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Il monitoraggio dell'Area Marina Protetta ''Isola di Bergeggi'': Point Intercept Transect e Quadrati visuali a confronto

Informazioni tesi

  Autore: Giulia Gatti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Ambientali Marine
  Corso: Risorse Biologiche Marine
  Relatore: Carlo Nike Bianchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 136

Nell'ambito del primo anno di monitoraggio dell'AMP “Isola di Bergeggi” è stato valutato lo stato dei popolamenti bentonici delle scogliere infralitorali ad una profondità compresa tra 5 m e 20 m nelle tre zone sottoposte a diverso regime di protezione. I rilevamenti in mare sono stati eseguiti utilizzando due tecniche di campionamento visivo che permettono di rilevare superfici di fondale differenti, il quadrato ed il Point Intercept Transect (PIT). Con entrambi i metodi sono stati identificati i taxa presenti e ne sono stati stimati il ricoprimento sul substrato e la frequenza all'interno dell'area indagata. Questo doppio campionamento ha dato l'opportunità di effettuare un confronto metodologico al fine di verificare quale tecnica sia più adatta per il monitoraggio di un'AMP. Contemporaneamente, si è voluto verificare se ci fossero delle differenze nei risultati ottenuti utilizzando dati prelevati sotto forma di ricoprimento percentuale o di frequenza.
I dati di ricoprimento e di frequenza di ogni specie (o raggruppamento di rango superiore) prelevati sia con i quadrati sia con i PIT, sono stati confrontati mediante analisi multivariate (MDS, Cluster analysis, SIMPER) per indagare la similarità tra i siti di rilevamento. Sulla base del numero di specie (o taxon) rilevato in ogni replica, inoltre, è stato calcolato il Dispersion Coefficient per valutare l'entità della dispersione fra le repliche al variare della dimensione dell'area campionata.
I risultati hanno evidenziato che l'elevata variabilità tra le repliche di quadrato impedisce di rilevare le differenze che possono esistere a livello dei siti di campionamento. Tale limite potrebbe essere superato aumentando il numero delle repliche, ma ciò porterebbe ad un incremento notevole del tempo di permanenza sott'acqua. Al contrario il PIT, rilevando una superficie di fondo maggiore, presenta una bassa variabilità fra le repliche ed un'ottima abilità a distinguere i differenti siti di campionamento.
Per quanto riguarda il confronto tra i dati di ricoprimento percentuale e i dati di frequenza, non è stata riscontrata alcuna sostanziale differenza tra i due descrittori. È quindi preferibile l'utilizzo della frequenza per lo studio dei popolamenti bentonici in quanto richiede tempi di rilevamento minori.

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RIASSUNTO Nell'ambito del primo anno di monitoraggio dell'AMP “Isola di Bergeggi” è stato valutato lo stato dei popolamenti bentonici delle scogliere infralitorali ad una profondità compresa tra 5 m e 20 m nelle tre zone sottoposte a diverso regime di protezione. I rilevamenti in mare sono stati eseguiti utilizzando due tecniche di campionamento visivo che permettono di rilevare superfici di fondale differenti, il quadrato ed il Point Intercept Transect (PIT). Con entrambi i metodi sono stati identificati i taxa presenti e ne sono stati stimati il ricoprimento sul substrato e la frequenza all'interno dell'area indagata. Questo doppio campionamento ha dato l'opportunità di effettuare un confronto metodologico al fine di verificare quale tecnica sia più adatta per il monitoraggio di un'AMP. Contemporaneamente, si è voluto verificare se ci fossero delle differenze nei risultati ottenuti utilizzando dati prelevati sotto forma di ricoprimento percentuale o di frequenza. I dati di ricoprimento e di frequenza di ogni specie (o raggruppamento di rango superiore) prelevati sia con i quadrati sia con i PIT, sono stati confrontati mediante analisi multivariate (MDS, Cluster analysis, SIMPER) per indagare la similarità tra i siti di rilevamento. Sulla base del numero di specie (o taxon) rilevato in ogni replica, inoltre, è stato calcolato il Dispersion Coefficient per valutare l'entità della dispersione fra le repliche al variare della dimensione dell'area campionata. I risultati hanno evidenziato che l'elevata variabilità tra le repliche di quadrato impedisce di rilevare le differenze che possono esistere a livello dei siti di campionamento. Tale limite potrebbe essere superato aumentando il numero delle repliche, ma ciò porterebbe ad un incremento notevole del tempo di permanenza sott'acqua. Al contrario il PIT, rilevando una superficie di fondo maggiore, presenta una bassa variabilità fra le repliche ed un'ottima abilità a distinguere i differenti siti di campionamento. Per quanto riguarda il confronto tra i dati di ricoprimento percentuale e i dati di frequenza, non è stata riscontrata alcuna sostanziale differenza tra i due descrittori. È quindi preferibile l'utilizzo della frequenza per lo studio dei popolamenti bentonici in quanto richiede tempi di rilevamento minori. 5

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