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Experiential Marketing: il caso della Guinness Storehouse

Bisogna partire dal presupposto che la Guinness, in Irlanda, è un’istituzione, parte della storia e uno dei simboli della stessa nazione. Luppolo, orzo, lievito e acqua: sono questi i semplici ingredienti di una formula che è diventata magica, perché ha fatto innamorare di sé milioni di persone grazie al suo gusto inconfondibile. Ho così pensato di dedicare il mio lavoro di tesi a questo formidabile brand e in particolare al suo museo aziendale perché ritengo che sia un ottimo esempio di experiential marketing.
L’interesse per l’approfondimento di questo tema è nato durante il percorso di studi che mi ha permesso di approfondire alcune problematiche che spesso riguardano le aziende artistico-culturali o, come nel mio caso di studio, un museo aziendale.
Ma perché la Guinness Storehouse può essere considerata un perfetto di esempio di marketing esperienziale? Innanzitutto l’azienda si è da sempre adoperata per costruire un museo all’avanguardia e capace non solo di raccontare un pezzo di storia industriale di un Paese, ma anche di esibire i valori e l’universo simbolico della marca, fortificando la componente emotiva nel rapporto con i consumatori che, in questo modo, si sentono avvolti dall’atmosfera calda ed ospitale della marca.
Il museo ricorre ai cinque sensi per ottenere un impatto di tipo sensoriale; un museo capace di far gustare, a tuttotondo, l’universo valoriale e sensoriale della marca, mediante l’utilizzo di suoni, sensazioni, prodotti e oggetti figurativi che affascinano e incuriosiscono costantemente il turista facendogli percepire un’esperienza unica.

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7 INTRODUZIONE Negli anni passati, per diverse estati, mi sono recata in Irlanda, in particolare in una cittadina carinissima, Kilkenny, per migliorare il mio inglese e per lavoro. Ho quindi più volte visitato anche la capitale, Dublino, in cui una delle attrazioni più gettonate e conosciute è la Guinness Storehouse, il museo della Stout più famosa al mondo, la quale viene definita, in una recensione di Davenport, come una “Disneyland per gli amanti della birra” che “combina stravaganza, design e abilità commerciale”1. Bisogna partire dal presupposto che la Guinness, in Irlanda, è un’istituzione, parte della storia e uno dei simboli della stessa nazione. Luppolo, orzo, lievito e acqua: sono questi i semplici ingredienti di una formula che è diventata magica, perché ha fatto innamorare di sé milioni di persone grazie al suo gusto inconfondibile. Ho così pensato di dedicare il mio lavoro di tesi a questo formidabile brand e in particolare al suo museo aziendale perché ritengo che sia un ottimo esempio di experiential marketing. L’interesse per l’approfondimento di questo tema è nato durante il percorso di studi che mi ha permesso di approfondire alcune problematiche che spesso riguardano le aziende artistico-culturali o, come nel mio caso di studio, un museo aziendale. Ma perché la Guinness Storehouse può essere considerata un perfetto di esempio di marketing esperienziale? Innanzitutto l’azienda si è da sempre adoperata per costruire un museo all’avanguardia e capace non solo di raccontare un pezzo di storia industriale di un Paese, ma anche di esibire i valori e l’universo simbolico della marca, fortificando la componente emotiva nel rapporto con i consumatori che, in questo modo, si sentono avvolti dall’atmosfera calda ed ospitale della marca. 1 Davenport F., Guide EDT/Lonely Planet, Dublino – Guida città, ottobre 2008.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Economiche e Aziendali

Autore: Adelia Amicone Contatta »

Composta da 131 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3689 click dal 04/05/2010.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.