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Dalla filantropia all'art banking: come l'arte contemporanea diventa immateriale

Oggi, affinché l'opera d'arte possa essere definita tale, non basta che un critico ne attesti il suo valore storico-qualitativo ma deve essere accettata soprattutto dal mercato.
L'opera, accanto alla sua tradizionale funzione estetica assolve altre due funzioni: quella di bene simbolico e quella di bene economico.
Il mondo dell’arte, nel suo insieme, è come una galassia composta da vari attori – artisti, rappresentanti di case d’asta, galleristi, curatori, direttori di musei, critici, banche e consulenti di investimento – i quali, interagendo tra di loro in modi non del tutto prevedibili, possono impostare e modificare le regole, influenzando attivamente l’intero comparto ed i suoi rapporti con il mondo dell’economia e della politica.
La vera questione è probabilmente un’altra: non si tratta più, o comunque non soltanto, del mero rapporto tra arte e mercato, che è sempre, in qualche modo esistito, ma di quanto il marketing stesso influenzi la produzione degli artisti contemporanei.
L’attenzione si concentra su tre tra questi attori che intervengono nella produzione artistica: le fondazioni culturali, le gallerie d’arte e le banche, quest’ultime si inseriscono nel discorso sia attraverso il loro apporto con le fondazioni bancarie appunto, sia con la loro influenza sul mercato attraverso il servizio di art banking.
Viene svolta, inoltre, una riflessione su come l’arte rappresenti una possibilità d’investimento, partendo dalla moderna teoria del portafoglio di Markowitz e dalle sue considerazioni sulla diversificazione e l’ottimizzazione degli investimenti per giungere alla descrizione del più recente ed estremo tentativo di trasformare l’arte in business, rendendo la stessa immateriale attraverso i fondi di investimento in opere d’arte.

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7 Capitolo I Struttura del mercato dell’arte contemporanea I.1.1. Il mercato dell’arte: dalle origini a oggi I primi scambi commerciali iniziarono a svolgersi tra Roma e la Grecia, probabilmente, dopo la presa di Corinto del 146 a. C. È da quel periodo infatti che, sulla base di una forte richiesta, da parte delle classi ricche, di statue greche per arredare le proprie ville, si sviluppò una fiorente industria di manufatti artistici in copia in tutti i centri dell‟ellenismo. Si formarono le figure dei primi esperti, degli intermediari, degli incettatori e degli esportatori e si giunse addirittura a stabilire una specie di borsa valore degli oggetti d‟arte e un listino dei prezzi. Nacquero importanti collezioni, quali quella di Silla, di Lucullo, di Pompeo, di Cesare etc. Il commercio di statue, però, subì un forte calo con l‟avvento del Cristianesimo, ma il collezionismo continuò a Bisanzio, nel palazzo imperiale e nelle case di ricchi patrizi. Fu con il Medioevo che il mercato delle opere d‟arte si ridusse notevolmente e soltanto dalla seconda metà del Trecento (dopo la Peste Nera del 1348) si poté assistere al rifiorire dell‟interesse per le opere d‟arte, il quale si consolidò pienamente durante il Rinascimento. A questa crescita contribuì la contingente situazione politica ed economica, che vide l‟affermarsi delle città come centri del commercio e il formarsi di una classe imprenditoriale, mercantile e finanziaria.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere

Autore: Ivana Principato Contatta »

Composta da 241 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.