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Il consenso dell'imputato nel giudizio abbreviato

La riforma in senso accusatorio del codice di rito ha indotto il legislatore del 1988 ad individuare fattispecie deflattive del dibattimento a fronte di un ricorso, da sempre, massiccio alla minaccia penale. In tale contesto si colloca il rito abbreviato, istituto incentrato sul consenso dell'imputato, che, incentivato dalla promessa di un sensibile sconto sanzionatorio, rinuncia alla dispendiosa garanzia del contradittorio ed agevola, così, il funzionamento della processo penale.
Dopo aver esaminato, in linea generale, le questioni relative al rito speciale ed al suo impatto sulla macchina giudiziaria, mi sono soffermato sulle varie problematiche connesse alla manifestazione di volontà dell'imputato.

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Capitolo I – La negoziazione processuale 2 1. L’accertamento penale: garanzia abdicabile o strumento necessario? Il magistero penale è esercitato dall’ordinamento, dapprima, con la cernita delle fattispecie criminose1, e, poi, con l’esecuzione della punizione. Nel mezzo sta l’accertamento giudiziale, l’attività, vale a dire, di ricognizione effettuata da un soggetto terzo, chiamato a verificare l’effettività dell’illecito e, quindi, a legittimare la pretesa punitiva. Di ciò si occupa il diritto penale processuale, che, altro non fosse che per tale carattere strumentale, appartiene al genus del diritto pubblico, poiché disciplina le questioni rilevanti ai fini della persecuzione e del giudizio su un reato, cioè di un episodio di interesse pubblico2. Oggetto (accertamento del reato) e scopo (punizione del reo) valgono a dare, quindi, una connotazione pubblicistica alla disciplina processuale. Cionondimeno, la definizione di processo, quale «actus ad minus trium personarum: actoris intendentis, rei intentionem evitantis, iudicis in medio cognoscentis»3, evidenzia un’ulteriore nota di rilievo. Quello alla base del rapporto processuale penale è un conflitto che pregiudica interessi generali, tal che le pretese attoree devono necessariamente provenire da soggetto a ciò deputato, e non dal quisque de populo ovvero dall’eventuale persona offesa4. 1 Il legislatore – secondo un’efficace immagine del BINDING, riportata da FIANDACA-MUSCO, Diritto penale, parte generale, Bologna, 4ª ed., 2003, p. 31 – «lascia giocare davanti ai suoi piedi le azioni, che dopo raccoglie con mano pigra, per elevarle a fattispecie delittuose a causa della loro intollerabilità». 2 Cfr. GUARNIERI, Diritto processuale penale, in Enc. dir., vol. XII, Milano, 1970, p. 1112. 3 Definizione del glossatore BULGARO, riportata da GUARNIERI, Diritto processuale penale, cit., p. 1111. 4 «La giustizia punitiva dapprima tendeva esclusivamente a dar soddisfazione morale all’offeso, sicché la condizione di inimicizia fra l’autore e la vittima del reato e di quanti erano con l’uno o con l’altra solidali cessava col pagamento di ciò che le parti avevano fra loro concordato; soltanto successivamente, limitato il diritto individuale al risarcimento del danno sofferto, “lo Stato trae a sé per tutti i casi, la potestà del dare la pena nel senso proprio di questa parola, come ufficio che non può appartenere ad altri che alla pubblica autorità”» (L. MAZZA, Oblazione volontaria, in Enc. dir., vol. XXIX, Milano, p. 564, con citazione di CALISSE, Storia del diritto penale italiano dal secolo VI al XIX, Firenze, 1895, p. 2).

Tesi di Dottorato

Dipartimento: Istituto di diritto e procedura penale

Autore: Alessio Matarazzi Contatta »

Composta da 153 pagine.

 

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