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I diritti dei minori nell'ordinamento giuridico italiano

La ragione fondamentale di questo (mio) lavoro consiste fondamentalmente nella volontà di ricostruire in maniera abbastanza precisa quali diritti all’interno dell’ordinamento giuridico italiano siano esplicitamente garantiti ai minori.
La cronaca nera negli ultimi tempi ha visto sempre più un numero considerevole di minori oggetto di violenza e dunque è evidente che il legislatore abbia considerato necessario un adeguamento degli strumenti legislativi presenti alle situazioni diverse che si sono venute determinando nel tempo. E allora è parso necessario organizzare il presente lavoro in tre punti distinti, quello prevalentemente giuridico, quello sociologico e infine pedagogico: parlare di minori significa inevitabilmente presupporre un discorso organizzato secondo i piani argomentativi citati. E allora sul piano più propriamente giuridico, partendo dall’analisi di cosa in passato il diritto prevedeva in difesa del fanciullo ci si è poi concentrati su tutta una serie di documenti, Dichiarazioni che lo scorso secolo hanno esplicitamente posto al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica appunto la necessità di una tutela del minore. Il riferimento qui è la Dichiarazione del ‘24, ’59 e la Convenzione ONU del ’89.
Nel contempo, però, è emerso un altro aspetto caratterizzante la problematica in oggetto: non sono pochi infatti i casi di minori accusati de aver compiuto crimini anche gravi. La cronaca nera, infatti, per il passato anche recente ha registrato numerosi casi di tal genere.
In relazione a ciò è nato un dibattito articolato sulla necessità di abbassare la soglia di imputabilità come una soluzione per scongiurare il ripetersi di atti criminosi compiuti appunto dal minore.
In questo specifico argomento è stato indirettamente affrontato, mentre dal momento che esulava dai criteri metodologici scelti in sede di progettazione.
L’attenzione maggiore è stata riposta al rapporto tra diritto e diritti dei minori: si è evidenziato allora come in Italia, una fattispecie, le politiche sociali per l’infanzia e l’adolescenza procedono secondo due filoni principali: quello istituzionali che tradizionalmente è chiamato a fornire servizi alla platea di bambini; e quello associativo volontaristico teso ad integrare il precedente con l’obiettivo di intervenire in favore di minori disagiati. Sul disagio poi nel terzo capitolo si è operato una ricostruzione delle dinamiche sociologiche che in qualche modo determinano problematiche inerenti il primo inserimento del minore nella società.
Il ruolo del TM è stato altrettanto evidenziato al fine di evidenziare come esso rappresenti uno strumento particolare teso proprio ad affrontare casi riguardanti il mondo minorile.
La distinzione tra un diritto degli adulti e uno dei “minori” risiede proprio nella volontà di garantire l’unicità e le peculiarità del minore nella società contemporaneità. Sullo sfondo di questo lavoro è emerso chiaro che è necessario sempre più oggi tenere distinto il disagio dalla devianza. Solo un’azione attenta, efficace ed efficiente delle istituzioni tesa proprio a risolvere il disagio sociale potrà determinare una riduzione anche corposa dei casi devianza. E probabilmente i legislatori per il passato hanno tenuto presente questa distinzioni di fatti è mancata una politica organizzata estesa sul tutto il territorio nazionale capace di limitare l’affermazione di difficoltà dei (singoli) minori.

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2 INTRODUZIONE Il presente lavoro rappresenta un’ampia – ma certamente non esaustiva – riflessione sui diritti dei minori nell’attuale contesto storico sociale. Il testo, suddiviso in tre capitoli, traccia dapprima un breve excursus storico di come, nei secoli, sia stata concepita e considerata l‘infanzia nell’immaginario collettivo. Il riferimento è al Medioevo in cui si assiste ad una vera e propria eclissi dell’infanzia, comprovata dal fatto che non vi è, in quest’epoca, alcuna testimonianza di bambini nelle diverse manifestazioni artistiche; al Seicento ed al Settecento quando “i moralisti” in particolare, prendono in considerazione i bambini solo per la loro condizione di sostanziale debolezza e per il bisogno di qualcuno che li guidi; all’Ottocento ed ai primi del Novecento quando l’infanzia si impone con una centralità prepotente, vista l’importanza che in un contesto borghese acquistano i bambini in quanto fondamento della famiglia, a sua volta nucleo principale, in un certo senso, del sistema capitalistico. Ed è certamente significativo che, in contemporanea col diverso ruolo e la diversa considerazione che l’infanzia acquisisce in quest’ ultima congiuntura storica, emerga e si affermi la nozione di diritti dei minori, a sua volta sottesa al bisogno di considerare i bambini non solo soggetti di diritti, appunto, ma anche oggetto di sistemi educativi. Si tratta di prendere atto che oggi il bambino è, per capacità, formazione e conoscenze in grado di pesare nel contesto sociale con un ruolo, una soggettività sostanzialmente diversa rispetto ad un coetaneo di alcuni decenni fa. Ne è la riprova il fatto che i mezzi di comunicazione di massa, le campagne di marketing e di pubblicità individuano nei ragazzi un segmento importante di opinione pubblica in rapporto alla quale è

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Emilia Amatucci Contatta »

Composta da 112 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.