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La riflessione femminista sulla sicurezza

Ho iniziato il mio lavoro partendo, nel primo capitolo, dall’analisi storica del concetto di sicurezza, dalla sua nascita legata a quella dello Stato moderno, fino alla sua evoluzione e al suo ampliamento ottenuto con l’affermazione dei diritti sociali e del welfare state. La tutela sociale che è garantita dai welfare states è solo per i cittadini dello Stato. Da ciò emerge che il concetto di cittadinanza come status di diritti, è un requisito necessario per la sicurezza che lo Stato deve garantire ai cittadini. Tenuto conto di questa definizione di cittadinanza, nel secondo capitolo, ho riportato la riflessione femminista partendo dall’esclusione delle donne dalla cittadinanza e dall’analisi sulla "cittadinanza imperfetta" e "derivata" che è stata loro attribuita e che contribuisce all’insicurezza femminile. L’analisi femminista della cittadinanza ha messo in evidenza il carattere esclusivamente maschile della sicurezza. Le studiose femministe hanno spiegato l’inadeguatezza delle politiche sociali costruite attorno alla figura dell’individuo astratto. L’astrattezza e la presunta neutralità del corpo dell’individuo su cui si basano le politiche del welfare nasconde i veri bisogni degli individui. Da lì sono passata alla riflessione delle femministe sulle problematiche relative alla sicurezza degli individui e come quest’ultima viene concepita dagli Stati-nazione dopo l’11 settembre, che limitano le libertà e i diritti dei cittadini in nome della loro sicurezza. Le teoriche femministe della pace e della sicurezza, hanno notato che l’appello alla protezione viene utilizzato dagli Stati in nome della cittadinanza, come giustificazione della guerra e delle azioni bellicose. Nel terzo capitolo, ho riportato il contributo del movimento femminista alla sicurezza femminile in un contesto globalizzato. Il maggior peso delle studiose nelle relazioni internazionali ha sollevato la questione femminile a livello internazionale. Il concetto di sicurezza che i movimenti femministi di tutto il mondo sostengono è quello di human security, vale a dire una sicurezza che deve essere garantita in tutti gli ambiti della vita dell’individuo. Le femministe hanno contribuito a dare visibilità alla condizione di subordinazione e di oppressione delle donne a livello globale e a far comprendere le donne, nelle Carte dei diritti internazionali, come soggetti meritevoli di tutela e particolare attenzione. Hanno sottolineato il fondamentale ruolo femminile nelle società e hanno evidenziato il fatto che il benessere delle società – e quindi anche la sicurezza umana degli individui – non può prescindere da quello delle donne.

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INTRODUZIONE Che il tema e il problema della sicurezza, sia a livello nazionale che internazionale, siano sempre più al centro dell’attenzione pubblica e delle politiche è un fatto che non ha bisogno di particolari dimostrazioni, tanti sono gli elementi e gli indizi che lo provano. Il campo riguardante la sicurezza è molto vasto, si va dalla sicurezza fisica a quella sociale, economica, dalla sicurezza dello Stato a quella degli individui. Per quanto mi riguarda, in questa tesi ho ritenuto importante analizzare le tematiche della sicurezza attraverso la riflessione femminista e mettere in risalto il contributo che il femminismo ha dato all’ampliamento della sicurezza femminile e della sicurezza di tutti gli individui. L’interesse per la sicurezza femminile è scaturito in me dopo il tirocinio che ho svolto, tramite l’Università, presso la Casa delle donne per non subire violenza, una Onlus che dal 1990 opera a Bologna e nei dintorni per offrire assistenza alle donne che subiscono qualsiasi forma di violenza (fisica, economica, psicologica). La Casa delle donne offre ascolto e sostegno concreto a coloro che decidono di uscire dalla condizione di vittime, di reagire e voltare pagina per cercare di avere una vita più serena e più sicura. Stando a contatto con questo mondo, mi sono resa conto che le donne che si rivolgono a questa associazione provengono da diverse classi sociali, non sono esclusivamente donne povere, sole e abbandonate, con figli a carico, o prostitute immigrate, ma sono anche donne benestanti, con un buon lavoro e provenienti da famiglie altolocate. Quello che accomuna tutte loro è la violenza subita e la situazione di insicurezza in cui sono costrette a vivere. Riflettendo sulla condizione di queste donne, ho iniziato a pormi molti interrogativi. Ad esempio, mi sono chiesta, perché una donna adulta e matura non ha il potere di decidere della propria vita, di trovare la forza per lasciare un marito o un compagno violento, di cambiare lavoro nel caso di molestie sul lavoro? Mi sono chiesta, perché per le donne tutto deve essere per forza più difficile rispetto agli uomini? 1

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Alessandra Mittiga Contatta »

Composta da 105 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2699 click dal 11/05/2010.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.