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Il comportamento individuale tra normalità e patologia. L'agire sociale come oggetto di studio complesso.

Il lavoro rappresenta un tentativo di analisi dei complessi e variegati aspetti del comportamento umano (“normale” e “patologico”) e dell’agire sociale.
Lo studio è stato condotto sulla base di un approccio multidisciplinare, attraverso un’ottica biologica (gli adattamenti filogenetici, i meccanismi scatenanti innati, gli stimoli chiave e i segnali scatenanti), psicologica (pulsioni, aggressività e il ruolo delle emozioni) e sociologica.
Per nostra fortuna (o sfortuna, dipende dai punti di vista), l’uomo non è soggetto allo stesso determinismo riscontrabile nelle scienze naturali: la manifestazione di uno stesso comportamento in due soggetti può dipendere da cause diverse, così come stesse cause, stessi stimoli, stessi fattori, possono influire in maniera diversa, dando vita a diverse risposte comportamentali. Nell’uomo risulta quindi impossibile prevedere, ed esser certi di, una particolare manifestazione in base ad un certo stimolo.
Altro campo di interesse riguarda la “normalità” e la “patologia” nel comportamento umano e come queste influiscono nelle risposte individuali. Lo studio della normalità implica necessariamente l'analisi dei comportamenti umani; esso, pertanto, risulta strettamente connesso a quello della personalità, espressione di difficile definizione con cui oggi la psicologia concorda nell'intendere il prodotto dell'interazione dinamica dei vari processi psichici (cognitivi, affettivi, sociali, evolutivi) che, nel loro insieme, strutturano il sistema complessivo della persona umana come unica e irripetibile.
Analizzare le più significative teorie sulla personalità risulta dunque condizione fondamentale per ricostruire la storia del concetto di “normalità”, nel tentativo di spogliarlo fenomenologicamente delle varie componenti ideologiche operanti nei vari approcci: medico, psichiatrico, psicologico fenomenologico, sociologico.
Infine, è stata analizzata la storia di un soggetto, autore di un triplice omicidio sull’altopiano pistoiese a cui, in sede peritale, è stato riscontrato un vizio parziale di mente, in quanto affetto da disturbo schizoide della personalità.

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3 INTRODUZIONE pinta soprattutto da un‟insaziabile curiosità nei confronti della natura umana, ho deciso di intraprendere questo tipo di studio: volevo finalmente venire a conoscenza delle più svariate risposte ai miei numerosi “perché” riguardo l‟agire umano. Cercavo di raggiungere delle verità, svelate e definite, e proseguivo in questa mia ricerca del tutto ignara del fatto che mai avrei potuto ottenere certezze. Quello attinente la verità, la conoscenza delle cose, è un problema molto dibattuto nelle epistemologie delle scienze dello spirito, delle scienze dell‟investigazione e delle scienze criminali. È il soggetto, e quindi la ragione umana, ad adeguarsi all‟oggetto conosciuto e in grado di conoscere, per mezzo della metafisica, la realtà in sé delle cose, la loro intima essenza? O sono le cose, gli oggetti, che conosciamo così come si presentano a noi, ai nostri sensi? Nella filosofia dello spirito1 ci si è chiesti: se tutto quello che pensiamo è un fatto mentale, se cioè ogni nostra idea – impressione o concetto - è solo nella 1 La filosofia dello spirito rappresenta la terza ed ultima parte del sistema hegeliano e viene illustrata nella corrispondente sezione dell' Enciclopedia delle scienze filosofiche. Essa si articola, come di consueto, in tre momenti dialettici. Il primo è lo spirito soggettivo, il quale rappresenta la consapevolezza che lo spirito ha di sé in quanto singolo individuo umano e giunge al culmine con la presa di coscienza della sostanziale liberà dell'uomo. Il secondo è lo spirito oggettivo, in cui la libertà umana (termine del processo dello spirito soggettivo) si realizza o, appunto, si “oggettiva” nella comunità sociale e nelle istituzioni. Il terzo momento è lo spirito assoluto, nel quale lo spirito acquista consapevolezza di sé come Assoluto, ossia come totalità della realtà razionale. Anche lo spirito soggettivo si divide in tre momenti interni. La sua prima determinazione è quella dell' anima, concepita come il principio vitale che è alla base dello sviluppo biologico dell'uomo. In questa fase lo spirito è ancora uno spirito naturale, dal momento che le sue manifestazioni sono ancora strettamente legate con la base naturale da cui prorompono. Però Hegel ordina tali manifestazioni in una scala progressiva che va dalle determinazioni in cui è più forte il condizionamento della natura a quelle in cui comincia a manifestarsi l'indipendenza dell'individuo da essa. Il secondo momento dello spirito soggettivo è la coscienza, nella quale il processo di realizzazione della libertà individuale si estrinseca non più nella liberazione della natura, ma nella progressiva consapevolezza dell'unità tra soggetto conoscente e oggetto conosciuto. La terza manifestazione dello spirito soggettivo è infine lo spirito propriamente detto, che indica qui ancora la coscienza individuale, giunta però alla consapevolezza dell'identità tre sé e il proprio oggetto. La scienza che studia le tre determinazioni dello spirito così definito è la psicologia. In primis, lo spirito appare come spirito teoretico, nel quale si sottolinea il momento della conoscenza (e quindi l'azione dell'oggetto sul soggetto). In secondo luogo, esso si manifesta come spirito pratico, nel qualche prevale il momento della volontà (e quindi l'azione del soggetto sull'oggetto). Operando la sintesi di questi due momenti, che sono dialetticamente correlati, lo spirito si conosce infine come volontà libera. Ma quest'ultima, ormai pienamente consapevole, S

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Giulia Compagnone Contatta »

Composta da 106 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.