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25 luglio 1943

Informazioni tesi

  Autore: Roberto Perrone
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Roberto Martucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 65

RADIO BARI 10 settembre 1943
"Per il supremo bene della patria che è sempre stato il mio primo pensiero e lo scopo della mia vita, e nell'intento di evitare più gravi sofferenze e maggiori sacrifici, ho autorizzato la richiesta di armistizio. Italiani, per la salvezza della capitale e per potere pienamente assolvere i miei doveri di re, col governo e con le autorità militari mi sono trasferito in altro punto del sacro e libero suolo nazionale..."
Questo dichiarava il re Vittorio Emanuele III da radio Bari dopo essersi allontanato da Roma con direzione Brindisi il 9 settembre all’indomani della diffusione della pubblica comunicazione alleata dell’avvenuta firma di armistizio.
Ma andiamo con ordine partendo dall’evento topico che caratterizzò e condizionò il successivo evolversi dei drammatici avvenimenti di quel burrascoso anno.
L’abbattimento di Mussolini non fu il risultato di un gesto improvviso e precipitoso. Esso era stato deciso in precedenza due volte, la prima nel maggio del 1941 subito dopo la criminale campagna contro la Grecia, una seconda volta nel novembre 1942 subito dopo lo sbarco degli alleati in Nord Africa. Sin da allora il Re aveva “finalmente” accarezzato l’idea di sostituire Mussolini. Ligio al suo pragmatismo ed al rispetto costituzionale riteneva che la sfiducia verso il Duce potesse scaturire soprattutto se non esclusivamente da un voto contrario del Gran Consiglio del fascismo, organismo costituzionalizzato per volontà del Duce stesso e che ora si presentava come un boomerang.
Il Gran Consiglio dal 1929 era "organo istituzionale dello stato" con poteri di coordinamento su tutte le attività del regime e che doveva essere consultato "sulle questioni aventi carattere costituzionale". Definito per legge "l’organo supremo" del regime e composto da pochi membri.
La destituzione del Duce doveva avvenire in quella occasione attraverso un voto di sfiducia.
Si trattava in sostanza di una sorta di 25 luglio realizzato con tre anni di anticipo sui fatti che poi puntualmente portarono alla caduta del Fascismo ed alla destituzione di Mussolini.
Ciano all’ultimo momento non ebbe il coraggio di avanzare la richiesta di riunione del Gran Consiglio del fascismo o si ritiene non ebbe la forza di opporsi all’ingombrante ed ancora potente suocero. Sta di fatto che non se ne fece nulla ed occorrerà attendere il 25 luglio del 1943 per realizzare, su iniziativa di Dino Grandi, sia la riunione del Gran Consiglio che il successivo voto di sfiducia nei confronti del Duce.

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3 INTRODUZIONE RADIO BARI 10 settembre 1943 "Per il supremo bene della patria che è sempre stato il mio primo pensiero e lo scopo della mia vita, e nell'intento di evitare più gravi sofferenze e maggiori sacrifici, ho autorizzato la richiesta di armistizio. Italiani, per la salvezza della capitale e per potere pienamente assolvere i miei doveri di re, col governo e con le autorità militari mi sono trasferito in altro punto del sacro e libero suolo nazionale..."1 Questo dichiarava il re Vittorio Emanuele III da radio Bari dopo essersi allontanato da Roma con direzione Brindisi il 9 settembre all’indomani della diffusione della pubblica comunicazione alleata dell’avvenuta firma di armistizio. Ma andiamo con ordine partendo dall’evento topico che caratterizzò e condizionò il successivo evolversi dei drammatici avvenimenti di quel burrascoso anno. L’abbattimento di Mussolini non fu il risultato di un gesto improvviso e precipitoso. Esso era stato deciso in precedenza due volte, la prima nel maggio del 1941 subito dopo la criminale campagna contro la Grecia , una seconda volta nel novembre 1942 subito dopo lo sbarco degli alleati in Nord Africa.2 Sin da allora il Re aveva “finalmente” accarezzato l’idea di sostituire Mussolini. Ligio al suo pragmatismo ed al rispetto costituzionale riteneva che la sfiducia verso il Duce potesse scaturire soprattutto se non esclusivamente da un voto contrario del Gran Consiglio del fascismo, 1 Da http://www.storiaxxisecolo.it/resistenza/8_settembreg.htm 2 Grandi (Dino), La fine del Regime, Firenze, Le lettere, 2005, Pag. 28 Il Re V. Emanuele III con Badoglio

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