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Effetto di tre forme di allevamento differenti sulla qualità delle uve Negro Amaro

Informazioni tesi

  Autore: Giulio Glielmi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi della Basilicata
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze e tecnologie agrarie, agroalimentari e forestali
  Relatore: Nicola Condelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

Il Negro amaro è il vitigno autoctono più coltivato in Puglia, più precisamente coltivato nell‟intera penisola salentina, comprendente interamente le province di Lecce, Brindisi ed in parte anche Taranto. Ultimamente si è diffuso anche nel resto della regione. La tipologia di impianto che tradizionalmente ha caratterizzato le aree di coltivazione del vitigno ha sempre previsto l‟impiego della forma di allevamento ad Alberello, caratterizzata da carica in gemme ridotta, ed elevata densità di piantagione. Negli ultimi anni, comunque, sono stati realizzati nuovi vigneti di Negro amaro con forma di allevamento a Guyot con differenti sistemi di potatura e, nelle aree con suoli a maggiore fertilità, anche a impianti a Tendone.

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1.1 GENERALITÀ SULLE FORME DI ALLEVAMENTO 1.1.1 GUYOT Il nome di questa forma di allevamento deriva da Jules Guyot che, verso la metà dell‟ottocento, pubblicò un articolato volume sulle forme di allevamento riscontrate in Francia. In realtà, questa forma di potatura era già utilizzata da Fig. 1.1- Sistema di allevamento a Guyot secoli, ad esempio nell‟Astigiano, per la sua funzionalità. Nella forma classica il Guyot è costituito da un ceppo relativamente basso sul quale sono inseriti uno sperone di 1-2 gemme e un capo a frutto di lunghezza variabile (6-12 gemme), le pratiche che questo metodo di allevamento prevede tendono ad eliminare tutta la vegetazione ad eccezione di un tralcio vecchio di un anno (capo a frutto) e un piccolo sperone, ovvero una porzione di tralcio di dimensioni ridotte, portante 2-3 gemme. Il capo a frutto è sistemato sul filo orizzontalmente, oppure inarcato e legato all‟estremità (archetto). Il tralcio inarcato favorisce la schiusura delle gemme centrali del tralcio, che in alcune varietà, come ad esempio il Merlot, può talvolta rappresentare un problema. La formazione dell‟archetto stimola inoltre l‟emissione di germogli dalla sommità del tronco, rendendo superfluo lo sperone lasciato con la potatura, questa possibilità deve essere presa in considerazione quando si teme che i germogli sviluppatisi dallo sperone, trovandosi in posizione di nutrimento privilegiata, possano limitare lo sviluppo dei germogli del tralcio (Castaldi, 2008). Il Guyot, come tutti i sistemi di potatura mista, si presta per i vitigni molto produttivi che fruttificano principalmente sui tralci emessi dalle gemme intermedie del capo a frutto: in questi vitigni la potatura corta non garantirebbe un'adeguata produzione a causa della scarsa produttività delle gemme basali. Il numero di gemme di cui si compone il capo a frutto del Guyot varia secondo 2

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forme di allevamento
negro amaro
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