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Il problema della perizia nel diritto processuale canonico

La tesi ha per oggetto l'analisi della relazione peritale e quindi del perito che è il soggetto di tale relazione.
Tale analisi è stata condotta attraverso un esame attento e particolareggiato, di tutti gli aspetti che concernono la perizia nel processo matrimoniale canonico, evidenziando sia il profilo soggettivo e oggettivo, sia quello più prettamente giuridico.
Benché il giudice sia il dominus del processo che si presuppone abbia una adeguata preparazione, idonea a cogliere il linguaggio comune, ma anche quello tecnico-giuridico, non si può certo negare il fatto che, tale preparazione abbia un limite. Infatti, il giudice non può avere una piena cognizione ed una esperienza in ogni campo.
Da qui sorge la necessità, anche nel processo canonico, di ricorrere all'ausilio degli esperti, cioè dei periti.
La perizia quindi, costituisce lo strumento di prova precipuo ed il punto di riferimento essenziale per il contraddittorio processuale, prima, e per la motivazione della sentenza, poi. Le eventuali conoscenze scientifiche possedute dal giudice, invece, possono rappresentare utili argomentazioni per vagliare i fatti e criticare il parere tecnico, ma non formano certo elementi oggettivi di prova, su cui le parti possano svolgere l'attività difensiva e l'organo giudicante basare la propria decisione.
Va quindi ribadito, che l'esperto non partecipa né collabora direttamente alla funzione deliberativa, propria ed esclusiva dell'organo giudicante, ma svolge un ruolo strumentale, volto ad integrare le cognizioni del magistrato nel campo psichiatrico e psicologico, che esula abitualmente dalla sua preparazione e competenza.
La perizia quindi, non si sostituisce alla valutazione del giudice, ma chiarisce, allo stesso, presupposti fisiologici e patologici necessari per giungere ad una adeguata comprensione del caso.
Il carattere ausiliario della perizia rispetto alla sentenza, deve essere inteso nel senso di negarle un ruolo decisorio nella valutazione del caso, e di riconoscerle invece, un valore solo istruttorio, che deve essere sottoposto al vaglio critico del giudice, similmente agli altri mezzi di prova.

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1 INTRODUZIONE Lo studio che ci si appresta a condurre, ha per oggetto l'analisi della relazione peritale e quindi del perito che è il soggetto di tale relazione. Tale analisi sarà condotta attraverso un esame attento e particolareggiato, di tutti gli aspetti che concernono la perizia nel processo matrimoniale canonico, evidenziando sia il profilo soggettivo e oggettivo, sia quello più prettamente giuridico. Benchè il giudice sia il dominus del processo che si presuppone abbia una adeguata preparazione, idonea a cogliere il linguaggio comune ma anche quello tecnico-giuridico, non si può certo negare il fatto che, tale preparazione abbia un limite. Infatti, il giudice non può avere una piena cognizione ed una esperienza in ogni campo. Da qui sorge la necessità, anche nel processo canonico, di ricorrere all'ausilio degli esperti, cioè dei periti. La perizia quindi, costituisce lo strumento di prova precipuo ed il punto di riferimento essenziale per il contraddittorio processuale, prima, e per la motivazione della sentenza, poi. Le eventuali conoscenze scientifiche possedute dal giudice, invece, possono rappresentare utili argomentazioni per vagliare i fatti e criticare il parere tecnico, ma non formano certo elementi oggettivi di prova, su

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Maria Bevacqua Contatta »

Composta da 214 pagine.

 

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Consultata integralmente 16 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.