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Corporate art collection: costo o investimento

Corporate art collections: costo o investimento?
Le questioni che riguardano i rapporti tra il mondo economico delle aziende private e il mondo dell’arte sono sempre più all’ordine del giorno; moltissime sono le imprese che impegnano una parte relativamente consistente delle proprie risorse in cultura e sempre più sono le aziende che decidono di investire in arte contemporanea.
Lo studio di questa tesi si propone di approfondire il legame esistente tra arte e impresa, guardando in particolare ad una specifica forma di investimento, ossia le corporate art collections. Il termine inglese definisce il collezionismo di impresa, fenomeno nato e sviluppatosi in maniera dilagante soprattutto negli Stati Uniti, stimolato dalla possibilità di consistenti detrazioni fiscali. L’incremento di questo tipo di collezionismo, come l’aumento di ogni forma di sostegno a musei e gallerie, è iniziato negli anni sessanta, sino a raggiungere il suo massimo negli anni ottanta.
L’obiettivo di questo lavoro è quello di comprendere la natura del legame esistente tra il mondo delle aziende e quello dell’arte, cercando di capire se sia solo di tipo economico, oppure se il collezionismo d’impresa possa portare importanti benefici a tutti gli attori coinvolti in questo progetto. L’arte contemporanea, infatti, non solo può essere considerata una fonte di investimento, ma sempre più viene ritenuta un vero e proprio asset della compagnia, capace di comunicare e trasmette i valori in cui essa si riconosce.
Nello svolgimento del mio lavoro ho effettuato un percorso che è iniziato con l’analisi generale della corporate art collections, partendo dalle prime collaborazioni tra arte ed impresa, analizzando poi le motivazioni generali e le decisioni alla base di una collezione aziendale. In questa prima parte della tesi i testi di riferimenti sono stati Il sistema dell’arte contemporanea (Poli F., 2007), Arte contemporanea: costo o investimento? (Lisbonne K.- Zurcher B., 2009), Gestire la cultura (Bonardo comunicazione,2002) e Corporate Art (Martorella R., 1990). Il mio studio è poi proseguito con i casi aziendali, esaminando dapprima le collezioni bancarie e poi quelle degli istituti non di credito; in questo caso mi sono servita di internet, in quanto tutte le aziende presentano le proprie raccolte on-line, dando ai visitatoti la possibilità di visionarle e di essere sempre informati sugli eventi culturali in atto. Sono state poi citate le fondazioni, cercando ci approfondire il loro ruolo e obiettivi primari; anche qui l’uso di internet è stato fondamentale e prezioso il libro Arte contemporanea: costo investimento? (Lisbonne M.- Zurcher B., 2009). Per concludere, ho affrontato temi non direttamente collegati alle collezioni studiate, ma sicuramente attinenti all’argomento, come la nascita delle varie associazioni culturali che si occupano del connubio esistente tra arte e business o le nuove forme di investimento private legate alla cultura, meglio conosciute come art banking. In particolare, ho trovato molto interessanti gli atti del convegno Art for Business 2007-2008, i quali mi hanno dato importanti spunti di riflessione per lo svolgimento del mio studio. Il mio impegno nel lavoro è stato dapprima una lunga ricerca di testi, articoli e siti internet, soprattutto esteri, in quanto il fenomeno trattato è ancora poco conosciuto in Italia; mi sono dedicata poi ad un lavoro di analisi e critica delle collezioni, guardando al loro ruolo all’interno delle aziende, ai benefici effettivi che portano ed i progetti ad esse correlate. Per ultimo nelle conclusioni, dopo aver studiato attentamente i casi pratici di corporate art collections, ho ritenuto di poter esprimere il mio punto di vista sul fenomeno ,cercando di rispondere appunto alla domanda posta nel titolo.

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5 Introduzione Le questioni che riguardano i rapporti tra il mondo economico delle aziende private e il mondo dell‟arte sono sempre più all‟ordine del giorno; moltissime sono le imprese che impegnano una parte relativamente consistente delle proprie risorse in cultura e sempre più sono le aziende che decidono di investire in arte contemporanea. Il fenomeno è abbastanza particolare, in quanto questo tipo di mercato è per sua natura inaffidabile e soggetto ad evidenti oscillazioni, eppure ingente è la quantità di denaro impiegata in tale settore. Lo studio di questa tesi si propone di approfondire il legame esistente tra arte e impresa, guardando in particolare ad una specifica forma di investimento, ossia le corporate art collections. Il termine inglese definisce il collezionismo di impresa, fenomeno nato e sviluppatosi in maniera dilagante soprattutto negli Stati Uniti, stimolato dalla possibilità di consistenti detrazioni fiscali. L‟incremento di questo tipo di collezionismo, come l‟aumento di ogni forma di sostegno a musei e gallerie, è iniziato negli anni Sessanta, sino a raggiungere il suo massimo negli anni Ottanta. Nel 1986 il presidente Reagan, attraverso la riforma fiscale, ridusse tali vantaggi poiché il fenomeno dell‟acquisto delle opere d‟arte stava portando a pesanti frodi fiscali, grazie ad un gioco di sopravvalutazioni in cui gli attori erano mercanti ed operatori d‟asta. Questo era possibile nel settore dell‟arte contemporanea, in quanto la crescita (anche spettacolare) delle quotazioni dipendeva da strategie speculative organizzate dall‟alto (Poli 2007). La questione circa il crescente interesse del mondo economico per quello ben più elitario dell‟arte contemporanea ha acceso quindi una serie di discussioni, sia dal punto di vista economico che sociologico. Volendo analizzare la questione in modo tecnico e privo di romanticismi, le argomentazioni che giustificano il collezionismo d‟impresa sembrano ridursi sostanzialmente a due: investire in arte consente alle aziende pesanti detrazioni fiscali ed assicura un ritorno di immagine positivo. Questo coinvolgimento per l‟arte, sembrerebbe dunque nascere per motivi puramente economici e di strumentalizzazione dell‟immagine da parte di imprese mecenate (tanto ben viste dai consumatori della società odierna); in tale contesto, l‟arte rischierebbe di ridursi a mera merce, bene di lusso, per cui risulterebbe essere solo una moda per l‟azienda impegnata in cause “culturali” (Strati 2008).

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Tiziana Santi Contatta »

Composta da 115 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.