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L'internazionalizzazione delle Pmi: il caso moda Italia

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Sica
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Amministrazione delle Imprese
  Relatore: Elio Iannuzzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 210

In questa tesi viene presentato uno studio sulle strategie di internazionalizzazione delle PMI, con particolare riferimento a quelle campane appartenenti al settore tessile-abbigliamento, propenso all’entrata in uno o più mercati dell’Est Europa.
Questo lavoro nasce infatti dalla consapevolezza che nel nostro Paese, così come in gran parte dell’Europa moderna, vi è una enorme presenza di piccole e medie imprese (ca. il 97% di quelle esistenti) che sempre più si trovano a dover competere su mercati globali.
Nonostante ciò, queste imprese, ancor prima di procedere all’analisi delle strategie internazionali devono far fronte ad una serie di problematiche legate a diversi fattori sia interni sia esterni, per tale motivo nel primo capitolo si è proceduto nell’analisi di alcune di queste problematiche quali la composizione del proprio assetto imprenditoriale-manageriale, l’asimmetria relazionale col sovra sistema finanziario e la inefficiente capacità di saper cogliere le opportunità messe a disposizione dallo Stato e da vari organismi istituzionali.
Soltanto successivamente, nel secondo capitolo, si è potuto elencare le diverse tappe che un’impresa deve seguire per procedere ad un’attività internazionale, partendo da uno screening globale (build up) che permetta di individuare le aree a maggiore attrazione funzionale e proseguendo con un successivo screening (breaking down) che permetta, invece, di selezionare effettivamente quei Paesi a maggiore profittabilità.
L’importanza di questo aspetto è data dal fatto che ormai non esiste più la visione di mercato locale, se non soltanto in senso identificativo, perché le nuove imprese sempre più nascono in una cultura di ambiente senza confini che si evolve giorno dopo giorno e tiene conto di ogni opportunità che si possa presentare tanto nel proprio contesto quanto a “mercati e mercati” di distanza.
In una terza parte del lavoro si è evidenziato quell’aspetto delle imprese TA che figura nel fenomeno moda, quale corrente di pensiero capace di muovere sistemi economici stagione dopo stagione e in grado di identificarsi in tutto il mondo attraverso un unico, importante e soprattutto inimitabile marchio, ovvero quello del made in Italy.
Infatti il lavoro di questo capitolo è stato volto a far capire l’importanza che il “made in” ricopre per l’Italia in tutto il mondo, seppur prendendo in considerazione soltanto l’aspetto moda e non tutti gli altri prodotti che vi appartengono (come ad es. gli alimenti).
Nello stesso capitolo è stato evidenziato, un po’ per costrizione, la caratteristica che appartiene alla stragrande maggioranza delle imprese TA in Italia, ovvero il profilo distrettuale, che le vede appunto come aggregati industriali volti a formare tessuti di relazioni a reciproca convenienza.
In questo senso è inutile evidenziare l’importanza della moda italiana nel mondo, numerose sono le grandi griffe affermate del nostro Paese che parlano da sole in termini di presenza in PdV (spesso in franchising monomarca o outlet), nonché di sfilate, convegni, testate, etc., che ogni giorno contribuiscono a far muovere l’economia sia nazionale che mondiale.
La moda italiana è da molti anni ormai un punto di forza del nostro Paese, viene apprezzata e riconosciuta per la grande qualità sia delle materie prime utilizzate che per lo splendido design, che sono frutto di ore e ore di lavoro ed una creatività innata, ecco perché il settore in questione si è sviluppato e diversificato sempre più attraverso la creazione di una concezione di moda TA non più legata solo al capo da indossare ma anche ai numerosi accessori che ne fanno parte (come borse, bracciali, orologi, orecchini, occhiali, profumi, ecc.).
Dopo aver “introdotto” queste tematiche si è cercato di concretizzare il lavoro analizzando appunto nove Paesi dell’Est, ovvero Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Romania e Bulgaria, per suggerire poi dei piani di sviluppo in uno o più di essi.
A pro di ciò sono stati consultati diversi organismi sia internazionali che nazionali insediati nei vari territori, per reperire quante più informazioni possibili, perciò diverse sono state le ricerche e le analisi di tavole di dati macro e microeconomici riportate poi in modo personale all’interno del quarto e ultimo capitolo.
Infine, rispettando l’obiettivo di questo lavoro, sono state suggerite delle strategie di sviluppo internazionale in alcuni dei Paesi sopra menzionati, che si fanno forza di una qualità intrinseca del nostro territorio (cioè la moda made in Italy) la quale permette alle imprese campane e non di implementare strategie competitive efficaci.

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5 Introduzione L‟obiettivo di questo lavoro è stato quello di suggerire possibili piani di sviluppo per le PMI campane del settore TA in alcuni Paesi dell‟Est. Per tale motivo nel primo capitolo si è iniziato con l‟evidenziare, almeno in parte, quali sono le problematiche che caratterizzano in maniera determinante le imprese in generale ai fini della loro crescita. Perché prima di poter attuare un vero e proprio piano di sviluppo globale le imprese di piccole e medie dimensioni, ma anche quelle di grandi dimensioni, devono risolvere una serie di difficoltà interne che non permettono loro di evolversi in maniera ottimale nell‟ambiente di riferimento. Purtroppo, soprattutto nel nostro territorio, vi è una cultura legata alla successione della gestione aziendale, ma in un mercato in cui vi è sempre maggiore competizione, e soprattutto non più solo locale, le imprese devono aprirsi a figure professionali più formate e non pensare in piccolo, cioè non si può pretendere che il solo passaggio generazionale fondato in linea di massima sul learning by doing – per non dire by seeing – sia in grado di assolvere all‟obiettivo di una comune impresa, ovvero la sopravvivenza nell‟ambiente sistemico. Anche perché, altrimenti, altri Enti sia pubblici sia privati non avrebbero ragione di esistere e a nulla varrebbero le discussioni fondate sulla formazione e sulla ricerca sollevate spesso da parte dei media, così come a nulla servirebbero anni e anni di duro lavoro e di studio se poi non si trova riscontro

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