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La comunicazione dell’aeronautica militare, dal 1980 ai giorni nostri. Difformità tra il modello azzurro e la policy interforze.

L’aeronautica gode di un rapporto felice con i media e il pubblico. Il fascino del volo rappresenta da sempre una suggestione positiva per i diversi target che si avvicinano a questo mondo. Il successo di immagini e suoni è tangibile nelle manifestazioni aeree, la “Giornata Azzurra” è uno dei programmi di successo della RAI. La percezione della platea rimane favorevole anche quando si passa alla cronaca nera di un incidente: i toni emotivi si accendono, ma resta sostanzialmente immutato l’incanto per il mondo aeronautico.
Il discorso cambia quando si parla di Potere aereo, cioè uso della forza ed impiego della macchina bellica. Il gradimento generalizzato cala e diventa spesso disapprovazione se si affrontano tematiche come guerra, bombardamenti, vittime. Illuminante il case history della guerra in Kosovo, la prima ad essere stata combattuta quasi unicamente dal cielo, la prima a “zero morti”: per aumentare il grado di accettazione dell’intervento bellico da parte dell’opinione pubblica mondiale, la NATO ha goduto di una copertura mediatica favorevole ed incline a minimizzare gli aspetti critici. Eppure anche in Kosovo ci sono state “crisi comunicative”, come nel caso dei bombardieri (tema ancora attuale in Afghanistan).
L’Aeronautica Militare ha compreso a pieno il ruolo della comunicazione proprio in un momento di crisi, forse la più grave della sua storia. Ustica ha rappresentato la prova tangibile dell’influenza che esercita la percezione dei media e dell’opinione pubblica nei confronti del processo decisionale dal quale dipendono le scelte politiche inerenti allo strumento militare. Scelte che concorrono a definire, legittimandolo, il ruolo stesso della Forza armata. Il disastro ha evidenziato la necessità di un forte cambiamento perché, in generale, il successo operativo è sempre in relazione ad una buona comunicazione. Infatti comunicare, e farlo correttamente, è una delle funzioni centrali di ogni organizzazione militare. Negli ultimi anni il comparto Difesa ha sviluppato una complessa strategia, che può essere schematizzata in tre tipologie di presenza comunicativa:
a. quella istituzionale, relativa al Ministero della Difesa;
b. quella interforze, inerente alla policy comune delle Forze armate;
c. quella autonoma, che fa riferimento alla singola Forza armata.
Il corpo azzurro ha il compito di svolgere attività informativa correlata all’impiego dello strumento aereo. Sul territorio nazionale sviluppa tale funzione attraverso una presenza comunicativa autonoma, mentre fuori area (all’estero) agisce in ottemperanza alla policy interforze dettata dal Ministero della Difesa, eventualmente coordinata o subordinata alle grandi organizzazioni internazionali di cui l’Italia fa parte (UE, ONU, NATO, OSCE). Come si può capire, è necessario operare in un contesto coordinato, con un’attenzione particolare verso i media.
Oggi l’immagine delle Forze armate viene associata prevalentemente alle attività fuori area, ma perché queste siano legittimate dalla collettività c’è bisogno di un adeguato consenso interno ed internazionale. L’opinione pubblica occidentale mal sopporta la perdita di vite umane, tra i propri militari, ma anche tra la popolazione civile e persino nei ranghi dell’avversario. Un solo caduto in una missione può provocare ripercussioni politiche che, nei casi più gravi, possono portare a una crisi di governo o addirittura al ritiro del contingente.
Paradossalmente, aver minimizzato i conflitti in Europa grazie a sicurezza e difesa, costituisce un ostacolo nel giustificare all’opinione pubblica l’uso della forza: le Forze armate sono viste solo come garanti della pace in missioni di umanitarie o di soccorso in caso di disastri (peace keeping e peace enforcing). Il fattore decisivo è però quello politico. Nella storia recente il Potere aereo ha avuto due grandi opportunità per emergere sul piano comunicativo, nel Golfo e nei Balcani, che invece si sono rivelate due occasioni perdute. Golfo e Kosovo sono esempi eloquenti della difficoltà di rendere pubblici determinati messaggi, come l’utilità strategica del Potere aereo nazionale.

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Prefazione Ci sono interpretazioni discordanti riguardo la comunicazione istituzionale dell’Aeronautica Militare e la sua efficacia. Vittorio Argento, vicedirettore di Radio Uno e dei giornali Radio Rai e maggiore del Corpo di Commissariato Aeronautico, pensa che il modello azzurro sia il migliore tra le Forze armate italiane. L’attuale ordinamento ha portato alla realizzazione di una rete di pubblica informazione e comunicazione che si dirama sul territorio nazionale e funziona grazie ad un flusso informativo di tipo top-down, (cioè dal vertice alla base e viceversa). Esistono strategie e strutture dedicate, che producono soluzioni trasparenti anche in momenti di emergenza e crisi. Il prof. Gregory Alegi non è della stessa opinione. Lo storico dice che l’attività della Forza armata va incontro ad una serie di ostacoli e difficoltà, quindi la comunicazione è gioco forza problematica. A cominciare dal fatto che il volo non è un’attività che si vede o presente in maniera omogenea, come ad esempio quella dell’Esercito, perché si svolge altrove, in cielo. Inoltre l’Aeronautica non gode più del monopolio del volo, lo scenario è cambiato con l’avvento di moltissime compagnie private. Altro fattore negativo è quello culturale: il corpo azzurro è pervaso dal linguaggio tecnico, d’accademia, non incline ad un tipo di comunicazio- ne rivolta ad un pubblico di massa. “Se la comunicazione è davvero così efficace - chiede Alegi - perché l’opinione pubblica si scandalizza ancora per la morte di sei Parà a Kabul” 1 ? Il tenente colonnello in congedo Francesco Barontini, portavoce del generale Leonardo Tricarico ai tempi del suo mandato come Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, è d’accordo con entrambi. O meglio, condivide il pensiero di Argento a livello nazionale ed afferma che all’estero la comunicazione della Forza armata è inefficace, in molti casi addirittura oggetto di manipolazione o censura (vedi i conflitti in Kosovo, Afghanistan e Iraq), perché non agisce autonomamente ma in ottemperanza alla policy interforze dettata dal Ministero della Difesa. 1 Il 17 settembre 2009 muoiono in un attentato sei paracadutisti della Folgore in missione in Afghanistan, altri quattro militari remangono feriti, e molte sono le vittime anche tra i civili. 9

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Sociologia

Autore: Mattia Bello Contatta »

Composta da 136 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.