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I mercati interni del lavoro: teorie classiche e nuove prospettive di analisi

I mercati interni del lavoro (MIL) sono uno strumento di gestione delle relazioni di impiego basato su rapporti lavorativi prolungati nel tempo e su un’allocazione della forza lavoro tra le varie posizioni organizzative effettuata prevalentemente ricorrendo a manodopera già a disposizione dell’azienda.
La teoria dei mercati interni del lavoro nasce nei primi anni ’70, in piena era fordista, e per questo risponde alle necessità derivanti dalla scelta di una tale tipologia di organizzazione del lavoro. All’epoca le imprese avevano una struttura solida e ben definita e procedimenti produttivi tanto stabili quanto rigidi che richiedevano la diffusione sempre delle stesse competenze, facilmente cumulabili con l'anzianità di servizio. Questo sistema era reso possibile anche grazie all’elevata stabilità del mercato dei prodotti conseguenza di uno stile di vita del consumatore medio piuttosto omogeneo e ancora ben prevedibile.
Tutto cambia con l’avvento dell’era post-fordista.
Oramai nell’attuale contesto socio economico la maggior parte delle imprese non si organizza più secondo i principi di Taylor e della fabbrica fordista ma tende a seguire nuovi schemi concettuali, in linea con l’esperienza giapponese che già dai primi anni ’50, grazie ad una brillante intuizione della Toyota, inizia a sperimentare l’idea di una produzione più snella e flessibile basata sul just-in-time.
In molti si domandano se il sovracitato strumento dei MIL, in quanto strettamente legato ad un’organizzazione del lavoro fordista, possa ancora essere utilizzato per organizzare le moderne imprese che vogliano sopravvivere in un mercato del lavoro e dei prodotti dominato da una sempre crescente instabilità.
Questo è il quesito a cui ho tentato di dare risposta nel lavoro che ho curato.

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CAPITOLO I: “INTRODUZIONE” 1.1 I MERCATI INTERNI DEL LAVORO: INTRODUZIONE AL CONCETTO Secondo l’originaria accezione, il termine “Mercato Interno del Lavoro” indica un sistema di gestione delle relazioni d’impiego basato su rapporti lavorativi stabili (nel tempo e nello spazio) e su una preponderante allocazione interna della forza lavoro mediante promozioni a livelli gerarchici superiori. Questo sistema si esplicita in regole e procedure amministrative, spesso concertate dalle aziende con gli organi Statali e le organizzazioni sindacali di rappresentanza, che all’interno di una data unità organizzativa governano la ripartizione delle risorse umane, gli investimenti in addestramento e in formazione ed i caratteri della retribuzione, permettendo così alle imprese di isolare le proprie decisioni in termini di salari e livelli occupazionali rispetto alle forze esterne del mercato. Simili norme, che possono essere più o meno formalizzate, rappresentano lo strumento principale, attraverso il quale il vertice aziendale definisce i processi di assunzione e di licenziamento ed i livelli retributivi, collegando questi a predefiniti percorsi di carriera. Il concetto di mercato interno si distingue da quello di mercato esterno del lavoro in cui la fissazione dei livelli salariali e l’allocazione della forza lavoro sono governati dalle forze di mercato, ovvero dalla domanda e dall’offerta. I mercati interni e quelli esterni sono collegati tra loro dai cosiddetti porti di entrata e di uscita, ovvero posti di lavoro in corrispondenza dei quali si osservano gli spostamenti tra i due mercati. Il concetto di mercato interno non è di facile delimitazione, in quanto concerne un complesso sistema di interazioni tra i lavoratori, pratiche di gestione aziendale, vincoli di natura istituzionale e dinamiche del mercato esterno. La concezione dei mercati interni del lavoro appena descritta è quella che emerge dalle prime teorie sul tema nate tra gli anni Cinquanta ed i primi anni Settanta in un contesto industriale dominato dalla logica produttiva di tipo fordista. Con il passaggio ad una produzione industriale più moderna e più adatta ai cambiamenti che hanno investito il mercato dei prodotti e la società contemporanea, anche la teoria dei mercati interni, per continuare a rappresentare un valido strumento analitico ed interpretativo allo studio e allo sviluppo della gestione delle risorse umane, ha la necessità di essere rinnovata e specificata secondo nuove linee interpretative (Guidetti, 2001). 1

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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Ferri
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze dell'amministrazione
  Relatore: Annalisa Tonarelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

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Parole chiave

apprendimento
carriere orizzontali
gestione risorse umane
innovazione
intervento pubblico
mercati del lavoro segmentati
mercati interni del lavoro
mercato del lavoro primario
mercato del lavoro secondario
post-fordismo
secondo spartiacque industriale
teoria istituzionalista
teoria neoclassica
trasferibilità competenze
tutela nella flessibilità

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