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Applicazione di modelli acustico-visivi per il miglioramento della prestazione nel golf

Nel modello di Schmidt e Wrisberg's (2000), il timing è descritto come una componente profonda del programma motorio ed è un elemento molto importante nella pianificazione dei movimenti volontari. In questo studio mi sono focalizzato sull’influenza che il timing può avere sulla programmazione motoria di un gesto tecnico come lo swing nel golf. Recentemente, alcuni autori hanno rivolto la loro attenzione su questo aspetto trovandosi in accordo sull'influenza che la percezione acustica ha sui tempi d’esecuzione di uno specifico movimento (Agostini et al., 2004; Righi et al., 2007; Effenberg , 1996). Infatti la stimolazione acustica è stata utilizzata per standardizzare e migliorare le performance sportive.
Lo scopo del presente lavoro era controllare se la stimolazione acustica associato alla best performance individuale migliorava la prestazione rispetto ad una stimolazione visiva e all’assenza di stimolazione. L’esperimento è stato svolto presso l’Asolo golf club e hanno partecipato 12 golfisti esperti, con almeno 10 anni d’esperienza ed un handicap compreso tra 10 e -3. Tutti i soggetti sono stati sottoposti alla stimolazione acustica, visiva e all’assenza di stimolazione prima dell’esecuzione del gesto tecnico. I dati raccolti in questo lavoro hanno evidenziato una preminenza dello stimolo acustico nel migliorare la performance di un giocatore di golf rispetto alle altre due condizioni confermando l’ipotesi di partenza. In particolare il modello acustico migliora la capacità dei golfisti nell’avvicinare la pallina alla buca, fornisce informazioni sulla distanza, con un forte effetto sulla standardizzazione del movimento e porta l’atleta a dare una valutazione più elevata della propria prestazione.

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1 CAPITOLO 1 APPROCCIO SPERIMENTALE NELLA PSICOLOGIA DELLO SPORT 1.1 PSICOLOGIA SPERIMENTALE DELLO SPORT È possibile studiare, da un punto di vista scientifico, le prestazioni sportive di alto livello in ambito psicologico? La risposta non può che essere affermativa e ciò è rafforzato dall’esistenza di un vero e proprio approccio di studio che può essere definito come psicologia sperimentale dello sport [Agostini, Righi & Galmonte, 2005]. Mai come negli ultimi anni si è consolidata la necessità di sviluppare un corpus teorico e metodologico di rilievo per uno degli aspetti applicativi più interessanti della psicologia contemporanea e questo consente di apportare validi contributi sia nello sport di alto livello che nelle fasi di apprendimento di un’attività motoria. All'interno della psicologia sperimentale quest'approccio ha assunto un'importanza crescente e ciò ha permesso di aprire un settore di ricerca molto importante che riconosce la centralità dei processi cognitivi nella realizzazione dell'azione motoria [Kelso, Del Colle & Schoner, 1990]. L'uso del metodo sperimentale infatti può rappresentare una modalità efficace per lo studio scientifico degli aspetti cognitivi della prestazione sportiva. Nella moderna psicologia, possiamo ricondurre a J. Piaget e ai suoi studi sull'intelligenza senso-motoria, l'idea che il movimento fisico dell'essere umano è un interessante oggetto di studio per le scienze cognitive [Piaget, 1926]. Nell’epoca in cui stiamo vivendo, la figura dell’atleta è riconosciuta come “uomo elaboratore di informazioni”. Il miglior rendimento prestazionale viene infatti raggiunto grazie ad una corretta integrazione tra psiche e corpo e ad un ottimale stato di forma fisica. Un’attività sportiva di alto livello è il risultato di una perfetta sincronia tra componenti periferiche (apparato locomotore), sistema nervoso centrale (SNC) e sistema nervoso periferico (SNP). La metafora sopra citata dell’ “uomo come elaboratore di informazioni” [Neisser, 1967], deriva dall’approccio cognitivista allo studio della realtà multiforme e variamente strutturata della mente umana.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Guido Bresolin Contatta »

Composta da 92 pagine.

 

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