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GRATIA UND ANMUT - Von der christlichen gratia zur Ästhetik der Anmut vom Rokoko bis Schiller

Informazioni tesi

  Autore: Elena Pasqualini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1995-96
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lingue straniere per la comunicazione internazionale
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Antonio Liberi
  Lingua: Tedesco
  Num. pagine: 265

Questa tesi è un viaggio affascinante nell’universo della ‘grazia’, ovvero lo studio dell’evoluzione del termine e di ciò che ha rappresentato in ambiti come la religione, l’arte e la filosofia estetica. Si è ritenuto opportuno partire dalla parola latina “gratia”, poiché essa comprende tutti i significati che nella lingua tedesca trovano invece espressione in termini diversi: dalla grazia nella sua accezione di “favore, benevolenza” (Gunst – Huld) – che originariamente ha un significato profano ed in seguito ne assume uno religioso, assurgendo a concetto di base della religione cristiana (Göttliche Gnade) – fino alla grazia in senso estetico (“gratia corporis”), che in tedesco trova espressione nei termini “Anmut” o “Reiz”. Gli stessi termini tedeschi sopra citati non esprimono tuttavia lo stesso significato.
“Reiz” esprime principalmente la grazia “attraente” e sottolinea più l’effetto stimolante che essa produce in chi la osserva e percepisce, piuttosto che la grazia in sé. Proprio in virtù del fatto che con il termine Reiz viene dato particolare rilievo alla forza di attrazione esercitata dalla grazia, esso può facilmente andare ad esprimere la leziosità e ricercatezza tipici dello stile Rococò.
Anmut descrive al contrario più una caratteristica intrinseca al soggetto che la possiede e proprio in quanto caratteristica e qualità immanente viene prediletta da Schiller, che vi attribuirà un profondo valore morale arrivando a ‘smaterializzarla’, pur tuttavia senza rinunciare a considerarla una caratteristica estetica: per Schiller la grazia diverrà ‘espressione nel fenomeno’ ( e in quanto tale ‘estetica’) di una bellezza morale. La Grazia assumerà perciò nel pensiero di Schiller un significato etico-estetico.
Particolarmente interessante è, nell’ambito di questa approfondita analisi, scoprire da un lato il passaggio dalla ‘gratia’ in senso puramente profanoalla “gratia” in senso religioso e dall’altro il passaggio da una grazia come qualità puramente estetica ad una grazia in quanto concetto etico-estetico.
Fondamentale ed imprescindibile è la partenza proprio dal termine greco, da cui trae origine la parola latina ‘gratia’: come parola dai molteplici significati, come concetto omnicomprensivo, che abbraccia tutte le accezioni e le sfumature espresse nella lingua tedesca attraverso diversi termini. L’evoluzione della parola grazia si può dire rispecchi in un certo qual modo il passaggio da una cultura della totalità e della conciliazione tra corporalità e spiritualità (conciliazione alla quale lo stesso Schiller aspira come supremo ideale dell’uomo) – come è l’antica cultura greca, nell’ambito della quale non casualmente tanti significati e tante sfumature possono essere espresse da un’unica parola - ad una cultura di scissione filosofica, particolarmente evidente nella filosofia estetica tedesca del 18° secolo, dove quegli stessi significati e quelle stesse sfumature trovano la loro definizione in altrettanti e differenti termini.
Affascinante sarà tra le altre cose scoprire nel termine ‘holdelig’, usato in particolare anche da Martin Lutero, un possibile aggancio e passaggio tra il significato di grazia come favore e benevolenza divina e il significato di grazia in senso morale ed estetico.
Un viaggio in primis filologico, ma che andrà a toccare campi diversi come la religione, l’arte, la letteratura e la filosofia: dall’Antico e Nuovo Testamento a S. Paolo e Lutero. Dall’arte Rococò alla poesia anacreontica del 18° secolo. Dall’analisi del bello di Hogarth, alla grazia esteriore ed interiore di Shaftesbury, da Wieland a Mendelssohn, dal pensiero francese all’influsso esercitato da Winckelmann sulla stessa letteratura francese. Da Hagedorn e i suoi diversi livelli di grazia, particolarmente nella pittura, al Laoconte di Lessing e alla grazia nella poesia. Da Sulzer agli influssi di Burke e Home sulla letteratura tedesca e ancora dalla distinzione tra “Reiz” e “Anmut” secondo Meinhard fino ad arrivare a Schiller e al suo ideale di anima bella in quanto superamento dell’anima sublime e la cui espressione nel fenomeno sarebbe proprio la grazia.

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1 Einleitung Zweck dieser Arbeit ist die Untersuchung des Entwicklungsprozesses des Wortes gratia. Es scheint angebracht, vom lateinischen Wort auszugehen, denn es umfaßt alle Bedeutungen, die auf deutsch durch mehrere Wörter ausgedruckt werden: von der gratia im Sinne von Gunst - einer Gunst, die ursprünglich bloß einen weltlichen Sinn aufweist und später als gratia dei auch eine religiöse Bedeutung übernimmt - bis zur gratia im ästhetischen Sinne, nämlich der gratia corporis, die auf deutsch durch Anmut oder Reiz wiedergegeben wird. Mit diesen beiden Wörtern wird aber nicht dasselbe gemeint. Unter Reiz ist die Zierlichkeit, die lockende - oder eben reizende - Grazie zu verstehen, d.h. mit diesem Wort wird weniger die Eigenschaft der Grazie an und für sich betont, als vielmehr die anregende Wirkung, welche sie auf das wahrnehmende Subjekt ausübt. Eben darum, weil der Reiz immer mit bezug auf dessen Wirkung und auf dessen Anziehungskraft betrachtet wird, kann er leicht zur Geziertheit und Gesuchtheit werden, was nämlich für die Rokokokultur typisch ist. Anmut bezeichnet hingegen die dem Subjekt innewohnende Eigenschaft, eine Grazie also, die an und für sich schön ist. Gerade darum, weil Anmut eine immanente Eigenschaft ausdrückt, wird sie vorzüglich von Schiller verwendet, der ihr einen tief moralischen Wert zuschreibt und dadurch deren Entmaterialisierung leistet, obschon er zugleich nicht darauf verzichten will, sie als eine ästhetische Eigenschaft zu betrachten: Anmut wird also bei Schiller der Ausdruck in der Erscheinung - und in diesem Sinne also eine ästhetische Eigenschaft - einer sittlichen Schönheit. In wenigen Worten dient sie bei ihm einem ethisch-ästhetischen Begriff zum Ausdruck. Einerseits wird alsdann der Übergang von der gratia im bloß weltlichen Sinn - nämlich als Übersetzung der griechischen Φ ∆ Υ Λ9 - zur gratia in religiöser Bedeutung, andererseits der Übergang von der Grazie als bloß ästhetischem zur Grazie als ehtisch-ästhetischem Begriff untersucht werden.

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