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Tecnologie diagnostiche della sieropositività per HIV in immunometria e biologia molecolare

Informazioni tesi

  Autore: Erika Silvestri
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Biologia molecolare e cellulare
  Relatore: Paola Irato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 70

Dopo aver descritto le caratteristiche del virus HIV 1: struttura, il genoma e ciclo replicativo si passa all'approccio diagnostico sperimentale. Esso è caratterizzato da due tecnologie: Immunoenzimatica e Biomolecolare su un campione di circa mille pazienti. Nel primo caso si è utilizzata ''CMIA''(indagine di screening) e l' Immunoblot, nel secondo il test Hiv-Rna-Quantitativo.
L'Immunoenzimatica si basa sulla specificità di legame Ag-At e successivo rilevamento con chemiluminescenza e coloranti;nel campo Biomolecolare si è utilizzata la Real-Time-Pcr per tipizzare specificamente il genoma a Rna dell'Hiv1.
E' di importanza sperimentale la scelta dei substrati di cattura antigenica e di sonde genotipiche per l'amplificazione.

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4 INTRODUZIONE Il virus HIV-1 (Human Immunodeficiency Virus) è l’agente eziologico della sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS: Acquired Immuno- Deficiency Sindrome). Questa è stata riconosciuta ed identificata nel 1981 negli USA come una sindrome peculiare caratterizzata da una serie di infezioni di estrema gravità causate prevalentemente da microrganismi opportunisti e da particolari manifestazioni neoplastiche (sarcoma di kaposi, linfomi), il tutto come conseguenza di un grave deficit del sistema immunitario. La concentrazione dei casi di AIDS in particolari gruppi di popolazioni (tossicodipendenti, omosessuali) fece subito pensare ad un agente infettivo come possibile causa della deficienza immunitaria acquisita i cui caratteri suggerivano una diffusione “epidemica”. Nelle fasi iniziali delle ricerche eziologiche sull’AIDS numerosi virus (CMV, EBV, Adenovirus) furono chiamati in causa come possibili responsabili della sindrome, per l’elevata frequenza con cui essi venivano isolati dai soggetti affetti da AIDS. Nel 1983 in Francia e negli USA due gruppi di ricercatori, Barre-Sinoussi, Cherman e Montagnier all’istituto Pasteur di Parigi (Cherman et al., 1983), Gallo e collaboratori al National Institute of Helth (Gallo et al., 1983), indipendentemente l’uno dall’altro isolarono da pazienti affetti da AIDS un Retrovirus che soddisfava tutti i criteri necessari per poter essere considerato l’agente eziologico della sindrome. Con il nome generico di HIV si indicano oggi due diversi tipi di virus: HIV 1 e HIV 2. HIV 1 è quello maggiormente diffuso, responsabile dell’epidemia di AIDS in Italia e nel resto dell’Europa, nelle Americhe e in Africa Centrale. HIV 2 è invece presente per lo più in Africa Occidentale, in America Meridionale e nel bacino caraibico; è meno virulento e provoca malattia a decorso relativamente più attenuato. Attualmente (stime UNAIDS) nel mondo le persone con l’HIV sono 38 milioni, di cui 25 milioni concentrate nell’Africa sub-sahariana; è comunque

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