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Il rischio di cambio: strumenti di gestione e hedge accounting

L’intenzione di questo lavoro è quella di studiare il rischio di cambio nelle sue origini, caratteristiche e conseguenze, e di esporre gli strumenti di gestione aziendale.
Il 1° capitolo descrive il rischio di cambio nelle sue origini, caratteristiche e conseguenze, secondo una logica aziendalistica. Del rischio di cambio è fornita una rappresentazione ampia e, allo stesso tempo, sintetica. L’obiettivo è stimolare l’analisi della sensibilità dei risultati economici dell’impresa alle manifestazioni dirette ed indirette del rischio di cambio. Questo è classificato in: rischio di conversione, rischio di traduzione, rischio economico, rischio competitivo. Tale suddivisione chiarisce i possibili scenari in cui può manifestarsi, ed introduce la problematica della misurazione e del monitoraggio dell’esposizione valutaria. L’esposizione aziendale (l’oggetto dell’attività di copertura) assume rilevanza sotto diversi aspetti: economico, finanziario, contabile. E’ sotto tali profili che emerge la complessità delle scelte di gestione di un rischio che, spesso affrontato in modo semplicistico, può determinare il successo o l’insuccesso dell’azienda.
Il 2° capitolo è incentrato sulla gestione del rischio di cambio, nell’ambito della quale l’azienda sceglie tra diverse soluzioni interne, o ricorre ad un’ampia gamma di strumenti finanziari. L’analisi mostra l’importanza di una funzione finanza il più possibile integrata nel business aziendale. Tale funzione definisce gli strumenti di gestione interna ed esterna, incidendo così direttamente sul rischio di cambio.
Nell’ambito degli strumenti di gestione interna, si considerano diverse soluzioni: leads and legs, matching, centri di rifatturazione, netting, cash pooling, prezzi di trasferimento, valutazione di consociate estere.
Gli strumenti di gestione esterna sono esaminati in modo più articolato e sono suddivisi in: strumenti di regolamento ed ottimizzazione dei sistemi di incasso/pagamento (sistemi di pagamento internazionali, crediti documentari, conti in valuta); linee di credito e servizi finanziari in valuta (contratti a termine su valute, finanziamenti in valuta, syndacated loans, crediti fornitore/compratore, leasing e factoring internazionale); strumenti derivati (futures, swap, opzioni e warrants su valute).
Il capitolo offre una rappresentazione schematica delle opportunità gestionali, e si manteniene coerente nell’evidenziare ciò che rileva ai fini della copertura del rischio di cambio. Emergono infine le necessità (e le opportunità) di evolvere la gestione del rischio verso un approccio dinamico, capace di gestire non solo il rischio di conversione in senso stretto, ma anche il profilo economico-competitivo. La funzione finanza supera un ruolo conservativo, volto cioè a mantenere margini aprioristicamente fissati, per assume un ruolo attivo, con cui le scelte gestionali vengono messe in discussione in funzione delle mutevoli condizioni aziendali. Il cambio viene ridefinito in relazione alle opportunità di mercato ed alle caratteristiche delle posizioni aperte della specifica impresa.
Il 3° capitolo illustra la disciplina della contabilizzazione delle operazioni di copertura (hedge accounting) prevista dallo IAS 39. L’obiettivo è quello di collegare lo studio delle strategie di gestione del rischio con le disposizioni dello IAS 39, in modo da cogliere gli impatti della sua applicazione. Lo IAS 39 prevede un modello contabile speciale per gli strumenti finanziari detenuti a fini di copertura, in modo da sottrarli alla valutazione a fair value che, a fronte di un’operazione volta a ridurre la volatilità finanziaria, finirebbe per dare un’elevata volatilità contabile. In via “straordinaria” gli utili e le perdite relativi ad uno strumento di copertura possono essere connessi a quelli dell’elemento coperto, ossia essere riconosciuti in termini di compensazione dei mutamenti di quest’ultimo. L’hedge accounting, tuttavia, configura più un trattamento privilegiato che non un diritto dal momento che, per poterne usufruire, le imprese devono soddisfare gli stringenti requisiti previsti dallo IAS 39. E’ tale documento a definire gli strumenti qualificabili a fini di copertura e le condizioni di mantenimento di una relazione di copertura rilevante per l’hedge accounting.
Il capitolo si sofferma quindi sulla disciplina in esame, distinguendo le possibili relazioni di copertura (fair value hedge, cash flow hedge, copertura di un investimento netto), ed approfondendo il funzionamento del test di efficacia. Sono individuati possibili metodi di valutazione dell’efficacia e, infine, è fornito
un breve caso di cash flow hedge.
Nelle conclusioni, tenendo conto degli elementi trattati, sono presentati possibili approcci gestionali e sono ribaditi gli spazi e le problematiche “aperte” con cui la gestione del rischio di cambio deve interagire.

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5 CAPITOLO 1 RISCHIO D’IMPRESA E RISCHIO DI CAMBIO Fonti: Cantino V. (2000) Rischio di cambio. Tecniche di gestione e di rilevazione, Giuffrè, Milano; Rutigliano M. (1995) Il rischio di cambio nella banca e nell’impresa, EGEA, Milano. Il rischio di cambio rappresenta una tra le molteplici condizioni di incertezza che influenzano la gestione, e che si ripercuotono direttamente sull’economia dell’azienda. L’incertezza è un elemento che domina ogni momento dell’operare umano e che, strettamente connessa al fattore “tempo”, rappresenta una condizione intrinseca e vincolante per ogni tipo di azienda. E’ possibile individuare le condizioni di incertezza che influenzano la gestione aziendale distinguendo tra condizioni oggettive e soggettive. Le condizioni oggettive di incertezza riguardano quanto non è conoscibile in senso assoluto, e pongono gli operatori economici sul medesimo piano informativo. Le condizioni soggettive di incertezza, invece, si collegano all’insufficienza di informazioni di cui un soggetto decisore dispone in relazione agli altri operatori. Questa si contraddistingue come una condizione caratteristica dei mercati, soprattutto laddove le inadeguate forme di vigilanza, ed i limiti alla trasparenza delle informazioni, finiscono per avvantaggiare alcuni soggetti a scapito del resto del mercato. Con riferimento all’attività economica ed alla funzione imprenditoriale, ogni condizione di incertezza si traduce in una condizione di rischio. La dottrina aziendalistica fornisce diverse classificazioni di rischio. Una prima distinzione indaga sull’origine del rischio e separa i rischi di natura economica da quelli di natura extra-economica, a seconda che essi dipendano o no dalla variabilità delle condizioni di esistenza e di operatività dell’azienda. In ogni caso il rischio economico è da intendere come il

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Giorgia Dalmonte Contatta »

Composta da 105 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.