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Pianificazione dei centri storici tra tradizione ed innovazione: una proposta per Capua

Informazioni tesi

  Autore: Raffaele Verazzo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Seconda Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria civile e ambientale
  Relatore: Salvatore Losco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 157

Per definizione il termine "centro"in una città rappresenta la zona di più intensa attività in opposizione alla "periferia"e che può coincidere con il centro geometrico (dal termine greco "chentron", aculeo). In tutte le civiltà la città si è strutturata con una zona centrale sede delle attività sociali ed economiche e del potere, un'area di centralità funzionale, "un centro"anche se non propriamente geometrico.
L'agorà o l'insieme delle agorà nelle città greche, il foro nella città etrusco-romana, il luogo del "praetorium", all'incrocio tra via principalis (castro) e via decumana (decumano) nelle città di colonizzazione romana.
La Cattedrale, il Castello, il Monastero e le relative piazze strutturano il centro della città medievale e più tardi, con i liberi comuni, il palazzo Comunale e la Cattedrale, spesso affiancati e contrapposti.
Il centro della città medievale viene confermato e riqualificato con vari interventi dalla città rinascimentale; intorno ad esso, fino alla metà dell'ottocento, cresce e si consolida la città, quasi sempre contenuta all'interno del perimetro delle mura medievali nel cui ambito ha stratificato, accumulato, sovrapposto o accostato per secoli gli interventi delle diverse culture in essa operanti. La città ha un suo preciso confine ed è "altro"rispetto ai borghi e al territorio agricolo, ma allo stesso tempo la città è, nel suo complesso, unitaria. Sarà la demolizione delle mura, l'accrescimento continuo dell'area urbana sotto la spinta della crescita demografica e del fenomeno dell'inurbamento, l'esigenza di più avanzate condizioni igieniche all'interno dei nuclei di antica formazione,la contrapposizione che si crea con i nuovi ampliamenti, a determinare la separazione concettuale tra la parte "vecchia"della città (ove prevalgono esigenze di risanamento) e la città recente, di nuova edificazione. La stessa legi¬slazione che introduce il "piano regolatore edilizio"e il "piano di ampliamento", sepa¬ra nella prassi dei piani, le due parti, senza che tra di esse vi sia una continuità proget¬tuale (i due strumenti introdotti dalla legge del 1865 non hanno né contemporaneità né consequenzialità). Questa concezione del piano per ambiti separati, peserà meto¬dologicamente sul piano stesso fino all'emanazione della legge urbanistica del 1942.

Il tessuto edilizio del Centro Storico capuano è formato prevalentemente da tipi a corte e seriali. Degli uni e degli altri esistono esempi seicenteschi, settecenteschi e ottocenteschi di notevole qualità, assai vari per soluzioni distributive e architettoniche.
I tipi a corte sono tutti riconducibili alla configurazione più o meno aulica del palazzo, mai a quella dei noti esempi napoletani
I tipi seriali sono edifici quasi sempre monofamiliari, di due o tre piani fuori terra, allineati lungo uno o più fronti stradali, con spazi interni, di risulta a cortile. Tale categoria è quella che ha subito, con il tempo, le più consistenti alterazioni: sono infatti numerosissime le ristrutturazioni interne, sia orizzontali, sia verticali, dovute a frazionamenti di proprietà o ad occasionali accorpamenti. Di conseguenza esistono unità immobiliari articolate in forme molto varie, riconducibili con molta difficoltà a modelli tipologico distributivi originari.
Alcune indagini dirette sono consentite nell’esame di ogni manufatto e delle sue aree di pertinenza, avendo come supporti grafici e di verifica: le carte catastali, l’ultimo rilievo aerofotogrammetrico, le planimetrie ottocentesche e del primo novecento. Di grandissima utilità la Mappa dei J. A. D’Herbort del 1729 e la carta del 1896, epoca in cui la città raggiunse il massimo della sua compiutezza.

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- 5 - Giovannoni, il quale afferma che "la minuta congerie delle case ha valore spesso maggiore dei monumenti (secondo la teoria sul diradamento) a Luigi Piccinato. Anche la Carta d'Atene (1933), affronta il problema del patrimonio storico: "i valori architettonici devono essere salvaguardati sia che si tratti di edifìci isolati o di interi nuclei urbani. Essi dovranno essere tutelati quando siano l'espressione di una cultura precedente o rispondano ad un interesse generale". Presenze monumentali o "presenze insigni"da assorbire nella città funzionalista moderna, come eccezioni significative: "Se gli interessi della città sono compromessi da alcune presenze insigni, bisognerà cercare una soluzione che sia in grado di conciliare i due opposti punti di vista . Alcuni edifici saranno conservati come documentazione, altri demoliti, in altri casi si potrà isolare la parte che costituisce un ricordo o ha un reale valore"(art. 66). 1.2. II concetto di "centro storico". II termine "centro storico' viene coniato nel dopoguerra con l'intento di salvaguardare i nuclei storicamente più significativi della città e le loro caratteristiche di tessuto, di forma, di tipologie, in un momento di grande espansione edilizia e di interventi radicali sulla realtà esistente. Ma tali interventi (che traggono la loro origine dai piani di risanamento della seconda metà dell'800), con i piani di ricostruzione postbellica (che spesso riprendono proposte e linee formulate dai vecchi piani di risana mento, come nel caso di Catania), travolgono soprattutto i centri storici in quanto parti centrali delle città, spesso colpite dall'azione bellica e nelle quali si consolida sempre più la rendita urbana differenziale.

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