Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Habitat Mapping e Visual Census nell'area a coralli profondi di Santa Maria di Leuca (Mar Ionio Settentrionale)

Il recente sviluppo di tecnologie offshore ha consentito l’intensificarsi delle ricerche sugli ambienti marini profondi. Tuttavia sono ancora poche le informazioni disponibili sugli ecosistemi batiali, in particolar modo su quelli a “coralli bianchi” del Mar Mediterraneo. Il presente lavoro di tesi è stato condotto al fine di approfondire le conoscenze sugli ecosistemi a coralli profondi presenti al largo di Santa Maria di Leuca, nel Mar Ionio settentrionale, dove alcune specie appartenenti all’ordine Scleractinia (Phylum Cnidaria) hanno nel tempo dato origine a biocostruzioni carbonatiche che rappresentano importanti aree di rifugio e nursery per molti altri organismi. Le comunità di coralli costruttori, generalmente presenti nelle acque superficiali delle aree tropicali e sub-tropicali, sono invece state recentemente censite nell’offshore di più di 41 paesi. Nonostante la mancanza di relazioni simbiotiche con le zooxantelle, i coralli di acque fredde possono dare origine a complesse biocostruzioni e generare una rete trofica da cui dipendono molti organismi, inclusi pesci di notevole valore commerciale. Risulta quindi di fondamentale importanza acquisire sempre maggiori informazioni su questi hotspot di biodiversità degli ambienti profondi, per poter progettare in futuro coerenti piani di conservazione e gestione.
La provincia a coralli al largo di Santa Maria di Leuca rappresenta finora il caso più importante in Mediterraneo ed è ancora oggi oggetto di studio. Il presente lavoro di tesi è il risultato di un’analisi condotta su riprese video che sono state poi processate mediante la tecnica del visual census e dell’habitat mapping. Nel complesso sono state visionate 40 h 41’ di riprese video registrate in 9 differenti siti ubicati sulla parte superiore della scarpata Apula, poche miglia al largo della Puglia meridionale, a profondità comprese tra i -480 -1200 m . È importante sottolineare la novità di questo studio, in quanto le immagini video di 7 nei 9 siti totali non erano ancora stati analizzati in dettaglio. Queste riprese sono state acquisite durante le indagini svoltesi nell’ambito del programma FIRB 2004-2006 APLABES (Apulian PLAteau Bank Ecosystem Study), durante una campagna oceanografica attraverso l’utilizzo di un modulo subacqueo filoguidato (MODUS GAS-SCIPACK) che ha permesso di acquisire per la prima volta riprese visive in questa provincia a coralli profondi documentando quindi la loro effettiva presenza. Le analisi dei video hanno permesso di identificare 38 specie totali, di cui il 43% rappresentato da specie appartenenti al phylum Chordata, che sono state raccolte in un dataset: i dati così ottenuti sono stati sottoposti ad analisi statistiche tramite l’uso del software “R” e di quello di recente creazione “CatchAll”, al fine di ottenere misure della biodiversità dell’area e più in generale, per contribuire alla miglior comprensione del possibile ruolo ecologico svolto dagli ecosistemi a coralli in acque profonde. L’analisi dei video ha poi consentito di identificare e caratterizzare con maggior dettaglio 9 differenti tipologie di habitat bentonici, discriminate principalmente in funzione della tipologia di substrato e della macrofauna associata (in particolare quella a coralli). Successivamente la distribuzione dei 9 habitat identificati è stata riportata sulla rotta percorsa dal MODUS in ogni sito ricavata su carte batimetriche di dettaglio, realizzate grazie ai survey geofisici.
Questo ha consentito di avere una visione generale dell’area di interesse e quindi di individuare possibili relazioni tra la distribuzione spaziale degli habitat bentonici, la topografia del fondale e il regime idrodinamico che caratterizza l’area a scala regionale.

Mostra/Nascondi contenuto.
1. INTRODUZIONE 1.1 I CORALLI COSTRUTTORI DI ACQUE FREDDE Negli ultimi decenni l avvento di nuove tecnologie ha permesso sempre piø l esplorazione e il parallelo sfruttamento di ambienti prima preclusi all uomo, quali i fondali oceanici. Questi si sono rivelati, gi con la famosa spedizione della Challenger (1872-1876), aree caratterizzate da una straordinaria ricchezza in specie, seppur distribuita in modo disomogeneo. Sono infatti diversi gli esempi di habitat di ambienti profondi che rappresentano dei veri e propri hot spot di biodiversit e di endemismi. Ad esempio estese biocostruzioni a coralli, comunemente considerate tipiche di acque superficiali calde e di latitudini tropicali, sono state censite nelle acque fredde e generalmente profonde al largo di ben 41 paesi. La loro esistenza Ł stata documentata per la prima volta circa 200 anni fa, con le prime segnalazioni riportate dall attivit di pescherecci, le cui reti si impigliavano nelle colonie spezzandone le porzioni piø arborescenti (Roberts & Hirshfield, 2004). Il progresso tecnologico ne ha poi permesso, grazie all uso di veicoli subacquei muniti di telecamere, lo studio piø approfondito, rivelando la loro distribuzione pressochØ cosmopolita e la capacit , ritenuta esclusiva dei coralli tropicali, di creare reef . Questo termine Ł per al momento oggetto di dibattito perchØ non tutti concordano nell utilizzarlo in riferimento ad ambienti profondi. La parola deriva da un termine marinaro del Vecchio Scandinavo, rif - una struttura sommersa che si alza dal fondo circostante in acque abbastanza superficiali e che pu essere rappresentata da affioramenti rocciosi, banchi di sabbia oppure scogliere coralline. Nonostante la precedente definizione, i coralli di acque fredde e di profondit sembrano soddisfare gli aspetti chiave sia ecologici che geologici dei reef : hanno un ciclo vitale lungo, la loro crescita Ł bilanciata dalla (bio)erosione e danno origine a rialzi topografici in grado di alterare i regimi sedimentari ed idrodinamici locali. La definizione di reef proposta da diversi autori (Lowenstam 1950; Nelson et al. 1962; Braithwaite 1973; Heckel 1974; Schuhmacher 1976) - strutture biogeniche persistenti topograficamente positive, caratterizzate dalla capacit di resistere allo stress idrodinamico - oppure piø recentemente dalla Direttiva Europea Habitat (92/43/EEC), che li ha definiti strutture biogeniche sommerse rialzate rispetto al fondo che supportano una comunit di organismi , sembra confermare la capacit di questi organismi di dare origine, in ambienti cos diversi, a biocostruzioni complesse. I coralli biocostruttori di acque fredde appartengono al phylum Cnidaria e all ordine Scleractinia, sono pertanto provvisti di scheletro carbonatico (Tab.1). 4

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Matematiche Fisiche Naturali

Autore: Alice Scuderi Contatta »

Composta da 71 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 619 click dal 10/05/2010.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.