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Tutela internazionale dei beni culturali

La storia dei beni culturali e indissolubilmente legata a quella delle guerre e dei conflitti armati. Se da un lato le guerre rappresentavano un mezzo per l'ampliamento del territorio nazionale e la neutralizzazione di popoli nemici, le ritorsioni contro i beni culturali di questi ultimi avevano una valenza principalmente simbolica ed economica. Deturpare i segni di una cultura significava esprimere il proprio disprezzo e superiorità nei suoi confronti. Oltre a ciò, il patrimonio culturale del paese vinto e occupato rappresentava il bottino di guerra dei vincitori e parte della ricompensa per i soldati. Prima dell'ottocento, i beni culturali di valore (in oro o in argento) e le opere d'arte erano soggetti a preda bellica, danneggiati nei combattimenti o usati come risarcimento dei danni di guerra.

L'interesse da parte della Comunità internazionale nei confronti dei beni culturali e' perciò maturato parallelamente al susseguirsi dei conflitti e dei loro effetti devastanti. La disciplina della protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato e' stata codificata in varie convenzioni, dalla fine dell'ottocento fino ai nostri giorni.

Secondo l'articolo 2 della Legge per la tutela dei beni culturali slovena (Zakon o varstvu kulturne dediščine), i beni culturali sono definiti come: aree o complessi, costruzioni o stabili di diversa fattura, oggetti o gruppi di oggetti ovvero tutti i lavori materializzati e conservati che rappresentano il risultato della creatività dell'Uomo e delle sue molteplici attività, dell'evoluzione della società e dei suoi processi, caratteristici per i singoli periodi nello spazio nazionale e non, la tutela dei quali, per la loro importanza storica, culturale e civile, e da considerarsi di interesse pubblico.

La peculiarità dell'ordinamento giuridico di questa materia sta pero proprio nel fatto, che essa non viene in contatto con una sola sfera legale e culturale, ma agisce nell'ampio spazio aperto della comunità internazionale. La definizione del patrimonio culturale in ambito internazionale deve perciò assolvere a criteri e bisogni di diverse tradizioni giuridiche e differenti concetti di patrimonio culturale nelle singole nazioni.

Nessuna definizione riguardante l'oggetto della tutela e' giunta fino ad ora ad un consenso globale. Frattanto, ogni Stato decide autonomamente l'estensione del patrimonio culturale sul proprio territorio. Il concetto di patrimonio culturale varia da uno Stato all'altro, per questa ragione ogni trattato internazionale definisce il proprio campo di applicazione, specificando cosa intende per bene, monumento e patrimonio culturale.

In senso generale, la conservazione del patrimonio culturale consiste in provvedimenti e azioni di tutela, nella conservazione e nel usufrutto comune dei beni. In senso stretto invece, si tratta di azioni degli enti pubblici volti alla tutela dei beni mobili ed immobili, amministrati da istituti specializzati nel settore.

Fisicamente e' possibile proteggere il patrimonio li, dove si trova (in situ), con una apposita manutenzione e protezione dell'area. In alternativa, e' possibile rimuovere il bene dalla sua collocazione originale e depositarlo in una struttura attrezzata. La protezione legale si forma invece con l'introduzione di appositi registri ufficiali, proteggendo le aree a rischio, stabilendo le procedure di tutela ed emissione di licenze, stabilendo i doveri dei proprietari e dei possessori di beni culturali, ecc.

La funzione di tutela nel diritto dei beni culturali non va visto unicamente come strumento di tutela fisica del bene culturale, ma come tutela integrale del suo valore culturale in relazione al territorio d'origine.

Nell'ambito del regime di protezione dei beni culturali e' possibile riconoscere due aspetti di tale tutela. Il primo riguarda la salvaguardia dei beni culturali in tempo di guerra, il secondo invece la tutela in tempo di pace.

La formazione della tutela giuridica dei beni culturali, delle opere d'arte e dei documenti storici in tempo di pace risale appena al XX. Secolo come diretta conseguenza della riforma del diritto internazionale moderno. Esso e' infatti passato dalla coesistenza alla cooperazione diretta della comunità mondiale, tramite l'organizzazione internazionale.

