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Disturbo dell'attenzione e dell'iperattività: descrizione di un caso

Informazioni tesi

  Autore: Maria Silenzi
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in sostegno indirizzo primaria
Anno: 2009
Docente/Relatore: Sergio Ardito
Istituito da: Università degli Studi di Macerata
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 50

Con l’etichetta diagnostica disturbo da deficit di attenzione/iperattività si fa riferimento ad un quadro con un ventaglio sintomatologico piuttosto ampio: i sintomi cardine - impulsività, iperattività, disattenzione - possono essere presenti in quantità e qualità variabili. Ad essi, poi, si associano una serie di problematiche secondarie legate all’apprendimento, all’emotività, alle relazioni interpersonali, che sono il risultato dell’interazione tra le caratteristiche primarie del disturbo e l’ambiente. L’ADHD si configura, pertanto, quale disturbo bio-psico-sociale, in cui accanto alla componente costituzionale, assumono un peso rilevante i patterns cognitivi e relazionali che essa viene a creare. Dallo studio del problema, così acceso nel dibattito odierno, emergono due questioni fondanti:le procedure diagnostiche devono consentire la distinzione di soggetti semplicemente molto vivaci, magari anche turbolenti, distratti, da altri per i quali l’irrequietezza motoria, l’incapacità a controllare gli impulsi e le componenti attentive compromettono in modo davvero significativo il processo di crescita e il raggiungimento di una buona qualità di vita;è altresì necessario, prima di parlare di disturbo di origine neurobiologica, che le suddette manifestazioni sintomatiche non siano riconducibili ad altri tipi di patologie psichiatriche o ad evidenti carenze socio-educative e ambientali. Tema di dibattito attuale è quello relativo alla pertinenza dell' approccio al trattamento dell' ADHD, in quanto specialisti e professionisti considerano spesso il problema da prospettive e con finalità differenti. Accanto alla controversa terapia farmacologica, le strategie cognitivo-comportamentali risultano essere particolarmente efficaci nel contenere i comportamenti disfunzionali e nello sviluppare le abilità nelle cosiddette funzioni esecutive, di cui questi bambini sono carenti. Un approccio al problema non può che essere di tipo multimodale e globale, rivolto alla scuola e alla famiglia, ossia ai contesti nei quali emergono in maniera evidente le problematiche del soggetto iperattivo, ma per questo anche terreno fertile per prevenirle o ridurle.

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1 Introduzione Il percorso di questa tesi è iniziato quest’anno, quando, nel corso dell’esperienza di tirocinio previsto dal corso di laurea, ho avuto modo di rapportarmi con un bambino davvero particolare. A., che ha oggi 11 anni e presenta delle problematiche di cui, prima di quell’incontro, avevo sentito parlare, ma che non avevo mai avuto modo di incontrare. Tali problematiche appartengono ad una sindrome, ad esordio nell’età evolutiva, nota con l’acronimo anglosassone ADHD, e relativamente diffusa (dall’1 al 3% nella popolazione infantile), ma anche scarsamente conosciuta nel nostro Paese. Non solo: mentre negli Stati Uniti e in gran parte d’Europa è studiata e trattata da tempo, in Italia il suo riconoscimento è recente e non ha ancora ottenuto una definizione univoca. Con l’etichetta diagnostica disturbo da deficit di attenzione/iperattività si fa riferimento ad un quadro con un ventaglio sintomatologico piuttosto ampio: i sintomi cardine - impulsività, iperattività, disattenzione - possono essere presenti in quantità e qualità variabili. Ad essi, poi, si associano una serie di problematiche secondarie legate all’apprendimento, all’emotività, alle relazioni interpersonali, che sono il risultato dell’interazione tra le caratteristiche primarie del disturbo e l’ambiente. A. è diagnosticato come un bambino con disturbo relazione di media entità, che viene considerato uno dei suoi principali problemi, derivato dal disturbo di disattenzione/iperattività. L’ADHD si configura, pertanto, quale disturbo bio-psico-sociale, in cui accanto alla componente costituzionale, assumono un peso rilevante i patterns cognitivi e relazionali che essa viene a creare. Dallo studio del problema, così acceso nel dibattito odierno, emergono due questioni fondanti:

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Parole chiave

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apprendimento
approccio multumodale
caso
comportamenti disfunzionali
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disattenzione
disturbo
impulsività
intervento educativo
iperattività
neuropsichiatria
osservazioni
psicopatologia dello sviluppo
relazioni interpersonali
strategie cognitivo-comportamentali
terapia farmacologica

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