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Il giornalismo sportivo. Il rapporto tra la carta stampata e le tv locali da Gianni Brera ad oggi.

Introduzione

Il 28 luglio 1976 la Corte Costituzionale dichiarava, con la sentenza 202, legittime le emittenti private operanti via etere “di portata non eccedente l’ambito locale”. Il Monopolio Rai diventava illegale e per la televisione quello fu una specie di anno zero. Lo fu anche per il giornalismo sportivo?
Attraverso una serie di interviste, ho cercato di analizzare il rapporto che c’è tra il giornalismo sportivo della carta stampata e le tv locali. Ho intervistato via email ventuno giornalisti italiani.
Tredici lavorano per quotidiani e alcuni di loro appaiono in tv, locali e non: sono Gianni Mura (La Repubblica), Roberto Beccantini (La Stampa), Nicola Cecere (La Gazzetta dello Sport), Tony Damascelli (Il Giornale), Giancarlo Dotto (La Stampa), Sebastiano Vernazza (La Gazzetta dello Sport), Emanuele Gamba (La Repubblica), Massimo Norrito (La Repubblica), Andrea Sorrentino (La Repubblica), Gianpiero Scevola (Il Giornale), Maurizio Crosetti (La Repubblica), Italo Cucci e Ivan Zazzaroni.
Quattro sono conduttori televisivi nelle reti locali: Fabio Ravezzani (TeleLombardia e Antenna tre), Gianluca Rossi (TeleLombardia e Antenna 3), Gianni Visnadi (TeleNova) e Giorgio Micheletti (ex TeleLombardia e 7 Gold).
Due lavorano per Mediaset: Sandro Piccinini e Paolo Ziliani.
Uno, Stefano Olivari, è un giornalista conosciuto soprattutto per il sito che dirige La Settimana Sportiva (un tempo Indiscreto).
Un altro è Antonio Dipollina, critico televisivo a La Repubblica.

La prima parte si concentra maggiormente sull’analisi del rapporto tra il giornalismo sportivo della carta stampata e le tv locali sono quelli dove ho indagato sulla figura del reporter-tifoso, sui motivi che spingono un giornalista ad apparire in tv e il modo i cui le locali hanno influenzato (se l’ hanno fatto) il mestiere del giornalista sportivo.

Due sono le storie di giornalisti sportivi che ho analizzato, insieme ai ventuno intervistati. Maurizio Mosca e Gianni Brera perché sono entrambi due casi unici nel panorama del giornalismo sportivo. Maurizio Mosca perché ha lavorato per vent’anni in un quotidiano sportivo per poi passarne altrettanti in studi televisivi (di emittenti locali e nazionali). Gianni Brera invece è un caso unico perché è considerato il più grande giornalista sportivo italiano (in ogni caso il più influente) e pure lui ha scelto di apparire, e non solo sporadicamente, in tv (anche lui locali e non). Ripercorrendo la storia di Brera per verificare se la sua figura sia stata fondamentale per la tv così come per la carta stampata, ho voluto tornare anche sulle sue battaglie (contro i colleghi Antonio Ghirelli, Luigi Palumbo, Giovanni Arpino) per vedere se in un certo senso abbiano qualcosa in comune con quelle di oggi in tv. Un modo anche per ripercorrere la storia del giornalismo sportivo dagli anni Sessanta ad oggi.

Via via che procedevo con il lavoro e facevo le interviste sono emersi dei temi che non avevo intenzione di trattare. Gli argomenti Qui Studio a Voi Stadio (storica trasmissione sportiva locale) e Aldo Biscardi (giornalista sportivo) sono stati toccati troppe volte perché non concedessi almeno uno spazio.
Infine nell’appendice ci sono per intero le mie ventuno interviste ai giornalisti, lasciate nella formula classica domanda e risposta.

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1 Introduzione Il 28 luglio 1976 la Corte Costituzionale dichiarava, con la sentenza 202, legittime le emittenti private operanti via etere “di portata non eccedente l‟ambito locale”. Il Monopolio Rai diventava illegale e per la televisione quello fu una specie di anno zero. Lo fu anche per il giornalismo sportivo? Attraverso una serie di interviste, ho cercato di analizzare il rapporto che c‟è tra il giornalismo sportivo della carta stampata e le tv locali. Ho intervistato via email ventuno giornalisti italiani. Tredici lavorano per quotidiani e alcuni di loro appaiono in tv, locali e non: sono Gianni Mura (La Repubblica), Roberto Beccantini (La Stampa), Nicola Cecere (La Gazzetta dello Sport), Tony Damascelli (Il Giornale), Giancarlo Dotto (La Stampa), Sebastiano Vernazza (La Gazzetta dello Sport), Emanuele Gamba (La Repubblica), Massimo Norrito (La Repubblica), Andrea Sorrentino (La Repubblica), Gianpiero Scevola (Il Giornale), Maurizio Crosetti (La Repubblica), Italo Cucci e Ivan Zazzaroni. Quattro sono conduttori televisivi nelle reti locali: Fabio Ravezzani (TeleLombardia e Antenna tre), Gianluca Rossi (TeleLombardia e Antenna 3), Gianni Visnadi (TeleNova) e Giorgio Micheletti (ex TeleLombardia e 7 Gold). Due lavorano per Mediaset: Sandro Piccinini e Paolo Ziliani. Uno, Stefano Olivari, è un giornalista conosciuto soprattutto per il sito che dirige La Settimana Sportiva (un tempo Indiscreto). Un altro è Antonio Dipollina, critico televisivo a La Repubblica. La prima parte si concentra maggiormente sull‟analisi del rapporto tra il giornalismo sportivo della carta stampata e le tv locali sono quelli dove ho indagato sulla figura del reporter- tifoso, sui motivi che spingono un giornalista ad apparire in tv e il modo i cui le locali hanno influenzato (se l‟ hanno fatto) il mestiere del giornalista sportivo. Due sono le storie di giornalisti sportivi che ho analizzato, insieme ai ventuno intervistati. Maurizio Mosca e Gianni Brera perché sono entrambi due casi unici nel panorama del giornalismo sportivo. Maurizio Mosca perché ha lavorato per vent‟anni in un quotidiano sportivo per poi passarne altrettanti in studi televisivi (di emittenti locali e nazionali). Gianni Brera invece è un caso unico perché è considerato il più grande giornalista sportivo italiano (in ogni caso il più influente) e

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Alberto Facchinetti Contatta »

Composta da 88 pagine.

 

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