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Meccanismi motivazionali dell'agire volontario

Informazioni tesi

  Autore: Alessandra Mignardi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Massimo Corsale
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 144

Un’azione volontaria è essenzialmente una scelta libera di offrire una prestazione a qualcuno gratuitamente.
Tra gli infiniti modi in cui si può scegliere di agire così, rientrano le azioni svolte da numerosissime persone all’interno di organizzazioni di volontariato, nelle cooperative sociali, nei gruppi di self help, in associazioni o fondazioni di “utilità sociale”.
Molte di queste strutture rientrano nella logica del «terzo settore», altre sono interne al sistema di Welfare, altre ancora si preferisce chiamarle organizzazioni «del privato sociale».
Le loro finalità principali sono quelle di individuare ed intervenire in “un’area di disagio” a cui i tradizionali servizi (pubblici e privati) non hanno dato una risposta.
Le forme di intervento consistono nella prestazione di una serie di servizi (professionali, originali o alternativi ai tradizionali) caratterizzati essenzialmente dal fatto di avere una “qualità umana” e di rispondere al principio di solidarietà intesa come condivisione.
L’ambito in cui si svolge l’azione volontaria oggetto di questa ricerca, è stato quindi ristretto da alcune specifiche motivazioni che caratterizzano il “soggetto collettivo agente”.

Non ogni azione volontaria infatti, può essere svolta rispondendo a questi requisiti: chi ad esempio lavora come volontario in uno studio professionale, probabilmente non è spinto alla solidarietà verso la persona dalla quale apprende il mestiere, ma dal desiderio di iniziare ad inserirsi in quel lavoro; un obiettore di coscienza che presta il suo servizio in una Casa di Accoglienza per immigrati extracomunitari, non è così scontato che comprenda e condivida la “mission” della Casa stessa. Così anche un operatore volontario che lavora in un’organizzazione che offre assistenza ai tossicodipendenti, insieme al desiderio di “essere utile” a loro, può essere spinto da altre ragioni. Proprio tali ragioni, o motivazioni, sono il vero oggetto di questa ricerca, e non l’azione volontaria in se stessa.
Ristretto il campo di osservazione ad alcune caratteristiche del soggetto collettivo, è interessante chiedersi quali siano le motivazioni dei volontari e degli operatori che vi lavorano, oltre quella, (non troppo) scontata, dell’adesione alla “mission”.
Quando l’azione è davvero oblativa e non motivata da ragioni, ad esempio, economico-professionali, Corsale (1996) ritiene possa risollevarsi il problema proposto da Olson (1965) a proposito della logica dell’azione collettiva, sugli incentivi selettivi che motivano il soggetto a compiere un’azione per l’interesse collettivo: un elemento che può giustificare un’attività gratuita senza attendere che altri facciano la stessa cosa.
Se esistono tali incentivi e si rintracciano nel bisogno di sentirsi utili, di appartenere ad un gruppo, o semplicemente di sottrarsi ad una serie di abitudini, non può di certo dirsi che si tratti di bisogni di secondaria importanza: secondo Corsale (1996), si possono riassumere nel “bisogno di gratificazione da autoriconoscimento, nel bisogno di «senso», che del resto sta dietro anche all’interesse economico”. L’azione volontaria, che all’esterno dà molto spesso l’impressione di essere un atto unicamente gratuito e disinteressato, può essere verosimilmente motivata dal desiderio di realizzazione personale attraverso obiettivi meta-personali che spaziano in un campo che va dall’esistenziale al professionale.
È anche molto probabile che tali motivazioni non si escludano a vicenda, ma concorrano insieme a determinare l’azione; non è inoltre escluso che varino nel tempo, influenzate da altri obiettivi personali, dalle relazioni che si creeranno con altri volontari ed operatori, e dai “risultati” che si otterranno.
Infatti non può parlarsi di solidarietà come orientamento all’agire del tutto autonomo ed indipendente da altri meccanismi.
Un altro stimolo che proviene sempre dallo stesso autore è il seguente:
“in che misura si può sostenere che il ruolo attualmente crescente del volontariato sia un modo di reagire all’eccessiva spersonalizzazione e tecnologizzazione del moderno sistema dei servizi (pubblico e privato integrati) recuperando, sia pure in forma diversa, aspetti della solidarietà comunitaria?”. Infatti si può parlare di solidarietà anche riferendosi, durkheimianamente, al meccanismo di coesione di un gruppo.

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4 Introduzione “Un’azione volontaria” è essenzialmente una scelta libera di offrire una prestazione a qualcuno gratuitamente. Tra gli infiniti modi in cui si può scegliere di agire così, rientrano le azioni svolte da numerosissime persone all’interno di organizzazioni di volontariato, nelle cooperative sociali, nei gruppi di self help, in associazioni o fondazioni di “utilità sociale”. Molte di queste strutture rientrano nella logica del «terzo settore», altre sono interne al sistema di Welfare, altre ancora si preferisce chiamarle organizzazioni «del privato sociale». Le loro finalità principali sono quelle di individuare ed intervenire in “un’area di disagio” a cui i tradizionali servizi (pubblici e privati) non hanno dato una risposta. Le forme di intervento consistono nella prestazione di una serie di servizi (professionali, originali o alternativi ai tradizionali) caratterizzati essenzialmente dal fatto di avere una “qualità umana” e di rispondere al principio di solidarietà intesa come condivisione. L’ambito in cui si svolge l’azione volontaria oggetto di questa ricerca, è stato quindi ristretto da alcune specifiche motivazioni che caratterizzano il “soggetto collettivo agente”. Non ogni azione volontaria infatti, può essere svolta rispondendo a questi requisiti: chi ad esempio lavora come volontario in uno studio professionale, probabilmente non è spinto alla solidarietà verso la persona dalla quale apprende il mestiere, ma dal desiderio di iniziare ad inserirsi in quel lavoro; un obiettore di coscienza che presta il suo servizio in una Casa di Accoglienza per immigrati extracomunitari, non è così scontato che

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tipologie di volontari
volontariato

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