando, nel Novecento, grazie a movimenti d’avanguardia rappresentati da personalità innovatrici e anticonformiste, lo sviluppo della voga per qualsiasi cosa appartenesse a terre lontane e della moda per l’esotico e per tutto ciò che fosse orientale e in modo particolare giapponese.
L’amore per l’esotico si è sviluppato prima di tutto nelle arti, grazie a movimenti come le Arts and Crafts o l’Art Nouveau prima e, in seguito, ad alcuni pittori impressionisti di spicco e, di conseguenza, anche nella moda. A questo proposito è fondamentale ricordare l’importanza del rapporto “arte-moda”, binomio che, proprio nel Novecento, si è rafforzato e concretizzato grazie a un couturier come Paul Poiret: egli, oltre ad aver introdotto nella Haute Couture innovazioni del tutto rivoluzionarie rispetto ai canoni vigenti, prima del suo esordio nella moda parigina ha fatto in modo che il creatore di moda fosse considerato un artista a tutto tondo, allo stesso livello dei pittori, degli scultori e degli architetti più accreditati in quel periodo, consacrando quindi il legame tra arte e moda. Poiret, inoltre, coltivò moltissime amicizie, collaborazioni e rapporti di lavoro con celeberrimi artisti della sua epoca: egli è stato incoronato Re della moda in tutto in mondo e lo dimostra anche una delle più grandi mostre mai dedicate al couturier dal Metropolitan Museum of arts di New York.
Se Poiret, però, è stato, tra le altre cose, il simbolo del rapporto tra moda e Oriente nella prima metà del Novecento, nella seconda parte del secolo, a partire dagli anni Settanta, periodo di rivoluzioni e cambiamenti vestimentari, i protagonisti sono stati degli stilisti emigrati a Parigi direttamente dal lontano Giappone, arrivati in Europa a stravolgere completamente la visione eurocentrica che fino ad allora aveva caratterizzato la cultura vestimentaria occidentale. Si tratta di Yamamoto, Miyake e Kawakubo che, come celebra la mostra organizzata in loro onore nel 2004 al Met di New York, sono stati nel XX secolo i protagonisti indiscussi della moda giapponese caratterizzata, a partire dalla consacrazione del loro successo, da una commistione di tradizione a “globalizzazione degli stili” che, una volta per tutte, ha consacrato il sodalizio tra moda occidentale e moda orientale.

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3 CAPITOLO I INTRODUZIONE ALL’ORIENTALISMO I.1 Le origini La rivoluzione industriale, affermatasi nell’ Inghilterra vittoriana intorno alla metà del XIX secolo, segna un fondamentale passaggio nella fabbricazione degli oggetti. La produzione in serie, infatti, porta al superamento del lavoro di tipo artigianale, in cui, ideazione e realizzazione di un prodotto, sono nelle mani di una sola persona. In realtà, i primi prodotti industriali destinati alla massa erano piuttosto scadenti sul piano estetico, troppo semplificati, oppure sovraccarichi di decorazioni inutili, riprese in modo meccanico dalla tradizione e senza il “sapore” di autenticità che caratterizza ogni manufatto artigianale. 1 1 http://www.sapere.it/tca/MainApp?srvc=dcmnt&url=/tc/scuola/ricerche/design/ storia_design/1_morris.jsp

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Antonella Capurso Contatta »

Composta da 137 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.