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Calcio e Tv, tra affari e potere

La mia tesi è un tentativo di analizzare la situazione venutasi a creare con l’ingresso invasivo dello strumento televisivo all’interno della disciplina calcistica.
Il lavoro è articolato in cinque capitoli in cui sono esposte le principali linee chiave che caratterizzano il binomio calcio-tv.
Il primo passo per la comprensione di tale fenomeno, verte essenzialmente sulle modalità di diffusione dello sport calcio nel panorama televisivo. Questa premessa è considerata di fondamentale importanza per introdurre il concetto di “Calcio show - business”: una disciplina sportiva che ha superato i confini del suo significato più ristretto. Il mio studio, inoltre, elenca una serie di programmi sportivi che hanno diffuso nel tempo il fenomeno della chiacchiera televisiva. Lo strumento televisivo in questo contesto si presenta, quindi, come il “palcoscenico” ideale per la fruizione di uno spettacolo di così ampia portata.
Dopo aver dimostrato una così forte relazione tra calcio e televisione, si giunge con facilità ad un semplice quesito: cosa assicura la sopravvivenza di questo sistema?
Il business rappresenta la linfa vitale per qualsiasi attività e il calcio, come la televisione, non sembrano esentarsi da questa priorità. Diritti tv, sponsor e merchandising sono solo alcune delle fonti di finanziamento prese in considerazione. L’etica sportiva insita nel gioco del calcio è stata ostacolata da questo stato di cose e continua ad esserlo ancora oggi.
La situazione già di per sé complessa, si aggrava ulteriormente in riferimento ai rapporti che il mondo-calcio stringe con la politica e con il potere in senso lato. L’ultimo approfondimento della tesi cerca di indagare dietro ai numerosi intrecci di potere che caratterizzano questo sistema. Le recenti vicende giudiziarie hanno svelato una fitta serie di malefatte che non coinvolgono solo gli addetti ai lavori dello sport, ma che addirittura gettano ombre su funzionari di stato, politici e giornalisti.
Il processo di “Calciopoli” è solo uno dei tanti esempi di potere e corruzione che investe periodicamente questa realtà. Le considerazioni finali espongono l’intento della mia tesi, ovvero, quello di dimostrare in che modo lo strumento televisivo influisca o abbia influito sul mutamento della disciplina calcistica, originariamente intesa come sport di aggregazione sociale, e se si possa migliorare questo sistema partendo proprio da un diverso utilizzo di questo mezzo.

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3 PREMESSA “ Il calcio è un atto di fede, e si sa che non c‟è niente come la fede per fare soldi. ” Secondo le stime Fifa (federazione internazionale), il calcio è praticato da 200 milioni di persone al mondo. Oltre due miliardi di esseri umani seguono questo sport con più costanza di chi frequenta i luoghi di culto. Negli anni sessanta la trasformazione del gioco in un business, sia pure molto sui generis, era ancora di là dal venire. In quella fase le televisioni erano in genere pubbliche e trasmettevano soltanto grandi competizioni internazionali, senza elargire alcuna somma di denaro a club, leghe o federazioni. Per guardare il campionato ci si recava allo stadio a poco prezzo e, a eccezione dei privilegiati in tribuna coperta, gli spettatori godevano lo stesso clima dei calciatori in campo. Sulle maglie da gioco campeggiava soltanto il simbolo della squadra, mentre per vedere i primi marchi di sponsor tecnici (le tre righe dell‟Adidas) bisognerà aspettare gli anni settanta. In campo economico le società sportive erano organizzate come enti senza scopo di lucro. Se spendevano più di quanto incassavano, come accadeva di norma, era il proprietario a occuparsi di eliminare le perdite. I bilanci dei club, quando esistevano, erano un semplice pro-forma. In questo periodo che i nostalgici considerano alla stregua di un‟età “dell‟oro” dominata dai valori sportivi, esisteva un solo fattore finanziario realmente dinamico: il calciomercato. L‟accelerazione si concentra soprattutto negli ultimi venti anni, nel corso dei quali la crescita del calcio ha avuto una progressione geometrica. Le televisioni, quelle in chiaro e ancor di più quelle a pagamento, si sono concentrate sul pallone e lo hanno trasformato da fenomeno sportivo con forti ricadute politiche, a impresa globalizzata, con ricadute politiche ancora maggiori. La nuova era del cosiddetto calcio-business è cominciata a metà degli anni ‟80, a partire dai paesi che per primi sono stati investiti dalla rivoluzione televisiva: Francia e Inghilterra.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Marcello Simonetti Contatta »

Composta da 72 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.