Dall'altro canto invece, la tutela dei beni culturali nei conflitti armati può vantare a suo favore una ben più lunga tradizione. Secondo Vladimir Brguljan l'inizio della tutela dei beni culturali in ambito internazionale coinciderebbe con l'introduzione da parte della Lega di Delfi attorno all'anno 1100 avanti Cristo di una regola, che proibiva la distruzione delle città sino alle fondamenta.

La seconda guerra mondiale porto a nuove razzie di beni culturali da parte delle truppe naziste. Le Nazioni Unite presero allora piena coscienza del problema, istituendo nel 1946 l'UNESCO. La prima convenzione di questa istituzione fu proprio la Convenzione dell'Aja nel 1954 (convenzione sulla tutela dei beni culturali in caso di conflitto armato) con annesso Regolamento. Si tratta del primo strumento internazionale interamente ed esclusivamente dedicato alla protezione dei beni culturali in tempo di guerra, nonché il primo testo a definire con l’espressione “bene culturale” l’oggetto della tutela.

Parlando di commercio di opere d'arte, i vari Stati possono essere considerati come importatori, esportatori, paesi transitori, ecc. La distinzione più comune vede da un lato i paesi sostenitori del libero mercato e dall'altro i paesi, dove il commercio e l'esportazione sono limitati e dove per l'esporto viene richiesto un apposito permesso.

Sul piano internazionale sono stati approvati alcuni documenti con l'intento di prevenire il traffico illegale delle opere d'arte. Tra questi svolge sicuramente il ruolo principale la convenzione dell'UNESCO del 1970 sui mezzi per impedire e vietare l'importazione, l'esportazione ed il trasferimento illecito di beni culturali.

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INTRODUZIONE Venezia e la sua laguna, Menfi e la sua Necropoli, l’Alhambra a Granada, i Palazzi imperiali delle dinastie Ming e Quing, le Chiese rupestri etiopi, la Fabbrica del legno di Verla, Mont-Saint-Michel, Versailles, San Gimignano, il Taj Mahal, …, Auschwitz. Sono solo alcuni dei gioielli che compongono il complesso puzzle del patrimonio dell’umanità e della nostra memoria collettiva. Le risposte alle domande millenarie dell’uomo, su chi siamo e dove siamo diretti, passano anche attraverso questi luoghi, impregnandosi di una conoscenza antica ma mai come ora attuale: il mondo che abitiamo non ci appartiene. Ce lo affidarono i nostri genitori per restituirlo ai nostri figli. Il patrimonio culturale e’ limitato, ma soprattutto fragile. Reperti archeologici realizzati millenni fa con materiali completamente naturali si ritrovano ad affrontare un clima sempre più mutevole ed inquinato. Le eccellenze architettoniche di ogni tempo sono in balia di un’urbanizzazione e di una cementificazione selvaggia. Durante i conflitti armati si tenta di cancellare la società nemica colpendola proprio nella sua cultura. Le ricchezze culturali possedute dai singoli Stati sono sempre più spesso oggetto di un fruttuoso commercio illegale e di un saccheggio sistematico sostenuto dall’avanzamento delle nuove tecnologie. Se anni fa esistevano diversi gruppi di Stati coalizzati tra loro, oggi esiste praticamente una sola Comunità internazionale che tenta di stabilire, con strumenti giuridici pattizzi e convenzionali, quale comportamento sia da ritenersi giusto e quale sbagliato. L’arte e la cultura, agli occhi del diritto internazionale, non possono più rappresentare un’aspirazione puramente estetica o intellettuale non indispensabile, che può facilmente essere sacrificata ai fini della guerra o dell’economia globalizzata. Secondo Massimo Carcione la cultura potrebbe rientrare nel concetto di “Diritto alla Felicita’ ” contenuto nella costituzione degli Stati Uniti d’America, siccome rappresenta il diritto dell’uomo ad una propria storia, coscienza, dignità e liberta’ ovvero a ciò che lo distingue da ogni altro essere vivente. Il diritto internazionale ha accolto l’appello ad una tutela giuridica collettiva dei beni culturali abbastanza tardi. Se da una parte si e’ capita presto l’importanza di tutelare i 13

Traduzione

Facoltà: Giurisprudenza

Traduttore: Natasja Nikolic Contatta »

Composta da 103 pagine.

 

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