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L'evoluzione del danno biologico nella giurisprudenza

In questo lavoro si affronta il tema dell'evoluzione giurisprudenziale del danno biologico.

La tesi inizia con un'introduzione finalizzata a focalizzare una nozione di danno biologico.

Seguono due capitoli che affrontano i momenti giurisprudenzili più importanti nell'evoluzione giurisprudenziale del danno biologico.

Il capitolo I, in particolare, inizia con l'esame del sistema risarcitorio originario, fondato su una concezione prettamente patrimonilistica della persona, per poi passare all'analisi delle prime pronunce sul danno biologico ad opera della giurisprudenza di merito (Tribunale di Genova, 25 Maggio 1974) e di legittimità.

Il capitolo II inizia con la trattazione delle cc.dd. sentenze gemelle della Cassazione del 2003, che hanno introdotto una nuova lettura, costituzionalmente orientata, delle norme codicistiche in tema di risarcimento del danno alla persona. In tale capitolo, inoltre, si affronta il problema dei rapporti tra danno biologico e danno esistenziale anche alla luce della nozione di danno biologico introdotta dal nuovo codice delle assicurazioni private del 2005.
Infine, non manca un'analisi approfondita anche dell'ultimo importante arresto giurisprudenziale dettato dalle sentenze delle SS.UU. della Cassazione del 2008 nonchè della successiva giurisprudenza di merito e di legittimità (2009-2010), soprattutto con particolare riferimento ai profili attinenti alla liquidazione del danno biologico ad ai rapporti con le altre voci di danno risarcibili.

La tesi è stata discussa nel mese di aprile 2010.

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1 INTRODUZIONE La nozione di “danno biologico”. Il sistema italiano di risarcimento dei danni alla persona si articola tra il modello dei danni patrimoniali, che costituisce una categoria generale di danni contemplata dall’art. 2043 c.c.,1 e il modello dei danni non patrimoniali, che costituisce una categoria speciale di danni, dominata dal principio di tipicità contenuto nell’art. 2059 c.c. che, rubricato “danni non patrimoniali”, dispone: “il danno non patrimoniale deve essere risarcito solo nei casi determinati dalla legge”. Al modello dei danni non patrimoniali afferisce il danno per lesione della salute, solitamente indicato con l’espressione “danno biologico”.2 Autorevole dottrina ha sostenuto che l’espressione “danno biologico” è impropria per un triplice ordine di ragioni. Anzitutto, è stata posta in dubbio la giustezza di un’espressione il cui termine “danno” venga riferito ad un’entità non patrimoniale, ipotizzandosi che gli eventi sfavorevoli che colpiscono la persona al di fuori del suo patrimonio non sono riconducibili al concetto di 1Tale norma, considerata la clausola generale della responsabilità civile, è rubricata “risarcimento per fatto illecito” e dispone: “qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”. 2Pare ormai tramontata la dizione “danno alla integrità fisica”, ritenuta troppo restrittiva sul presupposto che l’evento dannoso è comunque suscettibile di ricadute sull’intera vita dell’individuo. Al riguardo si veda ALPA G., Il danno biologico, Padova, Cedam, 2001.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Alessandro Poma Contatta »

Composta da 157 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5304 click dal 04/06/2010.

 

Consultata integralmente 21 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.