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Disegno industriale senza industria. La figura del designer imprenditore nel Brasile del XX secolo

Il presente lavoro si propone di illustrare come la pratica progettuale del disegno industriale è nata e si è evoluta nei paesi denominati Newly Industrialized Countryes - NYC. Rivolgendo l’attenzione sul Brasile, si è cercato di indagare gli aspetti positivi e negativi della pratica del disegno industriale, in quanto disciplina introdotta nel paese artificialmente e attraverso tre iniziative distinte: il colonialismo portoghese, l’immigrazione europea tra le due guerre e le attività svolte dalle imprese multinazionali li installatesi.
L’analisi della scena brasiliana, ha permesso di tracciare un quadro sull’evoluzione del disegno industriale, iniziato con la pratica di mimesi della produzione estera, principalmente occidentale, dovuta alla mancanza di un tessuto imprenditoriale locale sensibile alle potenzialità del disegno nella produzione industriale; attraverso le complessità dovute all’eccesso di culture eterogenee conviventi, fino a manifestare i segni originali di un’identità nazionale ibrida, le cui caratteristiche si adattano alle regole del nuovo mondo globalizzato.
La scelta dell’argomento disegno industriale in Brasile è stata motivata in primo luogo dall’interesse di approfondire le conoscenze sull’idioma portoghese, in seguito al periodo di studi da me svolto in Portogallo; in secondo luogo dall’intenzione di approfondire le conoscenze sulla realtà progettuale brasiliana, una realtà ibrida e sincretica, tanto lontana geograficamente quanto vicina culturalmente alla nostra. Una realtà dove il dominio culturale e le questioni locali di ogni paese diventano globali. In questo lavoro si è cercato di riflettere sulle possibili strade da essere adottate per le attività artistiche e tecnologiche, come il disegno industriale, all’interno della globalizzazione, di cui il Brasile può rappresentare, forse, uno dei più interessanti casi studio.
La ricerca è stata svolta a partire dalla lettura e traduzione delle pubblicazioni di settore disponibili, le informazioni ottenute sono state analizzate ed esposte in otto capitoli. Nel primo capitolo viene presentato un quadro sulla nascita e sviluppo del disegno industriale nel XX secolo in Brasile, le influenze coloniali portoghesi fino a quelle europee dei movimenti artistici ed architettonici di inizio secolo, l’emergere dell’architettura moderna e l’opera di architetti immigranti associata ai primi pionieri locali, arrivando al periodo di sviluppo industriale della dittatura militare (1964-1985). Nel secondo capitolo viene presentato un quadro sulla nascita delle prime Università di Disegno industriale nell’America Latina del XX secolo, le forti influenze presentate dai relativi piani di studio in relazione a istituzioni europee come la Hochschule Fur Gestaltung (Hfg) di Ulm e la Bauhaus di Dessau, le difficoltà imposte da condizioni socioeconomiche instabili e l’influenza della globalizzazione. Nei successivi tre capitoli vengono presentati tre casi studio per meglio comprendere il teorema design brasiliano: il terzo capitolo, attraverso l’opera di tre italiani immigranti, Pietro Maria Bardi, Lina Bo Bardi e Giancarlo Palanti, il quarto capitolo, con i fratelli Campana, l’analisi del loro operato dal punto di vista dei materiali e concetti presenti nella loro produzione, il quinto capitolo, l’analisi delle attività di “globalizzazione produttiva” svolte dalle principali case automobilistiche mondiali in Brasile.
Nel sesto capitolo si è cercato di riflettere sulle connessioni presenti tra il Brasile e l’Europa, dapprima con la dominazione del Portogallo e della Spagna sulle colonie brasiliane, successivamente con le influenze di Tomas Maldonado sull’Europa e viceversa quelle di Gui Bonsiepe sull’America del Sud, per arrivare all’interscambio costruttivo tra Niemeyer e Le Corbusier, che mise le basi per i futuri sviluppi dell’architettura moderna in America Latina, svincolati dalle pressioni del modello razionalista antecedentemente imposto.
Per concludere, nel settimo capitolo, viene presentata un’analisi del disegno industriale brasiliano di oggi, delle direzioni da esso adottate per riscattare la sua posizione di fronte all’indifferenza di imprenditori locali e imprese multinazionali e delle caratteristiche di economicità, multiculturalità, ecocompatibilità e creatività che ne hanno permesso riconoscimenti all’estero.

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1) I PIONIERI DEL DESIGN BRASILIANO 1.1) I Codici culturali del mobile brasiliano I primi portoghesi sbarcati in Brasile, nel 1500, non portarono con loro molti artefatti, ma utilizzarono gli arredi, gli oggetti e gli strumenti locali. Solo dal secolo XVII, i colonizzatori iniziarono a portare alcuni prodotti come arche, cassapanche, sedie e cestini. Questo periodo, è caratterizzato dallo sviluppo dell’architettura nel Minas Gerais, con tracce originali rappresentative del barocco brasiliano. Dal 1698 in avanti e per tutto il secolo XVIII, Lo stato del Minas Gerais ebbe un incremento della popolazione notevole per la corsa all’oro. Le residenze di questo periodo, erano arredate con mobilio semplice nelle forme, pieghevole e smontabile per facilitarne il trasporto in funzione del costante cambio di luogo, esigenza necessaria nell’attività di estrazione dell’oro. I mobili delle chiese, come cassapanche, armadi e credenze erano invece robusti e adornati con molto lusso. Con l’arrivo della corte del principe D. João e della “Missione Francese” per il Brasile, nel 1808, avvenne una diminuzione delle importazioni di prodotti portoghesi, associata all’apertura dei porti e alla firma di trattati commerciali, con il resto del mondo. Secondo Santos 1 , venne registrato un aumento della presenza di mobili dei più svariati stili europei, che influenzarono la produzione locale con le sue difficoltà dovute alla mancanza di identità e tradizione, fino alla ricerca per lo sviluppo di mobili industrializzati. Dalla seconda metà del secolo XVIII fino all’inizio del secolo XIX, nacquero gli stili D. José I e D. Maria I. Altri stili furono importati nel Brasile, dalla Francia, come il Diretorio e L’Impero, dall’Inghilterra, l’Adam, lo Sheraton e la Reggenza, tutti del secolo XIX. La fondazione di musei e di scuole di arte, aumentò l’affluenza di maestri stranieri, ad esempio, la “Missione Francese”, già citata, la quale costituì il gruppo dell’Accademia di Belle Arti che iniziò a funzionare solo nel 1826. La Missione Francese, introdusse in Brasile lo stile Neoclassico, in voga nell’Europa fin dal secolo XVIII, esso trasformò l’esterno e l’interno delle residenze più sfarzose. Tale stile non fu molto diffuso tra le fila più basse della 3 1 Loschiavo dos Santos, Maria Cecília. Móvel Moderno no Brasil. Studio Nobel/EDUSP 1995 pag. 15-17.

Laurea liv.I

Facoltà: Architettura

Autore: Alessio Ravera Chion Contatta »

Composta da 247 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.