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Il comunismo di Dolores Ibàrruri

Che possibilità di lasciare un ricordo nella memoria storica aveva una donna nata nel seno di una famiglia modesta alla fine del XIX secolo? Senza dubbio poche. Nel caso arrivasse all’età adulta, cosa che non si poteva dare per scontato, il destino che l’aspettava era quasi sempre il solito. Un matrimonio con un uomo dal quale non si poteva aspettare troppe attenzioni dopo il breve periodo di corteggiamento. Il duro lavoro giornaliero, in casa e forse anche fuori. Le difficoltà di arrotondare il bilancio a fine mese con tutte le spese di casa. I successivi parti, a volte seguiti dalla morte del figlio, e il pronto invecchiamento. La tradizionale consolazione della religione. Una vita, alla fin fine, che è stata della maggior parte delle donne da secoli e secoli, con abbondanti pene e poca allegria.
Molto differente, ma non meno drammatico, fu il cammino di Dolores Ibàrruri. Lei stessa di fronte la morte lo riassunse con una frase lapidaria: “Pensai di essere credente e abbandonai la fede. Volli fare la maestra per bambini e fui una propagandista rivoluzionaria; sognai la felicità e la vita mi colpì duramente, nei sentimenti più intimi, negli affetti più profondi...”
Cosa la portò a convertirsi nell’incarnazione stessa della militanza comunista? Da un lato le sue doti personali: intelligenza naturale, carattere indomabile e combattivo, fermezza e caparbietà davanti alle difficoltà, una voce che coinvolgeva le moltitudini, forse incluso un temperamento religioso che si manifestò attraverso una fede laica.
Ma ovviamente anche tutta una serie di casualità va costruendo la sua biografia. La maestra che le suscitò l’interesse per la lettura. Il fidanzato cattolico con il quale non si sposò e il fidanzato socialista con il quale sì che lo fece. Le parole opportune nel momento e nel luogo adeguato, quel “No pasaràn!” davanti a un microfono della radio durante i primi momenti della Guerra Civile. E in primo luogo qualcosa di così semplice come il luogo in cui nacque, un bacino minerario che era uno dei fuochi principali dell’imminente movimento operaio spagnolo.

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Capitolo primo Una vizcaína del bacino minerario Dolores Ibárruri Gómez nacque il 9 di dicembre del 1895 in Gallarta, la principale località del bacino minerario di Sommorrostro. Nella sua autobiografia militante, che pubblicò nel 1960 con il titolo di “El único camino”, affermava che i paesi del bacino erano per lo più tristi e sporchi, senza parchi né giardini, né strade grandi.2 Ma in interviste concesse nei suoi ultimi anni emergono ricordi più grati di una Gallarta attiva e chiassosa, dove vivevano anche famiglie ricche, il mercato era buono e la banda del paese animava le domeniche in piazza.3 Le case unifamiliari dei ricchi, con le loro verande e i fiori nel piccolo giardino; le case più modeste, invece, e i resti delle baraccopoli, dove originariamente alloggiavano le compagnie di minatori e che furono abbattute negli anni Sessanta, e i nuovi edifici che si costruirono un po‟ più lontano dalle esplosioni fatte in miniera. Dolores ricordava che ai suoi tempi, quando era piccolina, le case del paese erano separate dalle mine solamente per la ferrata mineraria. Questo voleva dire che, essendo l‟esplosione a cielo aperto, i bambini potevano vedere lavorare i propri genitori, ma dovevano anche riparare in casa all‟ora dell‟esplosione, per non correre il 2 D. Ibárruri (1960): El único camino, p. 116. 3 L. Haranburu e P. Erroteta (1977): Dolores Ibárruri, pp. 67-70.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Alice Morelli Contatta »

Composta da 179 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 677 click dal 22/04/2010.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.