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I serial Killer e ''il fascino della distruttività''. L'estremo di un infanzia negata?

Informazioni tesi

  Autore: Silvana Grandizio
  Tipo: Tesi di Master
Master in Master II livello in Psichiatria, psicopatologia forense e criminologia
Anno: 2010
Docente/Relatore: Franco Scarpa
Istituito da: Università degli Studi di Firenze
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 43

Il lavoro che viene presentato in queste pagine segue due linee per certi aspetti contrastanti, contraddistinte per un verso dalla posizione di illustri psichiatri italiani che hanno collaborato con la magistratura per la stesura di perizie riguardanti la capacità di intendere e di volere di alcuni assassini seriali (tra i quali Giudice e Stevanin) e per l’altro dal disegno teoretico di Claude Balier, il quale, pur muovendosi nel solco della tradizione psicoanalitica classica, propone alcuni innesti che a mio avviso possono avvicinarci ad una visione più complessiva delle strutture motivazionali che guidano i comportamenti omicidiari dei serial killer.
Come si evidenzierà nel corso di questo breve saggio, c’è una lettura diversa rispetto alla posizione teorica (squisitamente psichiatrico-forense) descritta da Ugo Fornari e Gianluigi Ponti. Quest’ultima, asserisce che i delitti, commessi da quei soggetti “difficili” (nei quali l’eventuale follia non si rivela dalle manifestazioni psichiche morbose, ma solo dalla condotta criminosa,) vanno ascritti interamente alla libera scelta dei loro autori che, tuttavia, non possono essere considerati “folli”, ma soltanto – al limite – la punta più avanzata di una malvagità che fa interamente parte del bagaglio umano. Ecco, io trovo che queste considerazioni siano più di ordine etico che squisitamente psicologico o clinico.
E’ ovvio che si tratta di punti di vista variamente opinabili, ed è anche vero come scriveva a tal proposito, il padre della psicoanalisi italiana Cesare Musatti( 1961), “ quando più si approfondisce la conoscenza del profondo, tanto meno si è in grado di valutare la responsabilità e di giudicare la colpevolezza”. Per questo motivo egli riteneva che la psicoanalisi non fosse strumento idoneo ad essere utilizzato nel mondo della giustizia, anche se aggiungo, ci ha fornito una preziosa chiave di lettura per l’identificazione di alcuni meccanismi della criminogenesi , pur ritenendo naturalmente impossibile scandagliare l’animo di tutti gli uomini viventi per determinare qual è la quota potenziale di malvagità presente in ognuno.
Sull’altro versante Balier indaga specificamente e sostanzialmente le dinamiche psicologiche che possono innescare l’esplosione di determinati comportamenti. E’ ovvio che, come molti critici continuano a ribadire, anche in questo caso siamo ben lontani dal riferimento ad un qualunque protocollo scientifico condivisibile, ma se non altro, per quanto concerne la connessione degli elementi e la possibilità di ottenere un quadro descrittivo adeguato, non si può negare che l’impulso umano ad avere delle risposte congruenti risulta maggiormente soddisfatto da quest’ultimo modo di procedere.

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Dott.ssa Silvana Grandizio 3 Premessa Questo lavoro prende spunto da due serial killer Italiani le cui storie sono state ampiamente divulgate dai media ma in cui mi sono imbattuta nel corso di una breve esperienza di tirocinio svolto presso l’Ospedale Psichiatrico di Montelupo diretto dallo psichiatra dott. Franco Scarpa. Gianfranco Stevanin e Giancarlo Giudice, infatti hanno scontato un periodo della loro pena all’interno dell’Istituto. Giancarlo Giudice è tutt’ora internato in questo O.P.G. La necessità di trovare un comune denominatore ci serve per cercare di capire perché questi che vengono definiti “mostri” (disumani, contro natura) dall’opinione pubblica, si sono macchiati di delitti ed in alcuni casi, di delitti così efferati? Dove finisce la normalità e dove inizia la follia? Ho preso spunto dalla storia di questi due sventurati (“forse” non meno delle loro vittime) per tentare una breve disamina di uno degli argomenti più complessi su cui uno studioso possa cimentarsi. La sua complessità però non riguarda soltanto una elevata difficoltà concettuale intrinseca, ma anche una difficoltà legata alle emozioni che questi eventi delittuosi.

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Parole chiave

criminologia
follia
infanzia negata
normalità e follia
psichiatria forense
psicologia del serial killer
serial killer

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