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La fascinazione. Un'analisi psicostorica.

Informazioni tesi

  Autore: Barbara Tampieri
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Giuseppe Mucciarelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 136

Il presente lavoro intende offrire alcune riflessioni psicostoriche sul fenomeno della fascinazione, concentrandosi monograficamente sul paradigma del nazismo e dei suoi rapporti con essa, ma anche con il fenomeno della suggestione e i contenuti della psicologia di massa.
Il metodo psicostorico, come è sviluppato attualmente, "applica concetti e categorie psicologiche, generalmente della psicoanalisi, per spiegare il comportamento di individui o gruppi di interesse storico". Ulteriori contributi derivano alla ricerca psicostorica dallo studio dell'infanzia e dei metodi educativi. Non mancano spunti non psicoanalitici derivanti dalle teorie della psicologia sociale.
Il materiale che fornisce qui lo spunto alla ricerca psicostorica sul nazismo, oltre ai documenti ed al lavoro della storiografia ufficiale, è attinto da testimonianze scritte, diari, biografie ed interviste dei protagonisti dell'epoca. E' stata prestata attenzione, inoltre, al materiale letterario, artistico, cinematografico (anche propagandistico) e in generale mediatico del periodo.
A partire dalla definizione del concetto generale di fascinazione, intesa come "attrazione disarmata subita al cospetto di qualcosa o di qualcuno la cui forza si impone in modo irresistibile" , sono state analizzate le sue implicazioni a livello collettivo, e le interazioni con la suggestione e la propaganda, che Lasswell (1927) definisce "come la gestione di atteggiamenti collettivi con la manipolazione di simboli significativi". Tutto questo in rapporto ad un fenomeno, il nazismo, che per le sue conseguenze nefaste sull'umanità è argomento inesauribile di riflessione e impegno conoscitivo.
Il primo capitolo contiene una rassegna dei contributi della ricerca psicologica sulla personalità di Adolf Hitler. Saranno analizzate diverse ipotesi esplicative del carattere distruttivo del dittatore nazista, discutendo sulla attualità e validità dello stereotipo di "Hitler come pazzo", ancora diffuso ed accreditato.
Il secondo capitolo vuole proporre alcune considerazioni sui principali tratti della complessa personalità hitleriana, come appaiono dall'osservazione empirica delle sue manifestazioni esteriori, dagli atti, dagli scritti e dai discorsi e su come essi devono essere interpretati in rapporto al meccanismo di fascinazione sul popolo tedesco dell'epoca. In particolare, la capacità di mentire e la teatralità saranno considerati elementi fondamentali della fascinazione attraverso la ritualizzazione e la spettacolarizzazione del regime.
Il terzo capitolo affronta il problema della sensibilizzazione del popolo tedesco alla fascinazione nazista. Sono ripercorse e descritte la principali esperienze collettive che, dal 1919 al 1933, fornirono il pretesto ad una forza politica eversiva di ottenere il consenso e il potere. Vengono analizzate altresì le esperienze di terrore e di coercizione che erano intrinseche al sistema. Le conseguenze patologiche a livello centrale (lo stato razziale e la volontà genocida) sono messe in relazione alle conseguenze patologiche periferiche (la paura, lo scatenamento dell'aggressione, l'adesione al principio del capro espiatorio da parte del popolo tedesco). Il carattere totalmente distruttivo ed antiumano del nazismo è svelato attraverso la descrizione dei suoi crimini contro ebrei, minoranze etniche, emarginati sociali, malati e handicappati.
Nel quarto capitolo le considerazioni psicostoriche riguarderanno aspetti della vita reale del Terzo Reich. L'intromissione del regime e dei suoi contenuti propagandistici nell'inconscio delle masse e nella loro vita privata sarà descritta attraverso alcuni sogni di tedeschi raccolti in quel periodo. L'elemento simbolico del regime è analizzato nel paragrafo sulla svastica e in quello sul cinema di propaganda. Le possibilità di resistenza alla fascinazione nazista e l'opposizione al regime sono esemplificati dalle testimonianze e dalle interpretazioni degli atti compiuti da singoli individui contro il regime.
Viene inoltre considerato il ruolo della propaganda nella coercizione e analizzata l'immagine esteriore del regime nazista, come è conservata dai documenti cinematografici.
Il quinto capitolo intende infine mettere in luce la sopravvivenza attuale della fascinazione nazista e il rischio della sua mitizzazione, anche attraverso il risorgere di quell'idea politica in varie parti del mondo, non solo in Europa. E' fatto cenno anche al dibattito sulla responsabilità dei popoli di fronte alla comparsa di ideologie antibiologiche ed antiumane, delle quale il nazismo fu allo stesso tempo rievocatore, rinnovatore ed esecutore.
Pur dovendosi considerare, per forza di cose, non esaustivo rispetto alla vastità e complessità dei temi in gioco, il nostro lavoro sul nazismo e la sua fascinazione intende offrirsi come contributo alla ricerca della comprensione di un fenomeno le cui ripercussioni sono ancora visibili. Una ricerca che è ancora lontana dalla sua conclusione.

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10 Introduzione Il presente lavoro intende offrire alcune riflessioni psicostoriche sul fenomeno della fascinazione, concentrandosi monograficamente sul paradigma del nazismo e dei suoi rapporti con essa, ma anche con il fenomeno della suggestione e i contenuti della psicologia di massa. Il metodo psicostorico, come è sviluppato attualmente, "applica concetti e categorie psicologiche, generalmente della psicoanalisi, per spiegare il comportamento di individui o gruppi di interesse storico".1 Ulteriori contributi derivano alla ricerca psicostorica dallo studio dell'infanzia e dei metodi educativi. Non mancano spunti non psicoanalitici derivanti dalle teorie della psicologia sociale. Il materiale che fornisce qui lo spunto alla ricerca psicostorica sul nazismo, oltre ai documenti ed al lavoro della storiografia ufficiale, è attinto da testimonianze scritte, diari, biografie ed interviste dei protagonisti dell'epoca. E' stata prestata attenzione, inoltre, al materiale letterario, artistico, cinematografico (anche propagandistico) e in generale mediatico del periodo. A partire dalla definizione del concetto generale di fascinazione, intesa come "attrazione disarmata subita al cospetto di qualcosa o di qualcuno la cui forza si impone in modo irresistibile"2, sono state analizzate le sue implicazioni a livello collettivo, e le interazioni con la suggestione e la propaganda, che Lasswell (1927) definisce "come la gestione di atteggiamenti collettivi con la manipolazione di simboli significativi".3 Tutto questo in rapporto ad un fenomeno, il nazismo, che per le sue conseguenze nefaste sull'umanità è argomento inesauribile di riflessione e impegno conoscitivo. Il primo capitolo contiene una rassegna dei contributi della ricerca psicologica sulla personalità di Adolf Hitler. Saranno 1 Luciano Mecacci, Storia della psicologia del Novecento. Laterza, Bari 1992, pag. 333. 2 Umberto Galimberti, Dizionario di Psicologia. UTET, Torino 1992, pag. 396. 3 Ernst Kris, Il "pericolo" della propaganda, in La propaganda, Bollati Boringhieri, Torino 1995, pag 48.

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